The Hunt, recensione del film sceneggiato da Damon Lindelof

scritto da: Diego Battistini

Ci sono pochi film che possono “vantare” la sfortuna distributiva di The Hunt, l’action movie diretto da Craig Zobel e scritto da Damon Lindelof (Lost) e Nick Cuse. Il film avrebbe dovuto fare il suo esordio nei cinema americani il 23 settembre 2019, ma le stragi di Dayton e di El Paso indussero la Universal a posticiparne l’uscita.

Uno slittamento che fu ritenuto necessario, dato che la pellicola è contraddistinta da un uso massiccio delle armi da fuoco. Così, si decise di programmare la nuova uscita il 13 marzo del 2020: una scelta, a posteriori, chiaramente infelice, data la concomitanza con la crescente emergenza legata al Coronavirus. Morale della favola: The Hunt non solo è stato costretto ad una visibilità ridotta nei cinema americani, ma ha indotto i distributori italiani ad optare per l’uscita del film, nel nostro paese, direttamente in VOD (attualmente è disponibile sulle piattaforme Chilli e Rakuten Tv).

Misteriosamente, 12 persone si risvegliano in una tenuta di caccia dove la preda designata è l’uomo. Inconsapevoli di chi ci sia dietro questo cruento gioco al massacro, le 12 prede cercano di sopravvivere ai loro predatori, ma non sarà per niente facile. A dare filo da torcere agli aguzzini ci penserà, però, una delle vittime designate, l’ex soldato Crystal Creasey (Betty Gilpin, già vista in Glow), che scoprirà che dietro al mistero si cela un’inquietante e vendicatrice carnefice (il due volte premio Oscar Hilary Swank). Ma per quale motivo è stata organizzata questa battuta di caccia?

The Hunt si ispira al classico degli anni ’30 La pericolosa partita di Irving Pichel ed Ernest B. Schoedsack, a sua volta tratto da un racconto di Richard Connell, dove un gruppo di naufraghi giunge su un’isola sperduta abitata dal sadico conte Zaroff, che ama trasformare i suoi “ospiti” in prede di caccia. Peccato che il film scritto da Damon Lindelof non riesca a raggiungere i livelli dell’originale: sia da un punto di vista estetico che contenutistico.

Se il film degli anni ’30 poteva essere letto anche come una trasposizione cinematografica delle paure degli Stati Uniti post Grande Depressione, The Hunt appare mosso dalla stessa ambizione di fondo: trasformare un mero action movie in una riflessione sull’America odierna. Al suo interno, infatti, confluiscono considerazioni eterogenee: sulla lotta di classe (da una parte l’Élite che detiene il potere, ovvero i cacciatori, dall’altra la gente comune che recita il ruolo della preda), sulla lotta politica (liberal-democratici da una parte – oltretutto nella vesta inedita dei cattivi – e repubblicani dall’altra), sulla pericolosità insita nei social media e sul ruolo tossico degli haters e, last but not least, sull’ambiguità del famigerato Secondo Emendamento della Costituzione Americana (che riguarda il tema scottante della detenzione delle armi da fuoco).

Peccato, però, che The Hunt sembra, più che affrontare criticamente queste problematiche, sorvolarle, privilegiando l’azione alla riflessione. Nonostante sia stata spacciata come un’operazione sulla falsariga del film di Jordan Peele, Scappa – Get Out, la differenza tra le due opere risiede proprio nella diversa coscienza critica nei confronti dei temi trattati. Certamente più profondo e problematico, il film di Jordan Peele ha la capacità di farci davvero vivere un incubo che sembra partorito dal cuore di tenebra della Democrazia Americana. La stessa cosa non si può dire invece di The Hunt, nonostante le sue (presunte) ambizioni.

I limiti del film di Craig Zobel non sono riscontrabili esclusivamente a livello contenutistico, naturalmente, ma anche dal punto di vista della messa in scena e da quello narrativo. Realizzato sulla falsariga dell’estetica tipica dei B-Movie, da un punto di vista registico, il film non va al di là del compitino ben fatto, e l’unico aspetto interessante è la rappresentazione esplicita di una violenza che è portata così all’estremo da essere anestetizzata (un po’ come accade nei film di Tarantino, tanto per intenderci).

Ma, laddove i film delude è sopratutto a livello di sceneggiatura. Benché scritto da un maestro come Damon Lindelof, a cui si deve anche l’ultima straordinaria serie tv Watchmen (ispirata all’omonimo fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons), The Hunt non presenta particolari guizzi creativi. Anzi, la narrazione è piuttosto piatta, senza inventiva, molto ridondate e ripetitiva, nonché troppo derivativa (al di là del fatto che tragga ispirazione da un’altro film).

L’unica nota positiva è la costante ironia che pervade il racconto, probabilmente l’unico aspetto che rende il film quantomeno godibile. Peccato, perché il materiale su cui lavorare era notevolmente esplosivo. E alla fine, quello che rimane è un film certamente non disprezzabile e a tratti anche divertente, ma che appare davvero troppo fine a se stesso.

Guarda il trailer ufficiale di The Hunt

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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