venerdì, Aprile 12, 2024
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Un amore, recensione della serie Sky con Stefano Accorsi e Micaela Ramazzotti

Ideata e scritta da Accorsi insieme a Enrico Audenino, Un amore è disponibile su Sky e in streaming su NOW dal 16 febbraio.

Parlare d’amore è come provare a circoscrivere l’invisibile, mentre si tenta di dar corpo all’insondabile cercando, nei limiti del possibile, di andare oltre i banali cliché del caso. Operazioni non semplici, considerando che è il tema più comune nel mondo dell’arte: tra musica, cinema, televisione, mondo figurativo, letteratura, teatro e innumerevoli altre sfumature, tutti hanno cercato qualcosa di originale da dire quando si parla d’amore (parafrasando, con grande libertà, un famoso capolavoro letterario di Raymond Carver).

Anche Sky, da sempre attenta a cercare un equilibrio tra produzioni più ricercate – come la celebre 1992 o la recente Unwanted – e opere dal sapore squisitamente pop che guardano al grande pubblico generalista (ultima, in ordine di apparizione, la versione serializzata del brand firmato da Massimiliano Bruno Non ci resta che il crimine), ha deciso di puntare tutto su un argomento così delicato e complesso come la sfera dei sentimenti, cavalcando l’onda recente di San Valentino e rilasciando su Sky e in streaming su NOW, a partire dal 16 febbraio, i primi episodi di Un amore. Nuova serie Sky Original in sei episodi ideata da Stefano Accorsi ed Enrico Audenino, vede protagonisti lo stesso Accorsi (visto di recente in 50 Km all’ora) e Micaela Ramazzotti (Felicità), affiancati dai giovanissimi Luca Santoro e Beatrice Fiorentini (Resvrgis) nei panni delle loro versioni più giovani e da veterani come Ottavia Piccolo e Andrea Roncato.

Nella Bologna di oggi si intreccia la storia d’amore, frammentata nello spazio e nel tempo, di Alessandro e Anna: entrambi, poco più che maggiorenni, si conoscono casualmente durante un viaggio Interrail in Spagna. È una calda estate di fine anni ‘90 e i due si innamorano subito. Le loro vite però sono molto più complicate del destino che li ha uniti e presto i due sono costretti a separarsi. Negli anni restano legati da un intenso rapporto epistolare, senza riuscire mai a trovare il coraggio di vedersi. Tuttavia, a vent’anni dal loro primo incontro e ormai adulti, si ritrovano proprio nella “loro” Bologna. E quel sentimento, mai esauritosi nel tempo, si dovrà scontrare con le interferenze di una realtà più complessa di quella che avevano evocato solo attraverso le parole.

Una serie sul desiderio, carnale e immaginario

Per riprendere il filo del discorso, questa volta bisogna scomodare per forza Carver con il titolo del suo cult immortale e porci una domanda fondamentale: di cosa parliamo davvero quando parliamo di amore? Perché non è facile circoscrivere argomentazioni e sentimenti, da sempre mutevoli e prede facili della soggettività. Potremmo dire, ad esempio, che Un amore è una serie sul desiderio – carnale e immaginario – che raccoglie innumerevoli topoi (narrativi e non) per sondarli nel profondo, analizzando l’umanità dei personaggi.

Alessandro e Anna, i due protagonisti, sono i prototipi perfetti dell’opera audiovisiva media incentrata sui sentimenti: lui è un uomo costantemente in fuga che scappa per paura, mentre lei è alla ricerca di una buona occasione per poter sbocciare e ricominciare tutto. Si incontrano a vent’anni su un treno, durante un Interrail attraverso la Spagna, e non si lasciano mai più. Possono passare gli anni, mutare i tempi, cambiare le mode e le persone ma il sentimento che li lega resta sempre costante, cristallizzato nello spazio e nel tempo, unica costante che li tiene ancorati a terra; e il patto che hanno stretto tra loro, di non incontrarsi mai più per non dover cedere ad un’emozione più profonda che inizia a destabilizzarli e ad insinuarsi nel loro legame puro quanto disinteressato, è il filo che li trattiene e impedisce loro di librarsi nel cielo come palloncini colti in fuga, mentre sono alla ricerca di una nuova ebbrezza.

La regia di Francesco Lagi sposa proprio l’estetica della rapsodia frammentaria, riflettendo l’emotività inquieta dei due protagonisti in termini visivi: il presente si incrocia con il passato, l’ordine naturale delle cose è abolito e, infine, le immagini dell’odierna Bologna si alternano a quelle vintage di un luogo “che fu”, che esiste ancora nella memoria emotiva dell’infanzia di chi lo ha vissuto. Accorsi e la Ramazzotti si aggirano in questo scenario malinconico di luci, ombre e fantasmi, immortalati mentre cercano di combattere un sentimento, di resistergli ad ogni costo per non alterare uno status quo costruito, con pazienza e devozione, in quasi vent’anni di corrispondenza.

E in tal modo diventa un atto d’amore anche quello nei confronti di un luogo, di una realtà cosmopolita ma – ancora una volta – circoscritta nel range delle piccole abitudini, nella sua natura di melting pot internazionale dal sapore provinciale, realtà infinitesimale nella quale tutti si conoscono e mantenere un segreto sembra un’impresa titanica. Le premesse narrative di Un amore quindi sembrano, sulla carta, interessanti e affascinanti tanto da sedurre un pubblico curioso di vedere come si evolverà, sul piccolo schermo, la vicenda dei due tormentati amanti; ma quasi subito l’arma del linguaggio pop(ular) si rivela a doppio taglio, spingendo a riflettere sui confini e le intenzioni di un prodotto generalista nato in seno ad una piattaforma dal gusto più ricercato.

Dal set di Un amore. Foto di Luisa Carcavale.

Alla ricerca di un’identità tra le pieghe del melò

Perché con Un amore, Sky procede lungo una ricerca formale che vuole offrire al proprio pubblico prodotti di intrattenimento più ampi e variegati, incentrando alcune delle sue storie su un “effetto nostalgia” contagioso e seduttivo: sulla scia del revival anni ‘80 operato, negli USA e da Netflix, con Stranger Things, anche la versione italiana della celebre piattaforma ha cercato di puntare su nuove serie in grado di riavvolgere il nastro del tempo nella mente sia degli spettatori più cresciuti, solleticando le corde della loro curiosità (com’era già accaduto con Un’estate fa), sia in quelli più giovani.

E in quest’ottica, parlando della nuova serie, la narrazione è pronta a splittare dividendosi tra gli anni ‘90 e il presente, cavalcando l’onda dell’amarcord e della malinconia struggente, emanando suggestioni e atmosfere attraverso canzoni, dettagli, scelte stilistiche, estetiche e perfino cromatiche. Tutta la linea narrativa di Anna e Alessandro adolescenti strizza l’occhio al gusto per il teen drama, altro prodotto televisivo di successo tra le piattaforme (come non pensare, ad esempio, all’amatissimo SKAM Italia?) che sposta l’attenzione sui più giovani sperando di catturare anche la loro curiosità in quanto pubblico. Il risultato, nel caso di Un amore, in linea di massima funziona, non manca l’appuntamento con l’intrattenimento più “leggero” (nonostante la profonda complessità del tema affrontato) e, sempre cavalcando un’onda malinconica, ricorda nelle sue suggestioni il romantico Richard Linklater della Before Trilogy.

Nonostante le premesse accattivanti e l’attenzione formale per i dettagli, Un amore manca un po’ l’appuntamento con il treno giusto e la coincidenza fortuita con il destino, cercando una propria identità ben definita tra le pieghe del melodramma, tradendo così un potenziale pop dalle infinite sfumature identitarie. Ciò che rimane, a fronte di un’intera produzione impeccabile, è una serie a tratti fragile e che osa poco perdendo sul fronte dell’originalità, pronta a barcamenarsi tra i soliti topoi sentimentali, tra triangoli pericolosi e amori non corrisposti o brucianti, amanti perduti e infine ritrovati mentre sono alle prese con le difficoltà di una vita che divora le cose belle, corrose lentamente dal tempo come la sabbia dal vento. Un amore è un prodotto godibile che non osa fino in fondo con il potenziale del linguaggio audiovisivo seriale per raccontare, sotto una luce differente, un tema che già ha avuto molto da dire: quella travolgente attrazione tra due anime che la maggior parte delle persone chiama amore.

Guarda il trailer ufficiale di Un amore

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La serie cerca di raccogliere innumerevoli topoi - narrativi ed emotivi - per sondarli nel profondo, analizzando l’umanità dei personaggi e superando il tranello del cliché quando si affronta un tema come l'amore, complice una regia che frammenta lo spazio-tempo inseguendo la psicologia dei due protagonisti. Ma nonostante il gusto pop, Un amore non riesce ad osare sfruttando, nel migliore dei modi, il potenziale del linguaggio audiovisivo seriale, finendo per scivolare nel territorio del melodramma più convenzionale.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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