lunedì, Agosto 8, 2022
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The Underground Railroad, recensione della serie creata da Barry Jenkins

La recensione di The Underground Railroad, la serie Amazon diretta da Barry Jenkins. Dal 14 maggio disponibile su Prime Video.

The Underground Railroad, tratta dall’omonimo romanzo di Colson Whitehead, è la nuova serie Amazon, disponibile sulla piattaforma Prime Video dal 14 maggio. Dietro la macchina da presa in tutti e dieci gli episodi – e in alcuni anche nelle vesti di sceneggiatore – troviamo Barry Jenkins, regista del film premio Oscar Moonlight. Jenkins ha portato con se due suoi assidui collaboratori: il direttore della fotografia James Laxton e il compositore Nicholas Britell, entrambi con il regista sia in Moonlight che in Se la strada potesse parlare, sintomo di come questa serie sia un progetto fortemente personale e dall’impronta spiccatamente autoriale.

La trama – ambientata in un ‘800 che fonde la storia con alcuni elementi di fantasia – segue le peripezie della schiava Cora (Thuso Mbedu), in fuga con il compagno Caesar (Aaron Pierre) da una terribile piantagione della Georgia. I due, attraverso una ferrovia sotterranea segreta, compieranno un viaggio attraverso il sud-est degli Stati Uniti, incontrando ad ogni fermata non solo insidie e sofferenze, ma anche bellezza e speranza. Intanto il cacciatore di schiavi Ridgeway (Joel Edgerton) è determinato a catturarli, compito che vede come una sorta di riscatto per il suo unico fallimento: il non essere riuscito a trovare Mabel (Sheila Atim), madre di Cora, scomparsa dalla piantagione anni prima.

Il visibile e l’invisibile, il realismo e il fantastico, sono tutti elementi che si fondono meravigliosamente nel romanzo alla base di questa serie. Whitehead ha preso la vera “ferrovia sotterranea” del XIX secolo, una rete di persone che offriva aiuto e rifugi sicuri agli schiavi in fuga, trasformandola letteralmente e fisicamente in una linea ferroviaria. Jenkins riesce magistralmente a trasporre su schermo tutti questi aspetti, sia il crudo realismo che le invenzioni fantastiche, infondendo al tutto il suo stile unico e personale.

Come nei suoi precedenti lavori, ogni immagine è così elegantemente composta – valorizzata dall’ottima e versatile fotografia di Laxton, capace di passare da splendidi esterni brillanti, alla cupezza della soffitta in cui Cora si nasconde in North Carolina – da riuscire efficacemente a trasmettere all’occorrenza terrore, compassione o senso del fantastico. Tutti stati d’animo che attraverseremo durante la fuga verso la libertà di Cora, una sorta di odissea dalla natura episodica (ad ogni tappa del viaggio – ad esclusione di due interludi, uno di 40 e l’altro di 20 minuti – sono dedicate una o due puntante da un’ora circa).

L’odissea di The Underground Railroad parte con una rappresentazione credibile della dura vita della piantagione, vicina a quanto visto in pellicole come 12 anni schiavo, dove assisteremo a diversi momenti di brutalità (varie le scene di fustigazioni e violenza a cui andremo incontro per tutta la serie, che però non risulteranno mai gratuite). Stabilito questo contesto storicamente verosimile, dopo la fuga di Cora, assisteremo all’arrivo dell’elemento immaginario, la ferrovia, che Jenkis riesce a mettere in scena trovando un equilibrio perfetto tra credibilità e fantastico. Un equilibrio che verrà portato avanti abilmente per tutti gli episodi, mai compromettendo l’immedesimazione dello spettatore durante le vicende più drammatiche.

Ogni passo avanti verso la libertà compiuto dalla protagonista porterà ad un crudele capovolgimento; la serie ci abituerà presto a stare sempre in allerta, con un continuo senso di minaccia incombente (una tensione che diverse volte si avvicinerà ai toni dell’horror). Nonostante queste continue tragedie, Cora – splendidamente interpretata dall’attrice sudafricana Mbedu – rivelerà una crescente determinazione nel perseguire la sua ricerca della libertà.

The Underground Railroad è un’ottima serie d’autore, valorizzata anche dall’elegante e commovente colonna sonora di Britell, che riesce nell’intento di far empatizzare con i dolori e le tribolazioni della sua protagonista. Dolori e tribolazioni che purtroppo sono ancora presenti, in altre forme, nella società americana, dove il peccato originale della schiavitù risuona ancora nelle ingiustizie sociali per motivi razziali. Come afferma uno dei personaggi della serie “Non possiamo scappare dalla schiavitù. Le sue cicatrici non spariranno mai”.

Guarda il trailer ufficiale di The Underground Railroad

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Underground Railroad è una serie elegante e dalla forte impronta autoriale, che riesce efficacemente a coinvolgere ed emozionare lo spettatore. Jenkins adatta il romanzo di Whitehead infondendovi la sua personalità, in un magnifico equilibrio tra storia e fantastico che non presenta stonature.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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