giovedì, Luglio 29, 2021
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Auguri Per La Tua Morte recensione del thriller horror targato Blumhouse

Auguri Per La Tua Morte è il nuovo thriller prodotto dalla Blumhouse, la casa di produzione specializzata in horror (e dintorni) che quest’anno ci ha regalato alcuni dei migliori titoli in circolazione, tra i quali Split e Scappa – Get Out.

Con questo film si torna alle inquietanti atmosfere da horror ambientato nei campus – uno dei tipici topoi da film americano – seguendo le disavventure di Tree, una studentessa (interpretata da Jessica Rothe) costretta a rivivere in continuazione il giorno del suo omicidio, dai momenti del tutto ordinari che avevano scandito l’inizio della giornata fino alla sua terrificante conclusione: l’unica speranza che ha per interrompere questo sorta di “maledizione” è scoprire l’identità del suo assassino fermandolo definitivamente.

Auguri Per La Tua Morte è un thriller “esistenzialistico” camuffato da horror giocoso e pungente. Il genere è semplicemente un pretesto stilistico per focalizzare l’attenzione su altre tematiche nascoste

Auguri Per La Tua Morte è il prodotto giusto per finire, ancora una volta, nella “bacheca dei successi” della Blumhouse creata da Jason Blum. Diretto da Christopher Landon e scritto da Scott Lobdell e dallo stesso Landon, il film è un thriller “esistenzialistico” camuffato da horror giocoso e pungente. Il genere è semplicemente un pretesto stilistico per focalizzare invece l’attenzione su altre tematiche nascoste, e che spesso sono più comuni alla comedy, alla romcom o più semplicemente al drama.

Cosa succederebbe se fossimo costretti a rivivere all’infinito lo stesso giorno, e questo episodio fosse un pretesto per fare due conti con noi stessi? Ecco, questa è la vera domanda nascosta sotto l’anima horror del film: il classico “What If…?” che si pongono, ripetutamente, gli sceneggiatori trova il proprio spazio vitale nella crescita dell’arco narrativo di Tree, nel corso dei 96 rutilanti minuti del lungometraggio.

auguri per la tua morte

Auguri Per La Tua Morte recensione del thriller horror targato Blumhouse

La sceneggiatura è un piccolo capolavoro di giocosa furbizia e piacere citazionista, già a partire dalle premesse, ovvero calare una circostanza simile a quella nella quale incappava il Bill Murray di Ricomincio da Capo in una struttura horror dalle ferree regole di genere.

I topoi tipici di cui parlavamo in precedenza ci sono tutti: c’è il campus, i ragazzi ribelli e sconsiderati con tanta voglia di divertirsi, le confraternite con i loro strani rituali, gli amori, le ragazze reginette del ballo e i ragazzi sfigati, i flirt, gli assassini mascherati e i tradimenti tra i banchi, con tanto di docenti fedifraghi. In partenza sembra un concentrato di banalità questo Auguri Per La Tua Morte; ma all’improvviso, quando si comincia a “riavviare il nastro” della giornata vissuta da Tree, allora si capisce davvero quali sono le finalità dei due autori e con quali regole stanno giocando.

Un divertente giocattolo, un intrattenimento per adulti a caccia di brividi e risate a denti stretti, pronti a divertirsi come pure a cogliere le citazioni sparse qua e là

La Tree incarnata da Jessica Rothe non è la solita bionda svampita, “Scream Queen” del ballo (horror) di fine anno: è una ragazza rassegnata ma determinata, che capisce in tempo che forse per salvarsi deve – semplicemente – iniziare a crescere, affrontando le proprie paure e smussando gli aspetti più ostinati del proprio carattere.

Auguri Per La Tua Morte (qui il trailer italiano ufficiale) non è il thriller con venature horror del secolo, ma sicuramente rappresenta un unicum: un divertente giocattolo, un intrattenimento per adulti a caccia di brividi e risate a denti stretti, pronti a divertirsi come pure a cogliere le citazioni sparse qua e là. Il risultato finale è scanzonato, leggero, inquietante al punto giusto e divertente – ma con brio – come solo un lungometraggio del genere può essere, senza prendersi mai né poco né troppo sul serio per la sua intera durata.

auguri per la tua morte

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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