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Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, recensione del film di Gianluca Jodice

Interpretato da Mélanie Laurent e Guillaume Canet, Le déluge - Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice arriva nelle sale dal 21 novembre grazie a BiM Distribuzione.

Un’onda anomala che travolge la Storia; una piena violenta che si abbatte sui protagonisti di quest’ultima costringendoli a remare contro la corrente impetuosa degli eventi – e delle circostanze – pur di sopravvivere. Un’alluvione inaspettata, un diluvio universale copioso e radicale che ribalta completamente la situazione, segnando la fine di uno status quo secolare che viene cancellato attraverso un violento atto di drastica rivoluzione.

Così si è delineato, negli annali, il passaggio dall’Ancien Régime francese – con le sue corti sfarzose, il lusso ostentato e i buenos retiros dorati – alla modernità, segnata dall’avvento dei vari Robespierre, Marat, Danton, Saint-Just sulla scena politica d’oltralpe (e mondiale). E a distanza di secoli la rivoluzione francese, con i suoi chiaroscuri e l’irruenza di uno svolgimento repentino, continua ancora a sedurre l’immaginario collettivo forse per via della portata dei suoi protagonisti, a partire proprio da quella famiglia reale incarnata da Luigi XVI e dalla consorte austriaca Maria Antonietta.

Icone pop, figurine traslate dalla realtà fin sull’album da collezione della Storia, ma prima di tutto esseri umani che hanno vissuto e sono morti per aver rappresentato una causa specifica, pur ritrovandosi all’improvviso dal lato sbagliato della barricata. Con queste premesse Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, il nuovo film di Gianluca Jodice, cerca di indagare nelle pieghe del non detto, nei silenzi che costellano fatti ed eventi ben più noti (e tragici) per delineare un ritratto inedito degli ultimi sovrani di Francia, chiamati a confrontarsi con le ore cruciali prima della nascita della repubblica francese.

L’opera seconda del regista italiano è stata scelta come film d’apertura per la 77esima edizione del Locarno Film Festival, che ha premiato i due protagonisti Mélanie Laurent (Bastardi senza gloriaIl ballo delle pazze) e Guillaume Canet (Piccole bugie tra amici, La belle époque) con il prestigioso Excellence Award Davide Campari; mentre invece sarà disponibile nelle sale a partire da prossimo 21 novembre.

Umanizzare la Storia raccontando i “non detti” 

Quando si parla di Maria Antonietta e Luigi XVI vengono subito alla mente merletti, alte parrucche, vestiti sgargianti, Versailles oppure la ghigliottina. Tra questi due estremi, c’è un tempo che nessuno ha mai raccontato: i pochi mesi in cui gli ultimi re e regina di Francia con i loro due figli vennero incarcerati in un castello alle porte di Parigi, in attesa di essere giustiziati. Un tempo breve e condensato, dove tutte le maschere caddero: quella dei due reali come figure pubbliche e private e quelle della Storia che voltò definitivamente pagina.

Con Le déluge, Jodice torna quindi dietro la macchina da presa maneggiando con estrema cura, attenzione e maestria quella parte della Storia più in ombra, dando voce ai “non detti” e, appunto, ai silenzi che affiancano la narrazione ufficiale, tanto da umanizzare l’intero processo: è nella semplicità del “quotidiano” (pur evitando le banalità della routine) che si dà corpo a personaggi giganteschi, figurine di un immaginario che all’improvviso acquistano una dimensione carnale, di sangue e rabbia, dolore e malinconia, trasfigurandosi così a tutti gli effetti negli esseri umani che furono un tempo.

Jodice lo aveva già fatto con Il cattiv poeta, nel quale – con estrema attenzione eziologica – ricostruì l’ultimo atto di un Gabriele D’Annunzio stanco e amareggiato, ma non per questo meno brillante e memorabile. Nel film Le déluge, invece, il regista – e co-sceneggiatore insieme a Filippo Gravino – decostruisce le icone immortali di Maria Antonietta e di Re Luigi XVI svestendole di qualunque aspetto mitico, riconducendoli infine all’amarezza della pura carnalità condannata all’ora della fine tra dubbi, incertezze e slanci d’orgoglio e dignità. Ad incarnare i protagonisti sono due attori chiave dello star system francese, lanciatissimi anche all’estero ed entrambi con esperienze da registi alle spalle: Canet e Laurent sono strepitosi e rari strumenti musicali al servizio della sinfonia della Storia (e delle esigenze della messa in scena).

La Maria Antonietta della Laurent è lontana dalle rappresentazioni contemporanee: dimenticata presto la versione di Sofia Coppola, iper-pop e patinata, qui ci si trova di fronte ad un monolite di stoicismo e resistenza, ad una recitazione trattenuta che fa vibrare le corde delle emozioni attraverso gesti, sguardi e piccoli movimenti; un atteggiamento analogo che si può scorgere nel gigantesco ritratto che Canet restituisce di Re Luigi XVI, con una spiccata intelligenza e una sensibilità tale da scuotere le coscienze non solo dei comprimari nel film, ma soprattutto di chi guarda, degli spettatori ignari chiamati a spiare dal buco della serratura della Storia.

Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta. Foto di Fabio Lovino

Raccontare una nuova “caduta degli dei” in tre atti

E Le déluge si trasforma ben presto anche in uno scontro, in un dialogo serrato che vede contrapposte due fazioni – il vecchio e il nuovo – e tutto ciò che rappresentano; un dibattito acceso tra un modo di percepire la vita determinato da cause esterne (nel caso dei reali, investiti di un potere divino) e quello di chi, invece, fa i conti tutti i giorni con le difficoltà quotidiane, in un mondo nuovo sporco e crudele che non ha niente di trascendentale o regale. Le colpe dei sovrani di Francia sono strettamente connesse al loro status e i rivoluzionari incarnano alla perfezione la ferocia dei tempi moderni, con la stessa forza impetuosa della piena che ormai è impossibile contenere, e che per rappresentare una cesura netta con il passato scelgono di cancellarlo in modo radicale, estirpandolo completamente attraverso la morte e la damnatio memoriae di chi lo ha rappresentato fino a quel momento.

Un film, quello di Jodice, che diventa quindi una riflessione più ampia e coinvolgente, dimostrando ancora una volta quanto la storia portata sul grande schermo possa insegnare al grande pubblico, pur rappresentando un rischio produttivo non indifferente. In questa prestigiosa co-produzione italo-francese la ricostruzione del periodo è curata fin nelle sfumature infinitesimali e nei dettagli, evocando lo spettro viscontiano di una perfezione formale utile per la mise-en-scène finale, per la rappresentazione di un ultimo atto ben noto al pubblico che si raggiunge però attraverso un climax roboante e sofferto. Complice, nella costruzione del ritmo, è la scelta stilistica – e concettuale – di raccontare questa nuova “caduta degli dei” attraverso una scansione in tre atti: dei, uomini e morti accompagnano il tempo della storia che si dipana sullo schermo, costringendo a compiere una discesa sempre più limacciosa nell’incubo finale che attende la famiglia reale, ormai svestita di qualunque aspetto sacrale o trascendente.

Ciò che rimane è l’umanità, fragile e impaurita, la dimensione carnale spogliata dei suoi accessori iconografici più belli e affascinanti; Maria Antonietta e Luigi sono due esseri umani, non la regina e il re, simboli di un’epoca ormai pronta a lasciare le scene. Tre atti che, con forza, scansionano la narrazione facendo assumere alla drammaturgia una dimensione extra-cinematografica più complessa, dal sapore teatrale o addirittura lirico-sinfonico; dall’opera, vanto italico, Le déluge eredita la tragicità degli argomenti e dell’allestimento; ma è dal mondo della sinfonia che nutre la propria essenza vitale, permeando lo spirito con il quale sceglie di presentarsi sullo schermo, davanti agli occhi degli spettatori. E il riferimento al cinema di Luchino Visconti, ancora una volta, non è casuale ma dettato dagli intenti: raccontare di dei e uomini, di cadute rovinose sulla terra che sanciscono la conclusione di un viaggio o, come in questo caso, di un’intera epoca.

Un film costruito sui contrasti che trova, in alcuni dialoghi, una chiave di lettura specifica, perché lo scontro tra monarchia e repubblica era prima di tutto un conflitto tra due punti di vista ben specifici. Due percezioni della vita – e della realtà – destinate a traghettare l’uomo nell’era moderna oppure ad essere sepolte dall’alluvione, che improvvisamente trascina a fondo tutto ciò che non riesce a restare a galla, alla ricerca di appigli per sopravvivere.

Guarda il trailer ufficiale de Le déluge

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta è il racconto di una caduta degli dei dal sapore viscontiano in tre atti, inseguendo la tragicità del teatro e dell'opera lirica o sinfonica; al centro della narrazione c'è la volontà di umanizzare la Storia, dipingendo i reali di Francia non come icone pop dell'immaginario collettivo ma in quanto esseri umani, fragili, complessi e spaventati, al giro di boa con la fine di un'epoca. E il passaggio dalla monarchia alla repubblica francese diventa uno scontro ideologico tra vecchio e nuovo, traghettando bruscamente l'umanità nell'era moderna.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

1 commento

  1. Visto a Locarno, un film meraviglioso e potente come giustamente si evince dalla vostra accurata recensione. Mi chiedo il perché di 3.5 stelle a fronte di un giudizio così lusinghiero…

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Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta è il racconto di una caduta degli dei dal sapore viscontiano in tre atti, inseguendo la tragicità del teatro e dell'opera lirica o sinfonica; al centro della narrazione c'è la volontà di umanizzare la Storia, dipingendo i reali di Francia non come icone pop dell'immaginario collettivo ma in quanto esseri umani, fragili, complessi e spaventati, al giro di boa con la fine di un'epoca. E il passaggio dalla monarchia alla repubblica francese diventa uno scontro ideologico tra vecchio e nuovo, traghettando bruscamente l'umanità nell'era moderna.Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, recensione del film di Gianluca Jodice