venerdì, Ottobre 7, 2022
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Oxygène, recensione del film con Mélanie Laurent

La recensione del film Oxygène, diretto da Alexandre Aja e interpretato da Mélanie Laurent. Dal 12 maggio disponibile su Netflix.

Si rimane quantomeno sorpresi nel constatare che il regista Alexandre Aja ha solo 42 anni, perché il suo nome è associato al cinema di genere (horror, in particolare) dalla fine degli anni ’90. Ed effettivamente, il regista francese esordì dietro la macchina da presa proprio poco prima del nuovo Millennio, nel 1999, con Furia, per poi affermarsi come abile mestierante negli anni successivi: al suo attivo, il remake de Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, Piranha 3D e il più recente (e, tutto sommato, discreto) Crawl – Intrappolati. Tutti film, al di là delle loro specifiche qualità, per certi versi derivativi, ufficialmente o ufficiosamente ispirati a modelli iconici (Lo squalo, ad esempio, per Crawl). Una caratteristica, questa, che contraddistingue anche l’ultimo film di Aja: Oxygène, dal 12 maggio su Netflix.

Un film “estremo”, ambientato nella sua quasi totalità nello spazio angusto di una capsula criogenica all’interno della quale è imprigionata una donna che non ricorda neppure il suo nome. Come dite? Vi ricorda qualcosa? No, non state sbagliando. Effettivamente l’incipit di Oxygène non è poi così diverso rispetto a quello del claustrofobico Buried – Sepolto di Rodrigo Cortés, così come non è dissimile il suo svolgimento nella prima parte. Eppure c’è una differenza sostanziale tra i due film: quello di Cortés è un thriller puro (sappiamo cosa è successo, e il coinvolgimento scaturisce dalla domanda: ce la farà il protagonista a sopravvivere?); in quello di Aja, invece, alla canonica domanda sulla sopravvivenza della protagonista si aggiunge il mistero relativo alla sua condizione: perché si trova all’interno della capsula? È in un ospedale? Qualcuno l’ha sequestrata? Oppure c’è qualcos’altro sotto?

Sono questi i dubbi che assillano Elizabeth Hansen (Mélanie Laurent), risvegliatasi dentro un “loculo” ipertecnologico per un malfunzionamento dell’apparato che la avvolge. Non sa chi è, non sa come è finita lì dentro e soprattutto non sa come uscirne. Ha però la fortuna di poter comunicare con l’esterno grazie al supporto di un’interfaccia intelligente: Milo (a cui presta la voce, in originale, Mathieu Amalric). Riesce così a mettersi in contatto con la polizia (che però ha difficoltà a rintracciare il luogo da dove proviene la chiamata), mentre lentamente i ricordi cominciano a riaffiorare, anche se confusi.

Bisogna essere onesti: Alexandre Aja non passerà alla storia del cinema come un “maestro”, ma le sue abilita registiche sono indubbie. Oxygène ha nella messa in scena il suo punto di forza, ma non solo. Se le sequenze ambientate all’interno della capsula sono notevoli, il film convince anche per la capacità di alternare presente e passato (i ricordi della protagonista) senza per questo risultare eccessivamente condizionato dalla volontà di voler spiegare troppo. Così, per metà film lo spettatore è catturato da un’opera sicuramente non originale ma comunque efficace a livello spettacolare.

Poi, però, inspiegabilmente Oxygène rallenta la sua corsa fino a propendere per un’andatura al piccolo trotto. La trama vira verso altri lidi grazie a una serie di colpi di scena, la trama si ingarbuglia, la narrazione si fa farraginosa, il tempo del racconto si allunga eccessivamente e, sul finale, subentra persino un po’ di noia. E quello che avrebbe potuto essere un apprezzabile prodotto di genere – non originale, ma comunque onesto – degenera in un pastrocchio senza identità che vuole essere troppe cose: un thriller, un horror, un film di fantascienza. Magari anche godibile (se lo si guarda, come si dovrebbe, senza pretese), ma comunque incapace di coinvolgere come ci si aspetterebbe lo spettatore.

Guarda il trailer ufficiale di Oxygène

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Per metà film lo spettatore è catturato da un'opera sicuramente non originale ma comunque efficace a livello spettacolare. Poi, però, inspiegabilmente, Oxygène rallenta la sua corsa fino a propendere per un'andatura al piccolo trotto. La trama vira verso altri lidi grazie a una serie di colpi di scena, la trama si ingarbuglia, la narrazione si fa farraginosa. E quello che avrebbe potuto essere un apprezzabile prodotto di genere degenera in un pastrocchio senza identità che vuole essere troppe cose: un thriller, un horror, un film di fantascienza.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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Oxygène, recensione del film con Mélanie LaurentPer metà film lo spettatore è catturato da un'opera sicuramente non originale ma comunque efficace a livello spettacolare. Poi, però, inspiegabilmente, Oxygène rallenta la sua corsa fino a propendere per un'andatura al piccolo trotto. La trama vira verso altri lidi grazie a una serie di colpi di scena, la trama si ingarbuglia, la narrazione si fa farraginosa. E quello che avrebbe potuto essere un apprezzabile prodotto di genere degenera in un pastrocchio senza identità che vuole essere troppe cose: un thriller, un horror, un film di fantascienza.