Nicole Kidman: ritratto di una signora del cinema attraverso 10 generi

scritto da: Ludovica Ottaviani

Nicole Kidman è stata una splendida – e tragica – vedette del noto Moulin Rouge; una famosa scrittrice dal drammatico destino, una madre alle prese con inquietanti presenze spiritiche; una strega (e più di una volta), una turista australiana che si gode le proprie vacanze romane e un’attrice diventata principessa (triste).

È stata la prima australiana a vincere un premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista, ma prima di tutto è sempre stata lei: semplicemente Nicole Kidman, forse l’ultima diva puramente hollywoodiana, circondata da quell’impalpabile aurea che accomuna le stelle del firmamento di celluloide.

Complice la sua movimentata vita privata e le famose relazioni sentimentali che ha intessuto, la splendida australiana è riuscita ad assurgere al ruolo di icona vivente, soprattutto grazie alla metodica devozione con la quale si approccia ad ogni ruolo, dal più drammatico fino a quelli più leggeri e scanzonati.

Nicole Kidman: ritratto di una signora del cinema attraverso 10 generi

Che si tratti di mettersi in gioco in prima persona e in totale discussione; che sia necessario migliorare le proprie doti canore o altre abilità nascoste, la splendida australiana nata ad Honolulu (Hawaii) nel 1967 non si è mai risparmiata agli occhi degli addetti ai lavori, dei registi, dei colleghi ma soprattutto davanti a quelli dei fan, che continuano in modo imprescindibile a seguirla e ad apprezzarla in ognuna delle sue reincarnazioni di celluloide, nonostante lo scorrere incessante degli anni.

E proprio quest’anno, in onore delle cinquanta candeline che ha spento, come non dedicarle una piccola retrospettiva attraverso i generi? Abbiamo selezionato dieci film emblematici per ogni ambito specifico, dipingendo in tal modo il nostro personalissimo ritratto di una signora del cinema come Nicole Kidman.

Musical – Moulin Rouge! (2002)

Nel 2001 la carriera di Nicole Kidman subisce una profonda svolta sia professionale che sentimentale. Dopo il divorzio da Tom Cruise, l’attrice affronta il suo ruolo più complesso e sfaccettato: nel nuovo kolossal firmato da Baz Luhrmann dovrà cimentarsi con il ballo, il canto e – ovviamente – la recitazione.

Il risultato è una splendida “cortigiana” della Parigi Belle Epoque dai lunghi capelli rossi, labbra scarlatte e corsetti succinti: Satine fa subito breccia nei cuori di uomini e donne, e la sua tragica vicenda ricorda una versione moderna, pop e 2.0 della Boheme pucciniana. La Kidman si prepara con un vocal coach e stupisce tutti con la sua performance canora a fianco di Ewan McGregor, dando così vita ad un personaggio che entrerà con prepotenza nell’immaginario cinefilo e popolare della settima arte, finendo addirittura su un francobollo celebrativo dedicato agli unici australiani viventi vincitori di un premio Oscar.

Il successo canoro della Kidman sarà bissato in altre occasioni: oltre al duetto registrato con il cantante pop britannico Robbie Williams sulle note del classico “Something Stupid, si possono citare il doppiaggio del film d’animazione Happy Feet (George Miller, 2006) insieme a Hugh Jackman e una nuova performance “a tutto tondo” nel musical di RobMarshall Nine (2009), ispirato al capolavoro di Federico Fellini 8 e ½.

Comedy – Amori & Incantesimi (1998)

Una rossa Nicole Kidman e una Sandra Bullock in gran forma interpretano le sorelle Owens, Sally e Gillian; due sorelle unite da un legame più forte del sangue: sono infatti due streghe, inoltrate dalle zie ai segreti delle potenti arti magiche, ma allo stesso tempo vittime di un’orrenda maledizione che porta alla morte tutti gli uomini che amano. Gillian/Kidman pensa di scappare a questo triste destino attraverso una vita turbolenta, ma il risultato è l’incontro con Jimmy, un uomo violento del quale decide di sbarazzarsi con l’aiuto della sorella, ma che torna dal regno dei morti per vendicarsi.

Una Kidman inedita, giovane e immersa in strane magie, pozioni e incantesimi inaugura il filone che vede l’attrice australiana relazionarsi con la commedia, il macro-genere più leggero per eccellenza: brillante e versatile, sveste i panni della strega per indossarli di nuovo nel 2005 sotto l’egida di Nora Ephron per il remake di Vita da Strega (2005), ma solo dopo aver interpretato una nevrotica donna in carriera nell’inquietante e sarcastico La Donna Perfetta, diretto da Frank Oz nel 2004, remake di un originale thriller-satirico con venature sci-fi scritto da Ira Levine, già “papà” di Rosemary’s Baby.

Da segnalare, anche la sua incursione nella commedia demenziale con protagonista Adam Sandler Mia Moglie per Finta (Dennis Dugan, 2011) che vede Nicole alle prese con un mondo – e una comicità – decisamente lontani dai propri confini abituali. Da segnalare, inoltre, due incursioni nel genere dramedy, che si pone nel sottile confine tra dramma e commedia, con venature spesso grottesche o cinicamente black, con punte di umorismo nero: sono Il Matrimonio di mia Sorella (NoahBaumbach, 2007) e La Famiglia Fang (Jason Bateman, 2015).

Cinema d’Autore – Eyes Wide Shut (1999)

È il 1999: Nicole Kidman e Tom Cruise sono ancora una delle coppie d’oro più amate di Hollywood e il maestro Stanley Kubrick li sceglie per interpretare i protagonisti di quello che diventerà, infine, il suo ultimo – e incompleto – film. Eyes Wide Shut, ispirandosi liberamente al romanzo di Arthur Schnitzler Doppio Sogno, è il testamento spirituale del regista americano, che in tal modo consegna ai posteri la propria memoria e la propria opera affidandosi alle interpretazioni dei due carismatici protagonisti, che riuscirono ad onorare la memoria cinefila del regista ma non a salvare il proprio matrimonio, che naufragò dopo nove anni una volta terminate le riprese.

La Kidman è sempre stata un’attrice prediletta dai grandi maestri e dai grandi autori: un feticcio e una garanzia per lo spessore drammatico di qualunque ruolo. Ne è un esempio anche uno degli ultimi film interpretati, quel The Beguiled diretto da Sofia Coppola che ha vinto la Palma D’Oro a Cannes; ma si possono anche citare le sue intense performance in Dogville (2003), prima parte del dittico firmato da Lars Von Trier insieme a Manderlay, The Paperboy (Lee Daniels, 2012) e Queen of the Desert diretto da Werner Herzog (2015), insolito film d’autore-biopic-drammatico che la vede protagonista a fianco a James Franco.

Melodramma – Ritorno a Cold Mountain (2003)

La Kidman si è confrontata spesso, nel corso della sua lunga carriera, con ruoli drammatici in film dai toni melodrammatici, veri e propri affreschi storico-sentimentali che l’hanno vista protagonista nei panni di moderne eroine forti e consapevoli proprio della loro stessa fragilità, capaci di affrontare le avversità poste dal destino lungo la loro strada senza però mai perdere la fiducia nei confronti dell’amore, della speranza e del futuro.

Ne è un esempio Ada Monroe nello stupefacente affresco storico orchestrato dal compianto Anthony Minghella in Ritorno a Cold Mountain, tratto dall’omonimo romanzo di Charles Frazier. L’amore contrastato tra Ada e Inman (Jude Law) reso impossibile dallo scoppio della Guerra di Secessione, porta quasi la Kidman alla conquista del suo secondo Premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista, “rubatole” (anche se in una categoria diversa, quella della Miglior Attrice Non Protagonista) da Renée Zellweger, che ha ringraziato la co-protagonista sul palco dell’Academy.

L’attrice australiana si è confrontata in più di un’occasione, durante la sua ricca carriera, con ruoli affini: come in Cuori Ribelli (Ron Howard, 1992), secondo dei tre film girati in coppia con il marito Cruise, e infine Australia (2008), girato ancora una volta da Luhrmann, che l’ha riunita con Jackman, suo partner nel doppiaggio d’animazione.

Horror/Sci-fi – The Others (2001)

L’horror e la fantascienza, come generi, possono essere legati tra loro. Soprattutto perché sono due dei generi più importanti insieme al western e al noir, capaci – tutti e quattro insieme – di formare un gruppo compatto capace di dominare il mercato catturando l’interesse del pubblico.

La Kidman ha interpretato forse uno degli ultimi horror cult degli anni 2000: il sofisticato ed elegante The Others, diretto dallo spagnolo Alejandro Amenábar, regista capace di trasportarla nel 1945 nella plumbea Isola di Jersey dove l’attrice presta volta – e sentimenti – a Grace Stewart, una donna molto protettiva nei confronti dei due figlioletti affetti da una rarissima malattia che li rende iper-sensibili alla luce (chiamata xeroderma pigmentoso). Ma con l’arrivo di tre nuovi domestici, sbucati apparentemente dalla nebbia stessa che avvolge costantemente l’isola, strani e sinistri eventi cominciano ad accadere nella casa, che sembra trasformarsi a tutti gli effetti da un rifugio sicuro ad un luogo oscuro infestato da minacciose presenze.

La tensione corre sul filo di tutto ciò che non si vede in questo splendido horror, e Nicole Kidman – dopo aver collezionato numerosi riconoscimenti per questo ruolo – tornerà a calarsi ancora due volte, nel corso degli anni, nelle inquietanti atmosfere morbose da thriller soprannaturale: come nel caso di Birth – Io sono Sean (Jonathan Glazer, 2004) costruito sulla falsariga di un Rosemary’s Baby a base di strane reincarnazioni e dialoghi con i defunti, e Stoker (Park Chan-wook, 2013) opera prima americana del cineasta coreano, basata su una sceneggiatura scritta dall’attore Wentworth Miller e incentrata sull’ambiguo triangolo tra madre-figlia e zio che si crea dopo la dipartita misteriosa del pater familias.

A proposito di sci-fi, invece, è impossibile non segnalare Invasion (Oliver Hirschbiegel, 2007), basato sul romanzo di Jack Finney che aveva già ispirato il classico cult di genere L’Invasione degli Ultracorpi (1956), di cui la nuova versione con la Kidman e Daniel Craig è un remake.

Storico – Ritratto di Signora (1996)

Ritratto di Signora è in realtà un adattamento di un romanzo scritto da Henry James, che con il suo The Turn of the Screw ha influenzato (in parte) l’Amenábar di The Others; in partica, è un complesso e affascinante ritratto femminile orchestrato da Jane Campion, da sempre fautrice di sfaccettate figure di donna che si muovono spesso sullo sfondo di imponenti affreschi storici.

Giocando con la storia, la regista porta in scena la vicenda di Isabel, giovane e ricca ereditiera americana, pronta a vivere in totale libertà la propria esistenza nel vecchio continente, in Inghilterra. Ma qui subisce prima la castrante chiusura della comunità americana e, in seguito, i raggiri attuati dal dandy Gilbert Osmond e dalla sua amante Madame Merle. Il tutto sullo sfondo di un XIX secolo che mette in luce una grande contraddizione, quella – tutta femminile – tra ragione e sentimento, doveri e desideri, libertà e vincoli imposti dalla società, facendo assurgere Isabel al ruolo di moderna, quanto titanica, eroina alla disperata ricerca della propria felicità e indipendenza.

La carriera della Kidman, come già accennato precedentemente, ha trovato un proprio punto di forza nelle emanazioni di questi forti caratteri femminili, capaci di acquisire una corporeità – di celluloide – solo grazie al volto e all’intensità dell’attrice. Molte di queste figure di donna si sono mosse sullo sfondo della Storia, lottando per raggiungere e affermare i propri ideali: donne spesso vittime di amori tormentati, come nei più recenti Le due vie del destino (Jonathan Teplitzky, 2014) sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale e incentrato – in parte – sulla costruzione della “Ferrovia della Morte” tra la Thailandia e la Birmania (storia che aveva già affascinato il cinema in più di un’occasione), e in Genius (Michael Grandage, 2016), opera che adatta per il grande schermo la storia della tormentata amicizia tra lo scrittore Thomas Wolfe (Jude Law) e l’editore MaxPerkins (Colin Firth), dove la Kidman veste i panni di Aline Bernstein, l’amante di Wolfe.

Biopic – Grace di Monaco (2014)

Nicole Kidman si è spesso ritrovata a dover interpretare, sul grande schermo, le luci – ma soprattutto le ombre – di grandi personalità divise e contese tra pubblico e privato: con uno di questi ruoli è perfino arrivata a conquistare la tanto agognata statuetta – con la Virginia Woolf di The Hours – ma, senza dubbio, ritrovarsi a vestire i panni di un’icona immortale del cinema e della moda come la Principessa Grace Kelly di Monaco non ha paragoni.

Nel biopic del 2014 firmato da Olivier Dahan l’attrice – che aveva già abbondantemente passato la quarantina – si è ritrovata a vestire i panni di un’icona laica della pop culture, adorata dal pubblico quanto dai mass media a caccia di notizie, prestando il volto alla giovane Grace immortalata nel difficile processo di transizione da attrice a principessa.

Tra le tante occasioni nelle quali la Kidman si è ritrovata a dover indossare i panni – e la vita – di un’altra donna, si possono citare il biopic “sui generis” Fur – Un Ritratto Immaginario di Diane Arbus (Steven Shainberg, 2006) rielaborazione del romanzo di Patricia Bosworth Diane Arbus: Una biografia“, e il recente Lion – La Strada Verso Casa, diretto da Garth Davis e tratto dalle memorie di SarooBrierley La Lunga Strada per Tornare a Casa“.

Drama – The Hours (2002)

Un’attrice completa non può non confrontarsi, prima o poi, con il genere drammatico, il più diffuso e frequente ma soprattutto il più amato dai circuiti festivalieri. E la carriera di Nicole Kidman ha incontrato presto il favore di quest’ultimo, fin dai primi film australiani come Flirting (1991) per la regia di John Duigan, ultimo film che l’ha vista coinvolta in una produzione quasi completamente australiana.

Nel 1993 girò, al fianco di Michael Keaton, il drammatico My Life – Questa Mia Vita (Bruce Joel Rubin) ma soltanto nel 2002 si dedicò con devozione e profondità al ruolo che le ha fatto conquistare la tanto agognata statuetta dorata dell’Accademy: in The Hours, per la regia di Stephen Daldry, tre storie di donna si intersecano tra loro, collegate da un sottile fil rougeche attraverso lo spazio e il tempo. Una famosa scrittrice – Virginia Woolf –, una casalinga frustrata e una editor dichiaratamente lesbica cercano di affrontare il dilemma morale più complesso, profondo e forse privo di risposte che l’uomo continua a porsi: qual è il senso della vita? Ma soprattutto perché vale la pena viverla o non viverla? La Kidman, camaleontica, irriconoscibile e titanica, spiazza lo spettatore con il ritratto che regala della Woolf, in bilico tra luci, ombre e contraddizioni.

Il confronto con personaggi dall’animo complesso e sfaccettato non si è, però, fermato ai primi anni 2000: l’anno successivo si è confrontata ancora una volta con un adattamento letterario (lo era anche The Hours, tratto dal romanzo del Premio Pulitzer Michael Cunningham Le Ore) grazie a La Macchia Umana, diretto da Robert Benton e adattato da un romanzo di Philip Roth; nel 2010 si è calata invece nel dilaniante dramma di una madre alle prese con l’elaborazione della morte del figlioletto in Rabbit Hole (John Cameron Mitchell), mentre solo nel 2015 torna a cavalcare l’onda di temi analoghi nel film Strangerland, per la regia di Kim Farrant.

Action/Fantasy – Batman Forever (1995)

Uno dei primi ruoli più pop e dall’invidiabile visibilità è arrivato per l’attrice australiana nella metà degli anni ’90, quando grazie a Joel Schumacher si è ritrovata a vestire i panni della splendida psicologa Chase Meridian, nuovo interesse amoroso di Bruce Wayne, nel terzo capitolo di Batman firmato non più da Tim Burton bensì da Schumacher.

Con un cast rinnovato e una nuova estetica più vicina al fumetto e meno a tinte dark, il ruolo della Kidman fu scritto appositamente per il film, e l’attrice – ammirata dal  regista fin dal suo esordio hollywoodiano in Ore 10: Calma Piatta – conquistò la parte sbaragliando la concorrenza di attrici come Rene Russo, Robin Wright, Jeanne Tripplehorn e Linda Hamilton, nonostante la produzione non la considerasse abbastanza sexy per il ruolo.

Nicole Kidman ha sempre dimostrato di sapersela cavare egregiamente perfino nei film d’azione, offrendo quel raro mix tra capacità recitative e presenza scenica che l’hanno portata, nel corso degli anni, ad interpretare film come il già citato Ore 10: Calma Piatta (Philip Noyce, 1989), Giorni di Tuono (Tony Scott, 1990, sul cui set conobbe Tom Cruise), The Peacemaker (Mimi Leder, 1997) al fianco di George Clooney e il più recente Trespass (2011) che ha riunito la “coppia” Schumacher-Kidman.

Al genere action l’attrice australiana ha sempre affiancato anche il fantasy, che “in potenza” era possibile cogliere già a partire da un cinecomic (anche se negli anni ’90 ancora non erano chiamati così) come Batman Forever: queste incursioni si sono concretizzate attraverso due film come La Bussola d’Oro (Chris Weitz, 2007) dove interpreta la perfida – quanto terribilmente affascinante – “cattiva” di turno; e il live action Paddington (Paul King, 2014) dedicato alle imprese del famoso orsetto protagonista della narrativa inglese per bambini creata da Michael Bond.

the hours

Noir – Da Morire (1995)

Il noir, il thriller, la tensione e l’adrenalina: trasversalmente la filmografia della Kidman si è confrontata anche con quest’ultimo genere, eccezion fatta per il western, a partire dagli anni ’90.

A regalarle uno dei primi ruoli importanti è stato il regista indie e cult Gus Van Sant, affidandole la parte dell’ambiziosa Suzanne Stone nel suo film Da Morire nel quale, affiancata da attori come Matt Dillon, Joaquin Phoenix e Casey Affleck, porta in scena la grottesca vicenda di una giovane donna cresciuta con il mito della popolarità televisiva, ma che nella realtà si accontenta di annunciare le previsioni meteo. Quando capisce che il suo matrimonio può esserle d’ostacolo, non esita a pianificare l’omicidio di suo marito.

Nicole Kidman versione femme fatale e mantide religiosa comparirà altre volte sul grande schermo: come in Billy Bathgate – A scuola di gangster (Robert Benton, 1991), Malice – Il Sospetto (Harold Becker, 1993) e Birthday Girl (JezzButterworth, 2001) nei quali interpreta sempre donne fatali e pericolose.

Ma spesso si è confrontata anche con i labirinti della mente e della memoria, destabilizzanti proiezioni pronte a distorcere la realtà e la verità, come in Before I Go to Sleep (Rowan Joffé, 2014), adattamento letterario del romanzo scritto nel 2011 da S. J. Watson “Non ti Addormentare, e nel remake omonimo dell’argentino Il Segreto dei Suoi Occhi, diretto da Billy Ray nel 2015 e tratto – ancora una volta – da un romanzo pubblicato da Eduardo A. Sacheri.

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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