“Tremate, tremate. Black Mirror è tornato!”, per parafrasare uno slogan reso popolare dal movimento femminista durante gli anni ’70 del secolo scorso. La creatura di Charlie Brooker (Screenwipe, Cunk on Life), infatti, torna su Netflix a due anni dall’uscita dell’ultima stagione (ve ne abbiamo parlato qui), ancora una volta pronta a perturbarci con i suoi inquietanti scenari più o meno futuribili.
Sei nuovi episodi della serie antologica di culto tutti da gustare, disponibili sulla popolare piattaforma di streaming a partire dal 10 aprile. Una stagione che vede anche il ritorno, dietro la macchia da presa, di alcuni dei registi storici dello show, come Toby Haynes, che regala un seguito al suo USS Callister, e David Slade, pronto a riportarci nel mondo del film interattivo Black Mirror: Bandersnatch.
Un ricco buffet di storie dal sapore fantascientifico; occasione anche per riflettere su problemi e contraddizioni del nostro presente, mettendo sempre l’accento sulla dimensione umana del racconto.

Storie di coppia…
Una dimensione umana spesso intima e familiare, dove i rapporti interpersonali più stretti sono pronti ad essere scombussolati dall’entrata in scena dell’elemento sci-fi di turno. È quello che accade a Mike e Amanda in Gente comune, primo episodio di questa nuova annata. Una coppia a cui è facile affezionarsi, grazie anche al duo di attori scelto per interpretarli: Chris O’Dowd di The IT Crowd, con la sua faccia da nerd sfigato, e Rashida Jones, la dolce Ann Perkins di Parks and Recreation. La loro placida e semplice esistenza da famiglia della working class – lui è un saldatore, lei una insegnante – è presto sconvolta dal dramma della malattia: Amanda è infatti affetta da un tumore al cervello, che si è ormai largamente esteso. Un male che sembrerebbe incurabile, almeno fino al presentarsi dell’avveniristica cura sperimentale della Rivermind.
Il miracoloso metodo ideato dalla compagnia high tech offre la possibilità di rimuovere il cancro, ripristinando la materia cerebrale circostante con del tessuto sintetico. Viene inoltre assicurata l’integrità dei ricordi e delle funzionalità del soggetto tramite una copia integrale della sua mente sui server dell’azienda. Ma ecco l’inghippo; dopo l’operazione, il paziente dovrà pagare un abbonamento di 300$ al mese, in mondo da mantenere attivo il servizio di trasmissione dati dai suddetti server al suo cervello. Come se non bastasse, la situazione è destinata nel tempo a degenerare: il piano base a cui è sottoscritta Amanda le consente di spostarsi solo entro determinati confini geografici e, presto, fastidiosi messaggi pubblicitari iniziano ad essere trasmessi attraverso di lei (la donna, ogni tanto, inizia involontariamente a declamare ridicoli slogan relativi ai prodotti più disparati).
Uno stato insostenibile, che porterà Mike ad accettare turni di lavoro massacranti pur di pagare l’abbonamento premium, con un consistente aumento di ben 500$ mensili, e migliorare le condizioni di vita della moglie. Ma i problemi dei due coniugi, naturalmente, non si fermeranno qui. Black Mirror riflette sulla condizione vissuta da molte coppie lavoratrici di oggi, con una vita dai costi sempre più proibitivi anche per chi percepisce un doppio reddito e dove avere un figlio è diventato un lusso per pochi (Mike e Amanda, per via delle continue spese, si troveranno a dover rinunciare al loro sogno di diventare genitori). Un’esistenza in cui, nei fatti, non possediamo più niente (tutto, ormai, è rateizzato attraverso forme di abbonamento o leasing). Dove un inaspettato problema di salute può metterti presto in ginocchio (peculiarità, purtroppo, non più esclusiva di paesi come gli Stati Uniti).

…differenti ma ugualmente tragiche
Troviamo un’altra coppia anche al centro del quinto episodio di questa settima stagione, dal titolo Eulogy. Una coppia non più indissolubilmente legata come la precedente, ma che ha concluso da tempo il suo percorso di vita insieme. Sono passati, infatti, anni da quando il solitario Phillip (il grandissimo Paul Giamatti, recentemente visto in The Holdovers) ha avuto notizie di Carol, suo amore di gioventù. Purtroppo, l’occasione è la morte di quest’ultima. L’uomo viene contattato per scandagliare i ricordi della sua vita insieme alla defunta, al fine di registrarli e utilizzarli durante la commemorazione funebre. Tutto questo mediante il sistema Eulogy, appunto.
L’episodio è un commovente, e spesso anche amaro, viaggio attraverso frammenti di memorie, ricostruite attraverso immagini parziali e il racconto orale che Phillip fa alla Guida (Patsy Ferran), avatar digitale del programma. Non è la prima volta che Black Mirror riflette su temi come la morte e il lutto (la struggente puntata della seconda stagione Torna da me), cercando di immaginare come l’uomo potrebbe usare la tecnologia per cristallizzare il ricordo dei propri cari nel tempo, se non addirittura nel tentativo di superare la sua mortalità. Tematica che rende quest’altra storia sulla coppia molto differente dalla precedente, ma non per questo meno tragica.

Black Mirror, tra sci-fi e derive fantastiche
Nella commistione di generi che è Black Mirror, dove l’idea e l’atmosfera prevalgono sull’hard science fiction, si trovano spesso MacGuffin fantascientifici così incredibili da avvicinarsi ai territori del fantastico. Cosa che si può affermare anche sulla trovata alla base di Bestia nera, secondo episodio di questa settima stagione.
La trama vede Maria (Siena Kelly), giovane donna alle dipendenze di un’azienda dolciaria, alle prese con una sua vecchia conoscenza, l’ex compagna di scuola Verity (Rosy McEwen), tornata per vendicarsi dei torti subiti in passato. Verity inizia a tormentare subdolamente la protagonista, riuscendo sempre a nascondere e negare le sue malefatte. Siamo dalle parti degli scaltri stalker da thriller psicologico alla Max Cady, luciferino personaggio interpretato da Robert De Niro nel Cape Fear – Il promontorio della paura di Martin Scorsese. Ma qui c’è qualcosa di più; sembrerebbe che la donna sia in grado di alterare la realtà a suo piacimento, come per magia, tanto da spingere le sue vittime alla disperazione più assoluta.
Da un elemento quasi fantastico ma da incubo, passiamo a toni più vicini al fiabesco. Quella presentata da Hotel Reverie, terzo episodio di questa annata, è infatti una fiaba cinefila. All’annoiata star di Hollywood Brandy Friday (Issa Rae) viene offerta la possibilità di recitare nel remake del classico Hotel Reverie, pellicola fittizia ispirata ai grandi drammi romantici degli anni ’40 (Rebecca – La prima moglie, Casablanca). Il tutto avverrà non come in un normale rifacimento, ma facendo letteralmente entrare dentro il film originale la nuova attrice, con lo scopo di sovrascrivere la sua interpretazione a quella del vecchio protagonista (maschio e bianco, mentre lei è donna e afroamericana.
Una riflessione anche sui recenti rifacimenti con scelte di casting color e gender blind). Durante la sua permanenza nella pellicola, Brandy non solo porterà scompiglio con il suo linguaggio colorito (il mondo di finzione puritano, sconvolto da alcuni visitatori esterni, era anche uno dei temi di Pleasantville), ma arriverà anche a innamorarsi della sua coprotagonista, la defunta attrice Dorothy Chambers (Emma Corrin).

Episodi autoconclusivi ma non troppo
Nonostante la natura antologica di Black Mirror, non è nuovo per Charlie Brooker disseminare alcuni elementi ricorrenti, già apparsi in precedenti episodi, attraverso tutta la serie. Gli Experiencer Disk, per esempio, con cui i vari protagonisti si connettono ai programmi di realtà virtuale, sono una delle costanti dello show sin dall’ormai storico episodio San Junipero, addirittura risalente alla terza stagione. Faranno la loro comparsa diverse volte anche durante queste puntate nuove di zecca, così come la piattaforma di streaming Streamberry, esordita nel primo episodio della scorsa annata, Joan è terribile. Piccole trovate volte a instaurare come una sorta di rapporto ludico con lo spettatore, sempre pronto a giocare alla caccia agli easter egg, ma non solo.
Questa stagione, infatti, riporta in scena anche alcune vecchie conoscenze, come il bizzarro game designer Colin Ritman (Will Poulter), già comprimario dello speciale interattivo Bandersnatch. L’episodio Come un giocattolo diretto da David Slade, come anticipato sopra, è ambientato nel medesimo universo narrativo del film uscito nel 2018. Protagonista è l’ex critico videoludico Cameron Walker (Peter Capaldi), in arresto perché ritenuto colpevole di uno strano omicidio. Interrogato da un agente di polizia e da una psichiatra, l’uomo sembrerebbe totalmente delirante. Quella che seguirà è una confessione tanto incredibile quanto inquietante. Un racconto portato avanti da un narratore che ha perso completamente il senno, in puro stile lovecraftiano, e pregno di nostalgia per i videogiochi degli anni ’90, da Street Fighter II Turbo a System Shock.
Ma la settima stagione di Black Mirror, nel suo ultimo episodio, regala anche un seguito diretto a una delle sue puntate più iconiche: USS Callister. In USS Callister: Infinity, infatti, ritroviamo tutti i cloni digitali scappati dal dispotico programmatore Robert Daily (Jesse Plemons) e adesso intenti a sopravvivere nello sconfinato gioco online Infinity. L’equipaggio dell’astronave Callister, guidato da Nanette (Cristin Milioti, reduce dall’ottima prova di The Penguin), si arrabatta come può, derubando gli altri giocatori dei crediti necessari per sopravvivere e cercando, nel mentre, di non farsi ammazzare (per loro la morte in game sarebbe definitiva). Un episodio dai toni sicuramente più leggeri rispetto ai precedenti, dove avventura e spettacolarità, con anche una certa dose d’ironia, la fanno da padrone.


