#BlackLivesMatter, l’affaire Via col Vento: perché è sbagliato cancellare la Storia

scritto da: Diego Battistini

Le proteste che (giustamente) stanno infiammando gli Stati Uniti ormai da diversi giorni, scaturite dalla tragica morte di George Floyd per mano di un poliziotto di Minneapolis, non sembrano destinate a placarsi. Si espandono invece al di là dei confini statunitensi e assumono la piega di una vera e propria “resa dei conti” con quelli che sono stati via via identificati come i nemici degli ideali libertari per cui si sta manifestando. Così, se in un primo momento le sembianze dell’antagonista sono state assunte dal presidente Donald Trump, dalla polizia americana e in generale dal “sistema statunitense”, adesso la folla che protesta – dagli Stati Uniti al Regno Unito, fino ad arrivare in Italia – punta il dito non più solo contro la contemporaneità, ma anche contro la Storia e i suoi protagonisti.

Alle immagini delle piazze gremite e prese d’assalto da manifestanti decisi a rimuovere tutti quegli elementi ornamentali ormai considerati desueti e non più conformi allo “spirito dei tempi”, ovvero le statue di coloro che una volta erano celebrati, in un modo o nell’altro, come i padri fondatori della Patria (a cominciare, negli Stati Uniti, da Cristoforo Colombo), si è aggiunta anche la protesta (iniziata sui social) di coloro che hanno indirizzato lo sguardo verso il cinema americano e la rappresentazione stereotipata degli afroamericani, perpetrata dalle origini almeno fino agli anni ’60.

È notizia di questi giorni che il canale HBO ha deciso di cancellare temporaneamente dal proprio catalogo on demand, HBO Max, il kolossal Via col Vento (1939) di Victor Fleming (una decisione non nuova nel settore dell’entertainment come testimonia anche la scelta della Walt Disney di non rendere disponibile su Disney+ un altro film contestato: La Capanna dello Zio Tom). Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Margareth Mitchell (scritto nel 1936), è uno dei capisaldi del cinema hollywoodiano ed è passato alla storia anche grazie alle immortali caratterizzazioni dei personaggi di Rossella O’Hara e Rhett Butler offerte rispettivamente da Vivien Leigh e Clarke Gable. Trionfatore agli Oscar del 1940, dove vinse ben 8 premi, il film racconta una storia ambientata durante la Guerra Civile, più precisamente in Georgia, negli Stati Uniti meridionali.

Ad accendere la miccia polemica riguardo al film è stato lo sceneggiatore John Ridley, anche autore dello script di 12 Anni Schiavo di Steve McQueen, il quale su Twitter ha chiesto apertamente ad HBO di cancellare il film dalla propria piattaforma perché razzista e pieno di cliché offensivi nei confronti degli afroamericani, come si evince anche dal personaggio di Mami, interpretato dall’attrice Hattie McDaniel, che vinse sì un Oscar per la sua performance, ma dovette assistere alla serata di premiazione in disparte, ben lontana dai colleghi bianchi, a causa della rigida segregazione razziale in vigore all’epoca negli States (come raccontato di recente dalla miniserie Hollywood di Ryan Murphy).

Una polemica che naturalmente non ha tardato a genere proteste in tutto il mondo, dagli Stati Uniti fino all’Italia: tra coloro che ritengono la scelta di cancellare il capolavoro di Fleming (perché, al di là di tutto, sempre di una pietra miliare del cinema si tratta, ideologia a parte!) sia una scelta non solo folle ma anche antidemocratica, e coloro che invece difendono a spada tratta la scelta di protestare contro una cultura che – in determinati contesti storici – ha alimentato un razzismo che ancora oggi purtroppo caratterizza la società americana (e i fatti di cronaca non fanno che confermare questa inquietante tendenza).

Prima di addentrarci in una considerazione relativa alla scelta di HBO (come vedremo poi parzialmente rivista), è bene fare una premessa: chi scrive è un uomo bianco, eterosessuale, che non ha alcuna idea di che cosa significhi far parte di una minoranza (sia essa etnica, religiosa, ecc.) i cui componenti hanno dovuto lottare, e continuano ancora oggi a farlo, per difendere i propri diritti. La rabbia che la comunità afroamericana sta dimostrando in questi giorni di proteste scaturisce da secoli di offese, di soprusi, di violenze che non possono e non devono essere dimenticati, perché se noi riteniamo le manifestazioni che stanno avendo luogo negli States così come in tutto il mondo degli eventi estemporanei, nati all’improvviso e a seguito della morte violenta di un uomo, dimostriamo di avere una visione parziale di un qualcosa che ha radici molto più profonde, radicate nella Storia (in questo caso specifico degli Stati Uniti, ma il problema del razzismo coinvolge tutti, anche noi italiani – se solo avessimo maggior coscienza storica di quanto fatto dai nostri nonni in Libia e in Africa Orientale).

Ma, proprio per questo, proprio per far sì che vecchie e nuove generazioni non dimentichino ciò che le ha precedute, non si può accettare la cancellazione di Via con Vento. Lo storico francese Marc Ferro, uno dei primi accademici ad avvicinarsi al mondo del cinema, sosteneva che i film dovevano essere studiati in quanto fonti storiche capaci di raccontarci l’ideologia di una determinata epoca, da confrontare con altri documenti più convenzionali (le classiche fonti archivistiche, ad esempio). A uno spettatore contemporaneo è chiaro che un film come quello di Fleming appaia “superato”, ma ciò non toglie che questo sia capace di fornirci informazioni utili per comprendere un certo tipo di “visione della Storia” (e di una storia in particolare: la Guerra Civile) che era tipica della fine degli anni ’30. Non dimentichiamoci che sempre in quegli anni – e questo è utile per capire lo “spirito (malsano) dei tempi” -, il presidente Franklin Delano Roosevelt, il promotore del New Deal, non inviterà alla Casa Bianca il corridore afroamericano Jesse Owens per congratularsi con lui delle sue straordinarie vittorie durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, oltretutto davanti ai gerarchi nazisti. Tornando al film, per riassumere: Via con Vento ci parla ancora oggi di due epoche distinte, di quella in cui è stato prodotto e di quella che racconta, naturalmente filtrata attraverso lo “sguardo” di quegli anni (siamo nel 1939, ricordiamocelo).

Paradossalmente, cancellando Via con Vento si cancella anche parte di quella Storia americana scomoda che le proteste di questi giorni stanno evocando per cercare di cambiare finalmente le cose. Il rischio di proposte come quelle John Ridley è che, alla lunga, questo “processo polemico” volto all’abbattimento delle disuguaglianze sociali porti a una sorta di volontà di modificare la Storia a posteriori sulla base della giustizia sociale. Così, meglio ricostruire senza lasciare traccia di ciò che è stato: di personaggi storici ambigui (lo stesso Colombo, ma non solo, se pensiamo che anche il “grande” George Washington, il quale possedette più di 300 schiavi), ma di film o di libri magari fino a non molto tempo fa osannati dalla critica ma promotori di ideali retrogradi che oggi naturalmente non sono più accettabili.

Cancellare la Storia però comporta dei rischi non indifferenti. Sotto un certo punto di vista è più comodo: una cosa gettata nella spazzatura perde qualsiasi diritto, e liberarsene talvolta è molto più facile che non farci i conti, rifletterci, accettarla al di là delle incongruenze con quello che – almeno oggi – dovrebbe essere il pensiero dominante (votato a ideali libertari e umanitari). Ma la Storia, in verità, non si può cancellare. Il corso della Storia è un fiume impetuoso che scorre frenetico nelle insenature del tempo e dello spazio e travolge ogni cosa che si trova sul proprio cammino. Non lo si naviga arrestandolo, ma conoscendolo, imparando a comprenderne le correnti e soprattutto non evitando gli ostacoli. Da questo punto di vista, Via col Vento è un ostacolo, un muro di pietra che appare insormontabile (data anche la sua importanza e la sua influenza sul pubblico) se visto dalla prospettiva delle proteste per i Diritti Civili di ieri e di oggi. Eppure, come ogni ostacolo che si rispetti, non lo si può evitare, lo si deve per forza di cose superare. Ma come riuscire a farlo?

Una soluzione plausibile sembra quella che sempre HBO ha proposto: reintegrare il film, ma anticipare la visione dalla spiegazione di un accademico afroamericano che contestualizzi il film e lo reinserisca nell’epoca in cui è stato realizzato. Attenzione, non si tratta di una scelta di comodo, ma di un’operazione filologicamente e storicamente corretta, capace oltretutto di educare gli spettatori a una visione più consapevole di un prodotto audiovisivo che non può essere giudicato attraverso uno sguardo contemporaneo – che dovremmo dire allora del cinema sovietico o del cinema italiano degli anni ’30, spesso profondamente in simbiosi con l’ideologia fascista? -, ma che deve necessariamente essere guardato e analizzato alla luce delle implicazioni socio-politico-culturale che lo contraddistinguono (e che contraddistinguono molte altre pellicole di quegli anni).

Come si diceva poc’anzi, la Storia non può essere cancellata, neanche quando vorremmo davvero farlo perché lo riteniamo giusto. A volte è difficile accettare che l’evoluzione dell’umanità sia stata contraddistinta da brutalità che purtroppo non appartengono esclusivamente ad epoche passate, ma hanno un riverbero (mortifero) anche sulla nostra contemporaneità. Ma, lo sforzo che è necessario compiere è necessario per dare maggiore consapevolezza alle nuove generazioni rispetto a quello che è stato e che – possibilmente – non dovrà più essere. La Storia deve essere studiata e compresa, e questo perché la sua conoscenza ci aiuta a capire anche il nostro presente. E nel fare questo, anche il cinema recita la sua parte, offrendoci la possibilità di poterci confrontare con altre epoche e altre “visioni della Storia“; un po’ quello che ci permette di fare anche Via col Vento. Nella speranza che una maggior consapevolezza – ancora una volta, storica – possa indurre le nuove generazioni a continuare a lottare per una società più libertaria, giusta e umanitaria e possa portarci a dire infine, prendendo spunto da una celebre battuta del film di Fleming: “Finalmente domani sarà un nuovo giorno”.

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


Siti Web Roma