domenica, Ottobre 24, 2021
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I’m Your Man, recensione del film di Maria Schrader con Dan Stevens

La recensione di I’m Your Man, scritto e diretto da Maria Schrader, regista della serie rivelazione di Netflix, Unorthodox. Dal 14 ottobre al cinema.

Secondo “Cosmopolitan”, «Vai ai concerti?» resiste fiera tra le ventuno domande-chiave da rivolgere al partner al primo appuntamento. Risolvere un esercizio con polinomi e frazioni non è altrettanto popolare. Chissà poi perché… ma è esattamente ciò che Alma, seduta al tavolino di un dancing, fra pareti rossastre, giochi di luci e ologrammi danzanti, chiederà all’uomo che le sta di fronte, sicura che gli occorreranno pochi secondi.

Questo, il curioso prologo di I’m Your Man (“Ich bin dein Mensch”, in originale), accolto da uno scroscio di applausi all’ultima edizione del Festival di Berlino. A ragione. Tra vaghi echi di Hoffmann (il racconto L’uomo della sabbia) e Marge Piercy (il romanzo He, She and It), il quarto lungometraggio di Maria Schrader, distribuito in sala da ‘Koch Media’, è bello e assai crudele: il “guscio” buffo e teneramente introverso (non privo, comunque, di evitabili luoghi comuni) racchiude, infatti, una “polpa” velenosa. Ma andiamo per ordine.

La nostra (Maren Eggert), docente di Assiriologia e curatrice dell’apposita sezione del Pergamonmuseum, è certo affascinata dai misteri del Passato più che dai prodigi tecnici e sociali dell’Avvenire. Perfino nelle tavolette cuneiformi (“cedole commerciali” secondo la saggistica ufficiale) si cela, a suo dire, della “proto-poesia”, ibridi lessicali di ingenua bellezza. Scarseggiando i fondi per la ricerca a sostegno di questa tesi, il prof. Stuber (Jürgen Tarrach), consulente di un’impresa di automazione industriale e vecchio amico di Alma, è disposto ad aprire il portafogli a patto che la donna ospiti in casa per tre settimane l’ultimo modello robotico di “fidanzato perfetto” uscito dalla ditta e scriva, infine, una relazione sui galanti “servigi” ricevuti.

Alma accetta a malincuore, eppure la presenza di Thom (Dan Stevens, già Matthew Crawley nella serie Downton Abbey) – così si chiama il realistico automa – si rivela, screzio dopo screzio (tra cui una sbronza coi fiocchi), non solo quanto di più vicino alla felicità abbia fatto breccia nella sua vita ma il temperamento, l’occhio ceruleo, addirittura il nome del nuovo, insolito “inquilino” presentano una sinistra somiglianza con il primo amore di Alma, sbocciato quand’era preadolescente…

Dal momento che l’Uomo è definitivamente entrato nell’epoca della sua riproducibilità, sogni e ricordi compresi, quale tratto può ancora definirci “umani” e permetterci di restar tali? Se il rapporto amoroso è essenzialmente teatro, come Alma suggerisce, ciò che renderebbe “ideale” una coppia è, dunque, la coscienza della propria “finzione”? L’ilare, amara coscienza, cioè, di recitare a vicenda, quotidianamente un monologo a differenza di coloro che si illudono di stare conducendo un dialogo? Aspiriamo davvero alla felicità?

Interrogativi scomodi ai quali I’m Your Man risponde con “diplomazia”, la stessa che in fondo anima il resoconto di Alma stilato per il prof. Stuber. Lo spettatore dovrà scoprirne da sé i contenuti. Per adesso gli basti sapere che in essi (come nel film, del resto) c’è ironia, intelligenza, pudicizia… mai, però, vero coraggio; soltanto il trattenuto dolore nell’aver accettato l’idea che conformarsi alla “robotizzazione” della vita occupi oggi le nostre voglie più recondite e che una resistenza, qualora avesse luogo, sarebbe guidata più dalla paura che tali voglie ci appaghino che non dalla lucidità circa le insidie di un simile processo.

E diventa forte la tentazione di riadattare per l’occasione la celebre battuta di Sarah Connor in Terminator 2 (’91): «Guardando Alma insieme a Thom, tutto diviene chiaro: l’amante artificiale non si fermerà, non ti abbandonerà. Non ti farà soffrire né troverà scuse per non starti accanto. Di tutti i compagni fin troppo umani che si avvicenderanno negli anni, questo robot potrebbe essere l’unico uomo giusto… In un mondo folle è la scelta più sensata». In un mondo folle, per l’appunto.

Eccellenti i protagonisti, almeno due le sequenze memorabili (il bacio notturno al museo sotto la Porta del Mercato di Mileto, l’accesa discussione fra Alma e un poliziotto sulla relatività del valore dei beni). Una menzione speciale va, poi, a Sandra Hüller (l’avevamo ammirata in Un valzer tra gli scaffali) nei servizievoli panni di una psicologa “bullonata”. Si consiglia, per un confronto, I’m a Cyborg but That’s Ok (2006) di Park Chan-wook.

Guarda il trailer ufficiale di I’m Your Man

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Trra vaghi echi di Hoffmann e Marge Piercy, I’m Your Man è un'opera bella e assai crudele: il “guscio” buffo e teneramente introverso racchiude, infatti, una “polpa” velenosa. Eccellenti i due protagonisti.
Giordano Giannini
I VHS sono stati fedeli compagni di gioco; mostrandoci “Il ragazzo selvaggio” di Truffaut in quarta elementare, la maestra mi ha indicato, senza volerlo, la strada da seguire | Film del cuore: La strada per il paradiso | Il più grande regista: Andrej Tarkovskij | Attrice preferita: il “braccio di ferro” è tra Jennifer Connelly e Rachel Weisz | La citazione più bella: "Tra quegli alberi c’è qualcosa." (Predator)

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