Da 5 Bloods – Come fratelli, recensione del film Netflix di Spike Lee

scritto da: Diego Battistini

Con perfetto tempismo rispetto a quanto sta accadendo in questi giorni negli Stati Uniti, Netflix rende disponibile dal 12 giugno sulla propria piattaforma Da 5 Bloods – Come fratelli, l’ultimo film di Spike Lee. Da sempre attento alla “causa afroamericana”, Lee ha impiegato gran parte della sua carriera a realizzare film di impegno sociale riguardanti la suddetto ideale: Da Lola Darling Fa’ la cosa giusta, da Malcom X fino a giungere a BlackKklansman, raramente il cinema del regista newyorkese ha preso strade alternative (ma quelle poche volte ha fatto comunque centro, come testimoniano La 25a ora Inside Man).

Da 5 Bloods – Come fratelli è un’opera ambiziosa che si prefigge l’obiettivo di rileggere una pagina drammatica della Storia americana, la Guerra del Vietnam, attraverso quello che potremmo definire il “punto di vista della comunità afroamericana“. Sceneggiato da Danny Bilson, Paul De Meo, Kevin Willmott, e dallo stesso Spike Lee, il film percorre una strada già tracciata dal regista con Miracolo a Sant’Anna, altro film bellico dove protagonista era invece era la Seconda Guerra Mondiale, riletta in quel caso attraverso un racconto incentrato sulla Divisione “Buffalo”, impegnata sul fronte italiano e composta esclusivamente da soldati afroamericani.

Otis (Clarke Peters), Paul (Delroy Lindo), Eddie (Norm Lewis) e Melvin (Isiah Whitlock Jr.) sono quattro anziani reduci del Vietnam che decidono di tornare nel paese asiatico per intraprendere un’ultima missione: recuperare un tesoro sepolto cinquant’anni prima e ritrovare i resti del capo del loro plotone, nonché leader spirituale, Norman (Chadwick Boseman). Per farsi aiutare nell’impresa, Otis rintraccia una prostituta con cui aveva avuto una relazione durante il conflitto, Tiên (Lê Y Lan), la quale mette in contatto i quattro con un viscido intermediario francese (Jean Reno) che può agevolare l’uscita del malloppo dal paese. Naturalmente il viaggio sarà anche l’occasione, per i quattro amici, di fare i conti con i fantasmi del loro passato, molti dei quali legati proprio alla guerra che hanno combattuto e “subito” (e che, per certi versi, continuano ancora a “subire”).

Da 5 Bloods – Come fratelli è un film complesso e stratificato in cui Spike Lee se da una parte – come detto – attua una “rilettura” della Guerra del Vietnam dal punto di vista afroamericano, dall’altra riflette anche sull’America di ieri, quella degli anni ’60 e ’70, lacerata (come oggi) da un razzismo a cui il movimento per i Diritti Civili stava cercando di opporsi . Non è un caso che il film, all’apparenza una sorta di Adventure Movie con al centro il ritrovamento di un tesoro, si apra con le parole critiche di Mohamed Ali nei confronti di quella “sporca guerra” che avrebbe distrutto un’intera generazione: “La mia coscienza mi vieta di sparare a un fratello o a gente povera, dalla pelle scura, affamata, per la grande e potente America. Sparargli per cosa? Non mi hanno chiamato “negro” né mi hanno linciato“. Un atto di accusa, ma anche una sorta di “principio” attraverso il quale mostrare l’altra faccia del Vietnam, quella che per anni, anzi per decenni si è cercato di nascondere, ma al contempo anche l’altra faccia (assai poco democratica e libertaria) degli Stati Uniti d’America.

Perché è stato realizzando un film come Rambo, e non è stata dedicata alcuna pellicola alle gesta eroiche dei numerosi soldati afroamericani impegnati in Vietnam? È questa la domanda che si pongono Otis e i suoi compagni di viaggio; un quesito che naturalmente si pone anche lo stesso Spike Lee, impegnato a demitizzare l’eroismo “bianco” durante il conflitto per cercare di fare emergere quella che è a tutti gli effetti una contro-storia che non revisiona esclusivamente la Storia in sé (quella del Vietnam e, in generale, quella degli States), ma anche la sua rappresentazione cinematografica, come testimonia l’ironia con la quale viene “omaggiato” più volte durante il corso del film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, capolavoro della Settima arte che subisce una demitizzazione proprio alla luce del differente (e polemico, in senso positivo) approccio di Spike Lee all’avvenimento storico affrontato.

Il viaggio dei quattro veterani permette inoltre al regista e ai suoi sceneggiatori di adottare una struttura narrativa che compenetra presente e passato, soluzione che non è motivata esclusivamente dalla volontà di contestualizzare le ragioni che spingono i protagonisti ad intraprendere la loro escursione, ma anche dal voler mostrare come la guerra, per i protagonisti, non si sia mai davvero conclusa. Da questo punto di vista è interessante notare una scelta stilistica singolare ma estremamente efficace adottata da Spike Lee: fare interpretare i personaggi nel passato dagli stessi attori che li impersonano da anziani nel presente, senza ricorrere ad attori più giovani o alla computer grafica (nel passato, l’unico ad apparire giovane è naturalmente il defunto Norman, perché caduto nel fiore degli anni). Una soluzione stilistica che acquista senso alla luce di quanto Spike Lee ci vuole dire, ovvero che Otis, Paul, Melvin ed Eddie, come tanti altri reduci e veterani, non hanno mai smesso di combattere; ancora oggi, nonostante siano ormai anziani e acciaccati, continuano a rivivere quella tragica esperienza come se appartenesse al loro presente. E questo lo si evince in particolar modo dai traumi con i quali deve confrontarsi sopratutto Paul, ossessionato più degli altri commilitoni dalla morte di Norman, forse perché ha assistito in prima persona alla sua dipartita.

Se nella prima parte del film tutti questi elementi che abbiamo evidenziato sono affrontati in modo sistematico e in armonia con l’evolversi del racconto, è un peccato che invece la seconda parte di 5 Bloods – Come fratelli sembri un po’ abbandonare le interessanti riflessioni socio-storiche-culturali che la caratterizzano fino (più o meno) a metà film per virare su binari più convenzionali, lasciando quindi spazio a una narrazione che si affida ai classici topoi del cinema d’avventura e d’azione, compresa una spettacolare e sanguinolenta resa dei conti finale. Quasi una tassa da pagare, per un autore come Spike Lee, a un committente (Netflix chiaramente) che intende prima di tutto produrre contenuti capaci di attrarre i propri abbonati, al di là della loro autorialità.

Ma, nonostante questo, Da 5 Bloods – Come fratelli, seppur non rientri tra i migliori film di Spike Lee, rappresenta un ulteriore tassello del “mosaico filmografico” del regista newyorkese, un vero e proprio mosaico-afroamericano capace di raccontarci un’altra storia, come abbiamo detto anche a proposito del film in questione una contro-storia che ci aiuta, nel suo complesso, a capire il passato ma anche a comprendere il presente.

Guarda il trailer ufficiale di Da 5 Bloods – Come fratelli

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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