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House of the Dragon: un’analisi della seconda stagione, tra punti di forza e debolezze

Dopo alcune polarizzanti reazioni, ci siamo chiesti cosa abbia funzionato e cosa invece no nella seconda controversa stagione di House of the Dragon.

Dopo un inizio alquanto funereo – come lo abbiamo definito anche nella nostra recensione dei primi due episodi -, dove all’elaborazione del lutto di Rhaenyra (Emma D’Arcy) per il defunto figlio Lucerys si sono aggiunte, quasi immediatamente, altre tragiche morti, la seconda stagione di House of the Dragon ha tirato il freno a mano, dedicandosi a posizionare sulla scacchiera tutti i pezzi per la guerra a venire. Una scelta che, probabilmente, ha scontentato parte dei fan di Game of Thrones, in trepidante attesa di qualche svolta più significativa e spettacolare. La serie, come risaputo, è basata su “Fuoco e sangue” di George R. R. Martin, un libro impostato come un testo storiografico che esamina il regno della dinastia Targaryen. Vista questa natura impersonale e sintetica della sua fonte letteraria, l’adattamento HBO ha dovuto, necessariamente, prendersi frequenti libertà creative nello sviluppare, per il medium televisivo, gli eventi della Danza dei Draghi.

Il finale della seconda stagione di House of the Dragon vede un altro confronto verbale tra le amiche di infanzia Rhaenyra Targaryen e Alicent Hightower (Olivia Cooke), prima di passare a un montaggio conclusivo di armate e flotte navali in mobilitazione. Sebbene questo montaggio sia, per certi versi, esaltante, non è il finale di stagione all’insegna dell’azione che una parte consistente del pubblico si aspettava. Una scelta che ha portato i fan a esprimere il loro disappunto online (l’episodio ha ottenuto uno dei voti più bassi dell’intera serie su IMDb). Reazione che ci ha fatto porre diversi interrogativi, portandoci ad analizzare cosa abbia e cosa non abbia funzionato nell’adattamento di questa storia ambientata nel passato del mondo delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”.

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House of the Dragon si prende il suo tempo per prepararci al conflitto (in senso positivo)

L’idea che niente accada nella seconda stagione di House of the Dragon è assurda. A Westeros avviene un significativo cambiamento tra l’inizio e la fine della stagione, con Rhaenyra che ha riunito una massiccia armata e diversi cavalieri di draghi, mentre Aegon è costretto a scappare dalla capitale e Aemond sta perdendo il controllo. Lo show non sarebbe un granché se saltasse semplicemente da una battaglia all’altra senza uno sviluppo narrativo e dei personaggi all’altezza. Sono le dinamiche interpersonali ad aver reso grandiose battaglie come quella di Riposo del Corvo e, in Game of Thrones, quella delle Acque Nere.

Parlando di Game of Thrones, le stagioni della serie originale che sono considerate le migliori, quasi unanimemente, sono le prime, dove l’azione era ridotta al minimo e la narrazione si concentrava sulla politica e sui rapporti tra i personaggi. House of the Dragon ha accuratamente piantato i semi per diversi futuri conflitti, come la Battaglia del Condotto e la Danza del Beccaio. Scontri che, dopo questo ricco preludio, risulteranno più soddisfacenti. Non come nelle stagioni 7 e 8 di Game of Thrones, di filosofia completamente opposta, dove si saltava da un conflitto all’altro praticamente in ogni episodi, con il risultato di ricevere continue lamentele per tutta questa azione senza senso. Una cosa che House of The Dragon dovrebbe evitare.

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Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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