Il Teatro del Giglio ha ospitato ieri, 31 ottobre, uno degli eventi più attesi del Lucca Comics & Games 2025: la conferenza stampa dedicata alla stagione finale di Stranger Things, in arrivo su Netflix il 27 novembre con il volume 1 (ep. 1-4), seguiti dal secondo volume il 26 dicembre (ep. 5-7) e dall’episodio conclusivo il 1° gennaio 2026, tutti disponibili alle 2:00 del mattino (ora italiana).
Sul palco, accolti da un pubblico entusiasta e da un lungo applauso, sono saliti Matt e Ross Duffer, creatori della serie, e i protagonisti Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp, per un incontro carico di emozione, nostalgia e riflessioni sul lungo viaggio che ha segnato una generazione.
La fine della storia
I fratelli Duffer hanno raccontato di aver lavorato alla quinta stagione “al contrario”, partendo dagli ultimi quaranta minuti dell’episodio finale: «Sapevamo già sei o sette anni fa come sarebbe finita la storia», ha spiegato Matt Duffer. «Abbiamo deciso di scrivere prima gli ultimi quaranta minuti, perché se quelli non funzionano, tutto il resto non avrebbe senso».
Ross Duffer ha aggiunto che il finale non rappresenta solo la conclusione narrativa dei personaggi, ma anche quella emotiva del cast e degli autori stessi: «Questa stagione riflette il nostro viaggio personale. Scrivendo l’ultimo episodio ci siamo resi conto che stavamo davvero dicendo addio a un pezzo della nostra vita».

Crescere nel Sottosopra
La conferenza è poi entrata nel vivo con le riflessioni degli attori, cresciuti insieme ai loro personaggi e al pubblico.
Finn Wolfhard (Mike Wheeler) ha parlato del percorso di maturazione del suo personaggio: «Mike è cresciuto come tutti noi, anche se in circostanze assurde. Questa stagione lo vedrà più che mai impegnato a tenere unito il gruppo, diventando una sorta di leader».
Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) ha descritto l’impatto emotivo delle nuove sfide: «Dustin affront ala perdita di un caro amico, e questo lo cambia profondamente. Tutti i personaggi stanno facendo i conti con il dolore e con la paura di ripartire di zero».
Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair) ha offerto un’interpretazione più simbolica: «Per me il Sottosopra rappresenta i demoni interiori che ognuno di noi affronta. Lucas incarna la resilienza e l’amore per gli amici e la famiglia».
Noah Schnapp (Will Byers), invece, ha sottolineato la dimensione più intima del suo personaggio: «Will ha sempre dovuto affrontare tante battaglie – interiori e familiari. Questa stagione chiuderà il suo arco narrativo con un messaggio di accettazione: imparare che va bene essere se stessi».

Tra nostalgia e nuovi inizi
Alla domanda sul ruolo della nostalgia in Stranger Things, i fratelli Duffer hanno chiarito che non si tratta di un semplice omaggio agli anni ’80: «Non volevamo romanticizzare il passato», ha spiegato Ross. «Il nostro obiettivo era riportare in vita un certo modo di raccontare storie, pieno di speranza e ottimismo, in un’epoca in cui tutto sembrava più cupo. La serie funziona perché parla di emozioni universali, non perché cita un’epoca».
Matt ha aggiunto: «Volevamo catturare la sensazione dell’infanzia, l’amicizia, la scoperta, i piccoli drammi quotidiani. L’estetica anni ’80 è solo il contorno di qualcosa di più profondo».

I ricordi più belli dal set
Nel momento più tenero della conferenza, i Duffer e gli attori hanno condiviso i loro ricordi più significativi. Per i Duffer, la scena più importante resterà sempre la prima girata: «I ragazzi nel seminterrato che giocano a Dungeons & Dragons. È li che abbiamo capito che Stranger Things avrebbe funzionato».
Finn Wolfhard ha invece ricordato «l’ultima scena girata tutti insieme», definendola «il momento più speciale della mia vita». Gaten Matarazzo ha rievocato la gioia e la confusione delle prime riprese: «Eravamo ragazzini scatenati, eppure da quella confusione è nata la magia». Caleb McLaughlin ha parlato della quarta stagione come la più significativa, «perché rifletteva davvero il mio percorso personale».
Noah Schnap, invece, ha commosso il pubblico raccontando un aneddoto su Winona Ryder: «Durante la mia prima scena emotiva le scrissi per chiedere aiuto. Mi invitò nella sua roulotte, mi parlò di come aprire le mani per sentirsi vulnerabili e ascoltare la musica per entrare nel momento. È stata una guida per tutti noi».
L’incontro si è concluso con un sentito ringraziamento agli autori e agli attori da parte dell’organizzazione di Lucca Comics & Games: «Con la vostra storia riuscite a tenere al caldo i nostri cuori anche quando i nostri cuori sono nel Sottosopra».


