lunedì, Maggio 29, 2023
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La stranezza, recensione del film di Roberto Andò

La recensione de La stranezza, il nuovo film di Roberto Andò con protagonisti Toni Servillo e Ficarra e Picone. Dal 27 ottobre al cinema.

Per stessa ammissione di Roberto Andò, La stranezza nasce da un episodio legato agli anni della gioventù, quando Leonardo Sciascia gli regalò una biografia di Luigi Pirandello, definendola “la più bella in circolazione”. Quel testo si rivelò fondamentale nella formazione del regista palermitano, che oggi, attraverso il film con protagonista l’inedito trio formato da Toni Servillo, Salvo Ficarra e Valentino Picone, prova a far rivivere sullo schermo d’argento tutta l’importanza e la bellezza del tortuoso universo del drammaturgo, scrittore e poeta siciliano, in cui vita e arte si sono sempre intrecciate, come nel più inestricabile dei labirinti.

Presentato in anteprima alla 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma e in arrivo nelle sale dal 27 ottobre (grazie ad un’emblematica collaborazione tra RAI e Medusa, che per l’occasione hanno messo da parte la loro storica rivalità), La stranezza è ambientato nel 1920, quando Luigi Pirandello (interpretato da Servillo) intraprende un viaggio di ritorno nella sua amata Girgenti in occasione dell’ottantesimo genetliaco di Giovanni Verga. Al suo arrivo, la morte dell’amata balia Maria Stella lo mette in contatto con due singolari becchini, Nofrio e Bastiano (interpretati da Ficarra e Picone), che per diletto praticano anche il teatro e, proprio in quei giorni, sono impegnati con la preparazione di un nuovo spettacolo.

Sempre più incuriosito dal fascino dei due becchini, Pirandello, ossessionato dall’idea di una nuova commedia ancora indefinita, decide di spiare le prove della loro farsa, dal titolo “La trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzu”, per poi essere invitato alla prima, dove assiste, divertito e turbato insieme, ad un evento imprevisto che interrompe la spassosissima recita e cambia l’atmosfera in sala, che da comica diventa tragica, coinvolgendo l’intero paese radunatosi nel teatrino. Pirandello decide di ricambiare l’invito, e nel 1921 invita Nofrio e Bastiano a Roma, al Teatro Valle, alla prima di “Sei personaggi in cerca d’autore”.

Salvo Ficarra e Valentino Picone ne La stranezza. Foto di Lia Pasqualino.

Un’operazione intelligente e accattivante

Magnificamente scritto a sei mani dallo stesso Roberto Andò insieme a Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, La stranezza è quel tipo di commedia che si vede ormai sempre più di rado sui nostri schermi: un viaggio a metà tra realtà e immaginazione che racconta i retroscena della nascita di un capolavoro rivoluzionario che ha cambiato per sempre l’idea del teatro. Andò, che torna alla regia a solo un anno di distanza da Il bambino nascosto (2021), concepisce una storia dove il fascino della risata si mescola a quello del mistero, un’opera particolarmente sentita in cui il nastro del tempo sembra riavvolgersi e alcune fondamentali dicotomie – il reale e l’immaginario, il caos e l’ordine, la tragedia e la commedia, la vita e la morte – prima si rivelano e dopo si trasformano, fino ad arrivare a confondersi.

La figura di Pirandello, che rivive sullo schermo grazie alle incredibili doti mimetiche di un Toni Servillo impeccabile come sempre, si incastona perfettamente nel variegato mosaico di interpretazioni di illustri personaggi “reali” che l’acclamato attore napoletano ci ha regalato negli ultimi anni (basti pensare all’inconfondibile Eduardo Scarpetta di Qui rido io). Il drammaturgo a cui Servillo presta il volto è colto in un momento della sua vita in cui coesistono allo stesso tempo ossessione e tormento: alla porta della sua fervida immaginazione bussano incessantemente i personaggi di una nuova commedia ancora in fieri – una “stranezza” come la identifica con i suoi amici -, alla cui effettiva realizzazione contribuirà un complesso stato di inquietudine e febbrilità, costellato di visioni spettrali, ricordi e malinconiche apparizioni.

E proprio grazie all’irruzione e all’apporto di Nofrio e Bastiano (Ficarra e Picone alla loro prova migliore), l’idea esplosiva potrà finalmente essere messa a fuoco e la “stranezza” diventare creazione unica e tangibile in cui persona e personaggio si confondo indistinguibilmente. È allora che, per mano di Andò, si compie il vero miracolo: in un gioco di situazioni ben orchestrato, divertente e commovente, in cui tutto è rovesciato, sovrapposto, carico di intensità, va lentamente svelandosi la magica stratificazione di un’operazione intelligente e accattivante, volta a “mettere in scena” le frammentazioni dello spazio, del tempo e delle strutture drammatiche, così come le scomposizioni degli assetti mentali che hanno contribuito alla nascita di un capolavoro senza tempo.

Guarda il trailer ufficiale de La stranezza

GIUDIZIO COMPLESSIVO

In un gioco di situazioni ben orchestrato, divertente e commovente, in cui tutto è rovesciato, sovrapposto, intenso, va lentamente svelandosi la magica stratificazione di un'operazione intelligente e accattivante, volta a "mettere in scena" le frammentazioni dello spazio, del tempo e delle strutture drammatiche, così come le scomposizioni degli assetti mentali che hanno contribuito alla nascita di un capolavoro senza tempo. 
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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In un gioco di situazioni ben orchestrato, divertente e commovente, in cui tutto è rovesciato, sovrapposto, intenso, va lentamente svelandosi la magica stratificazione di un'operazione intelligente e accattivante, volta a "mettere in scena" le frammentazioni dello spazio, del tempo e delle strutture drammatiche, così come le scomposizioni degli assetti mentali che hanno contribuito alla nascita di un capolavoro senza tempo. La stranezza, recensione del film di Roberto Andò