sabato, Maggio 18, 2024
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Un’estate fa, recensione della serie Sky con Lino Guanciale e Filippo Scotti

La recensione dei primi sei episodi di Un'estate fa, serie con protagonisti Lino Guanciale e Filippo Scotti. Dal 6 ottobre su Sky e in streaming su NOW.

La nostalgia è la malinconia, struggente, che proviamo verso i momenti felici che possono essere incarnati da luoghi, persone, situazioni e circostanze specifiche o perfino sconosciute. Perché lo dimostrano i fatti: il pubblico ama proiettarsi in epoche lontane, che non ha vissuto, guardando a quest’ultime come a delle immaginarie età dell’oro in cui tutto era più splendente, genuino e affascinante.

Stranger Things, ad esempio, è stata la serie dei record: un prodotto targato Netflix che ha conquistato gli spettatori di ogni età, dai nostalgici degli anni ’80 fino a tutti coloro che non li hanno vissuti in prima persona ma solo sognati e desiderati ardentemente. Dall’uscita della prima stagione si è scatenata una vera e propria rivoluzione culturale dei costumi che ha investito la società globale, riportando in auge gli ‘80s e le loro icone; un vero e proprio “effetto nostalgia” che continua ad avere sempre grandissima presa sui fruitori audiovisivi, sempre a caccia di nuovi (e vecchi) fenomeni che possano proiettarli – esattamente come una capsula del tempo – in un preciso momento di un’indefinita linea temporale.

In un mercato audiovisivo come il nostro, forse poco avvezzo ai linguaggi della pop culture, latitano quei prodotti d’intrattenimento mainstream dal sapore internazionale, a tratti patinato, con un grande appeal commerciale che possa permettere anche di esportarli all’estero, in ambiti più competitivi. E con Un’estate fa, serie Sky Original prodotta da Sky Studios e Fabula Pictures, il colosso dell’intrattenimento in streaming cerca proprio di cavalcare quest’onda lunga, creando un tipo di format in grado di mescolare insieme i generi per intrattenere la più ampia porzione di pubblico possibile, complice l’alta diffusione delle piattaforme VOD e la curiosità nei confronti di questa novità, che arriverà sui piccoli schermi a partire dal 6 ottobre sui canali Sky e in streaming solo su NOW.

Di cosa parla Un’estate fa?

Elio (Lino Guanciale) è un cinquantenne dalla vita che sembra perfetta, con una bella famiglia e un lavoro da avvocato. Quando viene rinvenuto il corpo della ragazza di cui era innamorato da adolescente, Arianna (Antonia Fotaras), tornerà con la memoria a quell’estate del 1990, quando lei sparì misteriosamente durante una vacanza in campeggio insieme ai loro amici, quando lui fu rinvenuto in stato confusionale, senza alcun ricordo di ciò che era successo. Più di 30 anni dopo, la polizia ritrova il corpo di Arianna e la scientifica non ha dubbi: la ragazza non è morta accidentalmente, è stata uccisa ed Elio è in cima alla lista dei sospettati.

Sconvolto, l’uomo è vittima di un incidente d’auto: al suo risveglio si ritrova nel 1990, nell’infermeria del campeggio. Ha di nuovo 18 anni ma la coscienza di un adulto… è un sogno? Sta finalmente recuperando la memoria o sta diventando pazzo? Sa solo che, tra pochissimo, qualcuno in quel campeggio ucciderà Arianna. Sente l’urgenza di fare qualcosa, di condurre un’indagine tra passato e presente, ma la sua mente continua a spostarsi nel tempo, tra l’oggi e il 1990.

Un’estate fa. Foto di Francesco Berardinelli.

Un’estate fa sfrutta il suddetto “effetto nostalgia” non tanto per sedurre gli spettatori, ma per creare un indotto: evocare sullo schermo (di una piattaforma, in questo caso) i fasti dell’estate italiana dei ’90 – con tanto di epopea mondiale vissuta in casa – e la spensieratezza, sottolineata anche da una playlist che strizza l’occhio al pop commerciale degli ’80 appena terminati (tra Boys di Sabrina Salerno e Take On Me degli A-h), permette di sospendere l’incredulità della maggior parte dei fruitori, convincendo tanto quelli che hanno vissuto quei periodi quanto tutti coloro che li hanno solo immaginati, forse desiderati, fino a ricrearli in modo fittizio magari tra party a tema e serate ad hoc.

Un jukebox della memoria emotiva

Siamo davanti ad un format televisivo intelligente: la scansione in puntate si presta perfettamente alla formula della detection permettendo, replica dopo replica, di scivolare sempre più a fondo nell’intrigo che attraversa la serie. L’accenno paranormale “quanto basta”, esattamente come in cucina, permette di non stravolgere la formula e mantenere solida, al timone, quella sospensione, rendendo credibile un protagonista – Elio – che, all’improvviso, si ritrova letteralmente a viaggiare nel tempo, muovendosi tra passato e presente. I personaggi sono perfette pedine di una scacchiera più ampia, concepita seguendo gli assi cartesiani del soggetto e della sceneggiatura scritti da Michele Alberico e Massimo Bacchini insieme a Valerio Cilio (Christian, sempre per Sky) e Federico Favot; ognuno è funzionale a portare avanti il racconto per immagini, facendo procedere l’indagine volta a scoprire l’identità dell’assassino della giovanissima Arianna: un caso irrisolto che si riapre dopo più di trent’anni, sconvolgendo le vite degli altri personaggi, all’epoca dei fatti ragazzini pronti a spendere una lunga estate spensierata in campeggio.

La scelta di Lino Guanciale per interpretare la versione adulta di Elio si rivela vincente, optando così per un volto noto alla serialità mainstream – targata Rai – per un prodotto altrettanto pop ma di una piattaforma streaming; allo stesso tempo, affiancarlo alla sua versione adolescente – nei cui panni si cala Filippo Scotti, già protagonista del sorrentiniano È stata la mano di Dio – allarga ancor di più il bacino degli spettatori, incuriosendo e trascinando nel gioco seducente della messinscena, tra amnesie e viaggi nello spazio-tempo, misteri e indizi da risolvere, colpi di scena e intrighi che emergono man mano che si procede con la visione delle otto puntate che compongono la serie.

Ma a conti fatti, Un’estate fa si configura come un jukebox della memoria emotiva: tutti i dischi sono pronti, non resta altro da fare che infilare la monetina e scegliere quello che si preferisce, lasciandosi trasportare in una dimensione “altra”. Per suffragare questo progetto, registi (Davide Marengo e Marta Savina, NdR)) e sceneggiatori hanno scelto di giocare sulle divergenze temporali, tra formati e colori, effetti analogici e digitali, colori saturi nel passato e sbiaditi – fino al cupo grigio – nel presente; la scelta musicale è anacronistica (perché non racconta assolutamente gli anni ’90) ma vincente, capace di solleticare le corde emotive degli anni ’80 che ancora risuonano forti nell’immaginario collettivo più pop(ular). La ripetitività del meccanismo narrativo (questi continui “salti” nel tempo) che avviene apparentemente senza una logica predefinita viene ovviata dalla possibilità di vedere, sullo schermo, due distinte linee narrative contemplate alla stregua di due prodotti audiovisivi diversi, considerati i toni e le atmosfere.

Un mistery che mescola indagine e introspezione

Sì, perché mentre il presente di Un’estate fa è un mistery che mescola sapientemente indagine e introspezione, il passato recupera il tono spensierato delle estati italiane che hanno colonizzato il grande schermo per anni, guardando soprattutto agli esperimenti vanziniani più riusciti – come Sapore di mare – ma anche ad una lunghissima tradizione che affonda le proprie radici nella nostra commedia all’italiana. Generi e sottogeneri – il crime, il teen drama e la malinconia legata al concetto stesso di “estate italiana” – si ritrovano così a coesistere nello stesso prodotto e nello stesso momento, soddisfacendo i palati di tutti e, in particolare, quelli più esigenti, ormai abituati a prodotti seriali internazionali che stuzzicano la curiosità percorrendo strade diverse, al confine tra la tradizione e le riletture della contemporaneità.

Prodotto ben ingegnato sulla carta e trasposto, senza trasgressione, sul piccolo schermo, Un’estate fa è un’operazione intelligente e affascinante, che seduce lo spettatore con l’arma della nostalgia, riavvolgendo il tempo – e la memoria – esattamente come il nastro di un VHS o di una musicassetta, riportando tutti indietro, nel cuore di momenti (e attimi) che ci hanno visto realmente felici.

Guarda il trailer ufficiale di Un’estate fa

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Un’estate fa è un’operazione intelligente e affascinante, che seduce lo spettatore con l’arma della nostalgia, riavvolgendo il tempo – e la memoria – esattamente come il nastro di un VHS o di una musicassetta, riportando tutti indietro. Generi e sottogeneri – il crime, il teen drama e la malinconia legata al concetto stesso di “estate italiana” – si ritrovano così a coesistere nello stesso prodotto e nello stesso momento, soddisfacendo i palati di tutti e, in particolare, quelli più esigenti, ormai abituati a prodotti seriali internazionali che stuzzicano la curiosità percorrendo strade diverse, al confine tra la tradizione e le riletture della contemporaneità.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Un’estate fa è un’operazione intelligente e affascinante, che seduce lo spettatore con l’arma della nostalgia, riavvolgendo il tempo – e la memoria – esattamente come il nastro di un VHS o di una musicassetta, riportando tutti indietro. Generi e sottogeneri – il crime, il teen drama e la malinconia legata al concetto stesso di “estate italiana” – si ritrovano così a coesistere nello stesso prodotto e nello stesso momento, soddisfacendo i palati di tutti e, in particolare, quelli più esigenti, ormai abituati a prodotti seriali internazionali che stuzzicano la curiosità percorrendo strade diverse, al confine tra la tradizione e le riletture della contemporaneità.Un’estate fa, recensione della serie Sky con Lino Guanciale e Filippo Scotti