Bra, per qualche giorno, ha parlato soprattutto di storie. Di come nascono, di quanto è difficile farle crescere e di cosa succede quando finalmente arrivano sullo schermo. Script Fest – Festival di Sceneggiatura si è chiuso domenica 19 aprile lasciando la sensazione di un luogo attraversato da idee, conversazioni e incontri continui, più che da semplici appuntamenti in calendario.
La giornata finale, domenica 19 aprile, ha riassunto bene questo spirito. Al Cinema Impero si è partiti la mattina con La vita da grandi (2025), seguita dalla masterclass di Sofia Assirelli e Tieta Madia: niente lezioni frontali, ma un dialogo aperto sul mestiere di scrivere, tra tentativi, errori e intuizioni. Nel pomeriggio ci si è spostati all’Auditorium BPER, dove il panel “L’annosa questione dello sviluppo, pt. 2” ha messo attorno allo stesso tavolo Stefano Sardo e Francesco Amato, offrendo uno sguardo solidale e concreto sulle sfide del mestiere, con un’attenzione particolare alle prospettive degli sceneggiatori di domani.

Poi di nuovo il cinema, con La valle dei sorrisi, e un’altra masterclass – quella di Jacopo Del Giudice, Paolo Strippoli e Milo Tissone – che è diventata quasi una conversazione a più voci su come si costruisce un racconto e su cosa succede quando passa dalla pagina alle immagini. La chiusura, in serata, è stata affidata a una proiezione a sorpresa de I Roses film scritto da Tony McNamara, in un clima più da sala condivisa che da cerimonia ufficiale.
Durante il festival, tra incontri formali e momenti più informali, si sono incrociati autori come Adriano Candiago, Francesco Sossai, Elisa Dondi, Davide Serino, Paolo Strippoli, Ilaria Macchia e molti altri. Più che una passerella, è sembrata una comunità temporanea: persone dello stesso mestiere, che qui trovano un luogo reale di confronto e scambio.
In questo senso si legge anche il lavoro del direttore artistico Stefano Sardo, che ha costruito un programma capace di tenere insieme chi è agli inizi e chi lavora da anni, senza irrigidirsi in formule accademiche. L’idea è quella di un festival che non racconta solo i risultati, ma prova a entrare nei processi: i discorsi sono seri ma l’atmosfera è informale.
E questo anche grazie al lavoro della project manager Valentina Gaia, che ne ha guidato la costruzione, dando forma a uno spazio che oggi trova una sua identità precisa nel panorama italiano. Fondamentale l’apporto di Ines Vasiljevic (Nightswim), produttrice dell’evento, che ha reso possibile renderlo concreto e portarlo a compimento.

Script Fest è nato grazie alla collaborazione con la città di Bra e, durante la serata conclusiva, il sindaco ha sottolineato: «Il bilancio è molto positivo: come sindaco e cittadino, ho visto una città viva, animata dall’entusiasmo dei giovani. Bra si è mostrata autentica ai nuovi visitatori, lasciando un ricordo positivo. Script Fest si conferma un evento di successo e un’importante occasione di incontro e valorizzazione del territorio.»
Alla fine, quello che resta è proprio questo: per qualche giorno Bra è diventata un punto di riferimento per chi scrive e per chi le storie le cerca. Un luogo in cui la sceneggiatura non è rimasta dietro le quinte, ma è stata messa al centro, discussa, smontata e ricostruita davanti a un pubblico curioso e partecipe. E forse è qui che Script Fest trova la sua identità più precisa: non tanto un festival che celebra, ma uno spazio che mette in circolo.


