lunedì, Marzo 8, 2021
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WandaVision, recensione dei primi due episodi della serie Marvel

La recensione dei primi due episodi di WandaVision, la prima serie Marvel ambientata nel MCU. Disponibile su Disney+.

Dopo mesi di attesa arriva finalmente su Disney+ la prima serie dedicata all’Universo Marvel: WandaVision, di cui sono attualmente disponibili i primi due episodi. Avevamo lasciato i personaggi di Visione (Paul Bettany) e Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen) al cospetto della furia distruttiva di Thanos nel dittico cinematografico composto da Avengers: Infinity WarAvengers Endgame. Lui ucciso dal villain interpretato da Josh Brolin, deciso ad appropriarsi dell’ultima gemma dell’infinito (quella della mente), lei invece disperata a causa della perdita del proprio amato.

Pareva, a tutti gli effetti, la fine. Quantomeno riguardo al personaggio di Visione, introdotto come la compagna in Avengers: Age of Ultron. E invece, ecco che i due personaggi ritornano, rivestendo i loro panni, in una ambientazione però insolita: quella di una (all’apparenza) pacifica provincia americana degli anni ’60, filtrata attraverso l’estetica di una sitcom di quegli anni (rigorosamente in b/n, quindi, e con formato video 4:3).

Wanda e Visione si sono trasferiti in una ridente cittadina americana: Westview. Hanno una bella casa in un anonimo quartiere residenziale, vicini simpatici (anche se un po’ invadenti) e lui ha persino trovato lavoro – come impiegato – presso un’azienda che produce fogli di calcolo. La loro quotidianità è scandita dai tentativi (spesso tragicomici) di integrarsi con la comunità cittadina. Ma una certa inquietudine aleggia nell’aria. Quella che stanno vivendo è la realtà, oppure si tratta di un mondo parallelo in cui sono prigionieri?

Dopo 23 film suddivisi in tre fasi, rinnovare l’MCU non era semplice. Specie adattandolo al formato seriale. La strada più ovvia era quella di riprendere – con le debite differenze – l’estetica delle opere cinematografiche (probabilmente alla base di The Falcon and the Winter Soldier, in arrivo a marzo). Chiamata a elaborare il progetto di una estensione dell’universo Marvel sul piccolo schermo, la sceneggiatrice Jac Schaeffer (Captain Marvelha scelto invece di intraprendere un percorso assai differente: decisamente più tortuoso, ma anche maggiormente intrigante.

Lasciandosi alle spalle i toni epici degli ultimi capitoli apparsi sul grande schermo, WandaVision recupera, da una parte, una narrazione più intima, dando largo spazio ai due personaggi – benché osservati attraverso una lente deformante -, mentre dall’altra spiazza (almeno nelle prime due puntate) lo spettatore “riducendo” il racconto Marvel a una mera situation comedy.

Così, dopo aver salvato la Terra, Wanda e Visione si ritrovano a vivere in un mondo (finzionale?) non dissimile da quello descritto nella celebre sitcom Vita da strega (in onda dal 1964 al 1972), a cui la serie Disney+ ammicca continuamente. A ben vedere, la vita dei due protagonisti è a tutti gli effetti un programma d’intrattenimento: con tanto di intramezzo pubblicitario dedicato alla promozione di un innovativo tostapane delle Stark Industries, oppure a un virile orologio made in Germany (ovviamente prodotto dalla Hydra: chi altri, sennò?).

C’è un che di The Truman Show di Peter Weir nelle prime due puntate di WandaVision. La serie parte come una commedia surreale (quasi fantastica, dati anche i poteri dei due coniugi), incentrata soprattutto sull’incapacità dei due supereroi di vestire i panni di persone comuni. Nonostante ci provino: lei stringe amicizia con la logorroica vicina di casa Agnes (Kathryn Hahn), e cerca di entrare nell’esclusivo club femminile diretto dall’intransigente Dottie (Emma Caulfield Ford); lui, invece, vuole fare una bella impressione al proprio datore di lavoro, Mr. Hart (Fred Melamed), ed entra a far parte di un comitato di vigilanza.

Sin dalla prima puntata, però, elementi perturbanti penetrano – impercettibilmente – nella narrazione. Strani comportamenti da parte degli abitanti della cittadina, un elicottero giocattolo di color rosso fuoco trovato in una siepe, uno strano tizio – per giunta vestito da apicoltore – che fuoriesce da un tombino, interferenze radiofoniche in cui risalta una voce indistinta (di chi?) che si rivolge direttamente a Wanda.

Chiaramente introduttivi, i primi due episodi di WandaVision, diretti da Matt Shakman (Il trono di spade, FargoMad Man), immergono direttamente lo spettatore nel racconto, alimentando il senso di mistero che aleggia sull’esistenza dei due protagonisti. Le premesse sono ottime. La serie è brillante, creativa, mai banale. La scelta di recuperare l’estetica televisiva anni ’60 non dà mai la sensazione di essere strumentale, ma acquisisce senso soprattutto di fronte alle “storture” che cominciano a intravedersi nel mondo perfetto in cui sono condannati ad abitare Wanda e Visione.

Se le prossime puntante della serie – in totale sono 9 – riusciranno a mantenersi sullo stesso livello, vorrà dire che dopo aver già fatto centro con Star Wars (grazie al sontuoso The Mandalorian), la Disney sarà riuscita anche a colpire nel segno per quanto riguarda la Marvel. Dimostrando, di conseguenza, che la piattaforma Disney+ non è solo una mediateca retroattiva, ma uno spazio creativo dove poter fare davvero la storia del cinema e della serialità.

Guarda il trailer ufficiale di WandaVision

GIUDIZIO COMPLESSIVO

I primi due episodi di WandaVision immergono direttamente lo spettatore nel racconto, alimentando il senso di mistero che aleggia sull'esistenza dei due protagonisti. Le premesse sono ottime. La serie è brillante, creativa, mai banale. La scelta di recuperare l'estetica televisiva anni '60 non dà mai la sensazione di essere strumentale, ma acquisisce senso soprattutto di fronte alle "storture" che cominciano a intravedersi nel mondo perfetto in cui sono condannati ad abitare Wanda e Visione.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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