venerdì, Settembre 23, 2022
HomeSerie TvRecensioni Serie TvPrisma, recensione della nuova serie Amazon Original italiana

Prisma, recensione della nuova serie Amazon Original italiana

La recensione di Prisma, la nuova serie Amazon Original italiana di Ludovico Bessegato. Disponibile su Prime Video dal 21 settembre.

Un prisma è, letteralmente, un corpo trasparente con facce piane non parallele usato per deviare fasci di luce monocromatica, che viene rifratta da quest’ultimo subendo una deviazione. In un’ottica più poetica, invece, la luce bianca che colpisce un prisma viene dirottata in modo tale da spezzarla in un arcobaleno di colori, perfetta sintesi dell’essenza stessa della natura umana: inafferrabile, imprevedibile, mutevole e mai uguale a sé stessa.

Un concetto che sembra aver permeato Prisma, titolo (e nomen omen) della nuova serie Amazon Original italiana nata dalle menti di Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo. Due nomi noti nella new wave televisiva – e soprattutto VOD – italiana, visto che hanno firmato l’adattamento nostrano del format svedese dietro il successo di SKAM.

Anche qui, Bessegato e la Urciuolo tornano a parlare dei più giovani applicando lo stesso “metodo di ricerca SKAM” alla base: tanta ricerca e svariate interviste per raccogliere i racconti del reale, dando loro voce attraverso una galleria di nuovi personaggi (come ben hanno raccontato durante la conferenza stampa di presentazione). Solo che, questa volta, il variegato nucleo di protagonisti trova nella coppia di gemelli Andrea e Marco il proprio motore dell’azione: all’apparenza identici ma profondamente diversi nelle inquietudini che esprimono, la serie segue il loro percorso di scoperta della propria identità, tra gioie e turbamenti. Un percorso che coinvolgerà allo stesso modo anche il loro numeroso gruppo di amici, un gruppo di adolescenti di Latina, tutti coinvolti nella complessa relazione tra identità, aspirazioni, aspetto fisico e orientamenti sessuali; tutti alla ricerca del proprio posto in un mondo in continuo cambiamento

Prisma è, prima ancora che una serie, un’istantanea liquida della Generazione Z, fruitori in divenire di una realtà estranea ricevuta in eredità dai loro predecessori, che lottano soprattutto per cercare il senso di loro stessi nel caotico nonsense che li circonda. Per questa generazione l’Io, l’ego – nel senso freudiano del termine – è oggetto di una ricerca costante che passa per una continua messa in discussione, volta ad abbattere i paletti razionali imposti dalla società e dalla morale comune.

I giovani sperimentano, vivono, provano sulla propria pelle gli errori e le conseguenze delle loro scelte; agiscono con determinazione strabiliante, stupiscono per la loro saggezza e profondità ma anche per la fragilità infantile che ancora li accompagna, cercatori dell’ignoto sulle tracce dell’insondabile.

Il racconto personale che si trasforma in universale

In Prisma il racconto personale si trasforma in universale, la visione corale e d’insieme è forte quanto la singolarità di ogni voce: lo spettatore finisce per affezionarsi, nel corso degli 8 episodi disponibili su Prime Video dal 21 settembre, ad ognuno di loro entrando di soppiatto, come un voyeur privilegiato, nella loro intima quotidianità, spiando le chat e quel mondo virtuale dove si muove veloce il pensiero.

Il ritratto che emerge è quanto mai vivo e in fieri, tumultuoso come magma e plasmabile come cera, perfetta sintesi della “società liquida” profetizzata dal sociologo e filosofo Zygmunt Bauman. La galleria dei personaggi è inclusiva ma così come lo è la vita, senza mai forzare il racconto, senza intavolare un piatto storytelling politicamente corretto: l’attenzione e tutta per le dinamiche personali, per le piccole (grandi) difficoltà dell’adolescenza, con i tormenti che patisce chi si ritrova ad essere giovane e saggio in un mondo di adulti, al confine tra presente e futuro.

Se ogni personaggio del gruppo è credibile e ben strutturato, lontano dal ritratto manicheo e macchiettistico, a catturare l’attenzione è però la coppia di gemelli protagonista, perfetta sintesi dell’essenza stessa di Prisma. Andrea e Marco sono gemelli, sì, ma sono soprattutto gli estremi dello stesso riflesso, un doppelgänger spettrale nonché un unico fascio di luce bianca che finisce per essere rifratto – e splittato in svariati colori – attraverso la lente (deformante) del prisma.

Nessuno dei due è realmente come appare ed entrambi celano la loro vera personalità forse perfino a loro stessi: fragili e forti allo stesso tempo e in momenti diversi, estroversi ed introversi, istintivi e riflessivi, come Narciso si ammirano nello specchio d’acqua di una finestra della scuola, l’uno alla ricerca dell’altro per poter esistere e sentirsi completi. Di certo, la linea narrativa più stimolante è quella ricoperta da Andrea e riguarda l’identità di genere: il ragazzo è queer, ma forse non lo sa nemmeno lui e vorrebbe disfarsi perfino di quest’ennesima etichetta, riuscendo finalmente ad essere se stesso in una realtà di provincia che è piccola e circoscritta, claustrofobica perfino negli affetti.

Se in SKAM Italia, infatti, le presenze più adulte erano bandite per poter realizzare un prodotto pienamente teen, in Prisma i genitori, gli allenatori, i nonni, gli alleati e altre figure più “mature” ci sono, e non sono così “di contorno” per le storie incrociate dei vari giovani protagonisti, che si snodano lungo archi temporali diversi, saltando dal presente al passato prima di tornare ad oggi, mostrando le cause e le conseguenze degli eventi mostrati sullo schermo.

Con il suo sguardo lucido, privo di giudizio, attento e presente, Prisma è la serie-manifesto di un’intera generazione, la voce di quella “Generation Z” che sta conquistando il proprio posto nel mondo scardinando, passo dopo passo, ogni eredità del passato, ogni etichetta e le certezze accumulate dal pigro retaggio sociale nel corso dei secoli, solo per trovare la propria identità e un preciso posto in un mondo tutto da salvare e costruire.

Guarda il trailer ufficiale di Prisma

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con il suo sguardo lucido, privo di giudizio, attento e presente, Prisma è la serie-manifesto di un’intera generazione, la voce di quella “Generation Z” che sta conquistando il proprio posto nel mondo scardinando, passo dopo passo, ogni eredità del passato, ogni etichetta e le certezze accumulate dal pigro retaggio sociale nel corso dei secoli, solo per trovare la propria identità e un preciso posto in un mondo tutto da salvare e costruire. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
Prisma, recensione della nuova serie Amazon Original italianaCon il suo sguardo lucido, privo di giudizio, attento e presente, Prisma è la serie-manifesto di un’intera generazione, la voce di quella “Generation Z” che sta conquistando il proprio posto nel mondo scardinando, passo dopo passo, ogni eredità del passato, ogni etichetta e le certezze accumulate dal pigro retaggio sociale nel corso dei secoli, solo per trovare la propria identità e un preciso posto in un mondo tutto da salvare e costruire.