domenica, Ottobre 24, 2021
HomeSerie TvRecensioni Serie TvY: L'ultimo uomo, recensione della serie tratta dal fumetto di Brian K....

Y: L’ultimo uomo, recensione della serie tratta dal fumetto di Brian K. Vaughan

La recensione di Y: L'ultimo uomo, serie tratta dal fumetto di Brian Vaughan. Disponibile su Star, all'interno di Disney+, dal 22 settembre.

Io sono leggenda di Richard Matheson, edito in Italia anche con il titolo I vampiri, è l’opera di fiction che, forse più di tutte, ha popolarizzato il contesto post-apocalittico nell’immaginario collettivo. Un romanzo che ha lasciato il suo marchio indelebile anche nel mondo del cinema e della televisione, sia con pellicole tratte direttamente dalla fonte cartacea (il classico L’ultimo uomo della terra con Vincent Price, 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra con protagonista Charlton Heston e il relativamente recente, e omonimo, Io sono leggenda con Will Smith), che influenzando opere affini nel soggetto (film come 28 giorni dopo, serie tv come l’ironica The Last Man on Earth). Un lavoro seminale, diventato un riferimento imprescindibile, con cui tutti si devono confrontare approcciandosi al contesto post-apocalittico. Non fa eccezione Y: L’ultimo uomo, i cui primi tre episodi saranno disponibili su Star, all’interno della piattaforma Disney+, dal 22 settembre, per poi uscire a scadenza settimanale.

La serie è tratta dall’omonimo fumetto di Brian K. Vaughan, uscito per Vertigo – etichetta di DC Comics pensata per pubblicare storie dal target più maturo – dal 2008 al 2011. Un autore che ha dimostrato più volte una propensione per i personaggi femminili (tanti, per ragioni che vi saranno presto chiare, quelli presenti in Y: L’ultimo uomo), anche in altri suoi lavori, come il suo ciclo di storie per Swamp Thing (personaggio DC reso celebre da Alan Moore) e Paper Girls (da noi pubblicato da BAO Publishing). Una peculiarità, la forte presenza femminile in questa storia, che si è pensato di valorizzare affidandola ad un team esclusivamente composto da registe e sceneggiatrici, capitanato dalla showrunner Eliza Clark (la serie tv di Animal Kingdom).

Questo affollamento di donne, di cui accennavamo sopra, è presto spiegato: il decadimento della società costituita, in Y: L’ultimo uomo, è portato da un misterioso fenomeno che causa la morte di tutti gli esseri viventi con il cromosoma Y. Tutti tranne uno, il nostro protagonista Yorick (Ben Schnetzer). Il destino di Yorick si incrocia presto con quello dell’agente segreto 355 (Ashley Romans), mandata in sua difesa da Jennifer Brown (Diane Lane), madre del ragazzo ed ex membro del congresso, ora – dopo la morte delle cariche dello stato a lei superiori –, a suo malgrado, presidente USA. Nel mentre altri superstiti – tra cui la sorella di Yorick, Hero (Olivia Thirlby), e il suo amico transessuale Sam (Elliot Fletcher) – lottano per la sopravvivenza in un mondo ormai in preda al caos.

Le strade innaturalmente vuote di New York, una figura in cerata e maschera antigas si aggira tra le macchine abbandonate e piene di cadaveri. Queste le immagini che ci accolgono nell’incipit del primo episodio di Y: L’ultimo uomo, scene che sembrerebbero uscire dal succitato romanzo Io sono leggenda, o da una delle sue trasposizioni cinematografiche. Un momento classico del genere, riscontrabile anche, per esempio, in episodi di serie quali The Walking Dead e il recente adattamento di The Stand.

Proprio questa abbondanza di film e serie post-apocalittiche, contesto visto e rivisto in tutte le salse, rende Y: L’ultimo uomo un prodotto non così originale; un’idea di base interessante che nello sviluppo cade nei soliti cliché del genere. Lotta per la sopravvivenza, incontri-scontri con altri gruppi di sopravvissuti, alleanze, dilemmi morali, tensioni intestine per il potere (qui la minaccia alla guida della neo presidente Brown sarà la politica bigotta e conservatrice Regina Oliver, interpretata da Jennifer Wigmore. La storia originale è stata aggiornata ai tempi del trumpismo); una sequela di situazioni che conosciamo tutti molto bene, anche chi abbia solo seguito per poco la famosissima The Walking Dead.

Tutto questo, unito ad una scrittura e ad una realizzazione tecnica nella media, non permettono a Y: L’ultimo uomo di distinguersi dalla massa. Non una serie brutta, ma che di sicuro sa di già visto e va ad ingrossare le fila delle proposte seriali odierne, senza offrire niente di particolarmente interessante al di là dell’intrigante premessa.

Guarda il trailer ufficiale di Y: L’ultimo uomo

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Y: L'ultimo uomo ha un'idea di base interessante, un'apocalisse scatenata da un evento mai visto prima. Purtroppo la serie nello sviluppo non riesce ad affrancarsi dai cliché del genere, non aggiungendo niente di nuovo da quanto visto in altri prodotti simili. Anche la scrittura e la realizzazione tecnica rientrano nella media delle produzioni televisive odierne, senza brillare particolarmente in nessun aspetto.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recenti

- Advertisment - Aggiungi MGM al tuo Prime Video. Di più dei classici che ami!