HomeSerie TvRecensioni Serie TvTrue Detective: Night Country, recensione della serie con Jodie Foster e Kali...

True Detective: Night Country, recensione della serie con Jodie Foster e Kali Reis

La recensione di True Detective: Night Country, attesissima quarta stagione dell’acclamata serie cult. Dal 15 gennaio su Sky e in streaming su NOW.

La serie antologica True Detective non passerà certo alla storia come una delle più innovative. Riprende infatti temi, atmosfere e meccanismi narrativi usati e abusati da cinema e serialità, sebbene riesca – in particolare nella prima acclamata stagione – a rielaborarli con una sapienza tale da dare l’impressione di essere un’opera unica e inedita. Merito naturalmente del suo creatore, Nic Pizzolatto, che prima di immaginarsi le disavventure esistenziali dei detective Martin Hart e Rustin Cohle in una Louisiana paludosa e oscura si era dedicato in particolare all’insegnamento accademico (corso di scrittura creativa, e quale sennò?) e alla letteratura, esordendo come sceneggiatore a più di trent’anni firmando due episodi della serie crime The Killing.

Grazie alla prima stagione di True Detective (2014), Pizzolatto si afferma come uno degli sceneggiatori e showrunner più incisivi della serialità moderna, anche se i suoi successivi progetti (tra cinema e tv), per quanto interessanti, non riescono neppure ad avvicinarsi alla complessità e al fascino di quelle prime otto indimenticabili puntate. In verità, a proposito della serie che l’ha reso celebre, bisogna ammettere che c’è stata probabilmente un’eccessiva severità nel giudicare i suoi tentativi di rinnovarla. Bistrattata la seconda stagione (2015), tutt’altro che perfetta ma coraggiosa nel provare a percorrere altre strade possibili: l’ambientazione si sposta dalla Louisiana nell’assolata California, dal thriller a tinte horror si passa al gangster movie e i protagonisti da due diventano quattro. Poco apprezzata la terza (2019), dove Pizzolatto torna inevitabilmente, dopo l’insuccesso della precedente, nella sua comfort zone: riprende gli elementi caratteristici della prima stagione, ambientando la vicenda nuovamente in una provincia chiusa (l’Arkansas), ma sostituendo la componente esistenziale con una riflessione sul tema della memoria (e dei traumi ad essa connessi).

L’oggettivo calando della qualità delle stagioni successive alla prima, la conseguente freddezza di pubblico e critica, e l’eccessivo tempo trascorso tra la seconda stagione e la terza (quattro anni, un’enormità dal punto di vista seriale) avevano fatto presagire la fine (quantomeno temporanea) dell’esperienza di True Detective. E così probabilmente sarebbe stato se la Warner, proprietaria del canale HBO, non avesse avuto l’intuizione di trasformare un progetto originale sviluppato dalla regista messicana Issa López nella quarta stagione della serie. Un nuovo capitolo che sarà disponibile, in contemporanea con gli Stati Uniti, dal 15 gennaio su Sky e Now, e che già dal titolo “tradisce” la sua natura di spin-off, e la volontà di emanciparsi dalle tre stagioni precedenti, aggiungendo un sottotitolo che graficamente sovrasta quello originale: True Detective: Night Country. Un’intenzione confermata anche nei titoli di testa che introducono le sei puntate, dove viene esplicitamente dichiarato che la serie è basata su quella creata da Pizzolatto. Ragione per cui, anziché considerare il nuovo capitolo come una prosecuzione ideale di quelli precedenti, sarebbe più giusto ritenerlo un oggetto seriale totalmente nuovo e autonomo, diverso rispetto a quanto lo ha preceduto.

Bye Bye Patriarcato

Una diversità che True Detective: Night Country sventola con orgoglio a partire dal ribaltamento – per certi versi una vera e propria messa in discussione – del punto di vista machista caratteristico della trilogia di Pizzolatto, a cui viene contrapposta una prospettiva tutta al femminile. Nelle prime tre stagioni di True Detective, infatti, troviamo un solo personaggio femminile a cui l’autore affida un ruolo da protagonista. Si tratta dell’agente Ani Bezzerides, interpretata da Rachel McAdams, che compare nella seconda stagione, la quale deve però dividere la scena con altri tre protagonisti (per giunta tutti uomini!). Al contrario, la nuova stagione parla quasi esclusivamente femminile, come testimonia anche il coinvolgimento di López in qualità di showrunner, sceneggiatrice e regista di tutti gli episodi. Per la prima volta le antieroine sono esclusivamente due investigatrici: Liz Danvers (Jodie Foster) e Evangeline Navarro (Kali Reis), donne di carattere in una realtà popolata da uomini piccoli e deboli (ma non per questo meno pericolosi) chiamate a indagare su un caso che ha dell’incredibile.

Siamo a Ennis, cittadina (fittizia) situata nel nord dell’Alaska. A pochi giorni dalle festività natalizie, in coincidenza con l’inizio della Notte Polare (all’incirca una sessantina di giorni di buio ininterrotto), otto scienziati operanti in una stazione di ricerca scompaiono misteriosamente nel nulla. Mentre il capo della polizia regionale Ted Corsaro (Christopher Eccleston) vorrebbe chiedere aiuto ai colleghi della città di Anchorage (la più grande dello Stato), l’agente Danvers è sicura di poter risolvere l’enigma senza alcun aiuto esterno, contando anche sull’abnegazione al lavoro della fedele reclusa Prior (Finn Bennett). Alle indagini partecipa, anche se defilata, l’agente Navarro, convinta che il caso sia collegato all’assassinio di una giovane ambientalista nativa americana avvenuto tempo prima. Con il passare delle notti, le due detective inizieranno a collaborare nonostante il loro rapporto non sia propriamente idilliaco. Nel frattempo, una serie di misteriosi accadimenti coinvolge (e sconvolge) alcuni abitanti della cittadina.

Un ritorno a tinte dark

Misteriose sparizioni, eventi all’apparenza inspiegabili, una comunità chiusa alla mercè di una natura tutt’altro che accogliente (il freddo polare, il buio, gli animali feroci) e contraddistinta da sotterranee tensioni tra gli americani nativi e gli americani colonizzatori bianchi. Tutti elementi che fin dalla prima puntata True Detective: Night Country non nasconde di voler rielaborare attraverso l’estetica e i cliché del genere horror. Un genere assai caro alla serie – evocato nella prima stagione e accarezzato sul finale della terza – che in questo quarto capitolo diventa centrale. Nulla di cui stupirsi, non solo per il passato rendez-vous platonico tra la serie e gli elementi orrorifici, ma anche per il background artistico di López, già acclamata regista dell’horror Tigers Are Not Afraid, molto apprezzato dal connazionale Guillermo Del Toro.

True Detective: Night Country ammanta la vicenda di un’atmosfera sospesa tra (mostruosa) realtà e (altrettanto mostruosa) fantasia. L’oscurità della notte invernale cancella ogni riferimento temporale. Le desolate e ghiacciate lande nordamericane si trasformano in un limbo popolato dalle paure umane più ancestrali (a cominciare dal buio ovviamente) e dai fantasmi di antichi traumi mai superati. Così,  durante le loro indagini Danvers e Navarro non solo si scontrano con la difficoltà di mettere insieme tutti i pezzi di una vicenda-puzzle la cui ricostruzione sembra impossibile, ma anche con le ferite ancora aperte inferte loro dalle lame acuminate di vita e destino. All’apparenza lontane dai detective sporchi e cattivi di Pizzolatto, alla lunga entrambe le protagoniste sono costrette a far emergere le loro debolezze, le loro profonde contraddizioni, e la loro dubbia moralità.

Una serie suggestiva ma non esente da difetti

La componente fantastica, intrisa di riferimenti perturbanti, è proprio l’aspetto che convince maggiormente di True Detective: Night Country, anche se in certi momenti si ha la sensazione che più che cercare di imboccare una strada davvero originale la serie da una parte si affidi troppo a suggestioni prese in prestito altrove – dalla prima stagione della serie The Terror ad esempio, dove ritroviamo i rimandi ai miti e alle leggende delle popolazioni native americane stanziate nel nord del continente -, mentre dall’altra utilizzi gli elementi fantastici soprattutto per minare (senz’altro con abilità, ma anche con discreta furbizia) le convinzioni di noi spettatori, promettendo nelle prime puntate forse più di quanto poi sia capace di sviluppare nella seconda parte della stagione. Benché Lopez mantenga (quasi) sempre alta la tensione, il suo interesse sembra principalmente quello di stupire e scioccare con inutili (e telefonati) jump scare anziché approfondire le psicologie delle proprie eroine e le loro paure.

Laddove Pizzolatto nella prima stagione era riuscito a sprofondare nelle ossessioni di due detective capaci di distruggere le proprie vite pur di giungere alla verità e risolvere il “loro” caso, qui Lopez non riesce ad andare oltre la superficie. Non ha il coraggio di rompere lo spesso strato di ghiaccio che frappone i personaggi dall’abisso verso il quale sono fatalmente attratti ma da cui – a conti fatti – non vengono mai realmente risucchiati. Sceglie invece di disperdere la narrazione in una miriade di sottotrame (alcune efficaci, altre eccessivamente abbozzate), allontanandosi dal cuore pulsante del racconto: l’ambigua attività della compagnia mineraria Silver Sky, accusata di inquinamento ambientale da parte di attivisti locali, le morti sospette di decine di bambini figli di nativi, i rapporti complicati tra Danvers e la figliastra Leah (Isabella Star LeBlanc), tra Navarro e la sorella Julia (Aka Niviǎna), e tra Prior e il padre (anche lui poliziotto) Hank (John Hawkes).

Nonostante le sue indubbie qualità, a cominciare dalla notevole prova delle sue interpreti, True Detective: Night Country ci sembra l’ennesimo prodotto seriale all’apparenza coraggioso che tende, puntata dopo puntata, colpo di scena dopo colpo di scena, a omologarsi. E non si riesce a intravedere dietro a un confezionamento ineccepibile una serie capace di rimanere nel tempo, ma, al contrario, un’opera destinata a perdersi nell’ambaradan della sovrapproduzione seriale contemporanea. Sia che la si consideri come il quarto capitolo di una serie antologica che pur avendo imbroccato (fino ad oggi) una stagione su tre ha comunque segnato se non la storia quantomeno l’immaginario della serialità televisiva, sia che la si consideri (come bisognerebbe fare, lo abbiamo detto all’inizio) un prodotto autonomo slegato dai capitoli precedenti.

Guarda il trailer ufficiale di True Detective: Night Country

GIUDIZIO COMPLESSIVO

True Detective: Night Country è la quarta stagione della serie antologica tenuta a battesimo da Nic Pizzolatto. Il nuovo capitolo si discosta però molto dal modello originale, mettendone in discussione soprattutto il punto di vista machista e assumendo - all’opposto - una prospettiva totalmente femminile. La stagione, scritta e diretta dalla regista messicana Issa López, predilige le tenebrose atmosfere horror rispetto a quelle thriller, gioca (a volte persino troppo) con le aspettative di noi spettatori, ma non riesce ad approfondire adeguatamente i personaggi, le loro paure e i loro traumi. Nel complesso l’opera è suggestiva anche se non esente da (piccoli e grandi) difetti.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

True Detective: Night Country è la quarta stagione della serie antologica tenuta a battesimo da Nic Pizzolatto. Il nuovo capitolo si discosta però molto dal modello originale, mettendone in discussione soprattutto il punto di vista machista e assumendo - all’opposto - una prospettiva totalmente femminile. La stagione, scritta e diretta dalla regista messicana Issa López, predilige le tenebrose atmosfere horror rispetto a quelle thriller, gioca (a volte persino troppo) con le aspettative di noi spettatori, ma non riesce ad approfondire adeguatamente i personaggi, le loro paure e i loro traumi. Nel complesso l’opera è suggestiva anche se non esente da (piccoli e grandi) difetti.True Detective: Night Country, recensione della serie con Jodie Foster e Kali Reis