lunedì, Ottobre 2, 2023
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Tredici recensione della prima stagione della serie Netflix

Definire Tredici un semplice teen drama è assolutamente riduttivo, e forse anche un tantino “offensivo” se si considera l’altissima qualità del prodotto e la sensibilità con la quale Brian Yorkey – autore della sceneggiatura – si è approcciato ad una storia sì basata su un romanzo (“13 Reasons Why” dello scrittore americano Jay Asher) ma allo stesso tempo capace di svincolarsi dalla fonte letteraria e riuscire a camminare con le proprie gambe laddove alcuni passaggi della materia originaria sono stati modificati con l’obiettivo di rendere l’impatto sul pubblico di riferimento (composto non soltanto da adolescenti) ancora più forte.

La serie – che annovera tra i produttori esecutivi anche la celebre cantante e attrice Selena Gomez – si avvale di una struttura narrativa assai complessa dove, con estrema dovizia di particolari, viene raccontata non solo la storia di un suicidio, ma anche quella di un malessere, prima personale e poi collettivo. Hannah Baker è una liceale che un giorno decide di porre fine alla sua vita, suicidandosi. Alcuni giorni dopo un suo compagno di scuola, tale Clay Jensen, riceve una scatola contenente sette cassette registrate da Hannah prima di morire in cui la ragazza spiega i tredici motivi (“13 Reasons Why” è anche il titolo originale della serie) per cui ha deciso di uccidersi. Per scoprire il suo ruolo all’interno della storia della ragazza, Clay inizia ad ascoltare le cassette, scoprendo a poco a poco alcune sconvolgenti verità non solo sulla vita di Hannah ma anche su quella dei suoi compagni di scuola.

Tredici è una serie che non indora alcuna pillola. Il più grande merito della nuova creatura distribuita da Netflix è proprio quello di non edulcoare nessuno dei suoi delicatissimi temi, ma di trasporli con lucidità e spesso con crudezza. Brian Yorkey e il resto degli sceneggiatori costruiscono un ottimo dramma dalle venature thriller senza paura di mostrare la vacuità e l’orrore che caratterizzano la vita dei protagonisti, ognuno tratteggiato splendidamente e colto quasi alla perfezione mentre cerca di barcamenarsi con presunta furbizia e palese ingenuità tra le proprio paure, le proprie insicurezze, la propria posizione privilegiata all’interno di quell’inferno che può essere il liceo e i propri scheletri nell’armadio.

Tredici: trailer della serie Netflix prodotta da Selena Gomez

Ad attribuire ancora più valore ad un lavoro di scrittura praticamente senza sbavature, ci pensano l’ottimo team di registi assemblato per la realizzazione delle tredici puntate – tra cui spiccano nomi davvero importanti e di comprovata esperienza come Tom McCarthy (regista de Il Caso Spotlight, vincitore dell’Oscar come miglior film nel 2016), Gregg Araki, Carl Franklin e Jennifer Yu – e l’intero cast di giovani attori (tutti davvero molto convincenti) tra cui emergono la protagonista Katherine Langford (Hannah Baker), nei panni di una bellissima e indifesa vittima degli eventi, e il co-protagonista Dylan Minnette (Clay Jensen): entrambi si dimostrano interpreti audaci dall’incredibile talento naturale, capaci di esprimere con lo sguardo e anche con il corpo le fragilità che logorano il loro mondo interiore.

Nota di merito anche al meraviglioso montaggio alternato tra passato e presente, in grado di accrescere e stimolare la curiosità, così come l’angoscia e il risentimento, nei confronti di quello che è stato e di quello che sta per succedere, e alla scelta di assegnare alla fotografia una specifica funzione: essere cupa e desolante nei momenti più tragici del racconto, luminosa e folgorante, invece, in quelli dove l’illusione che la speranza sia davvero l’ultima a morire richieggia nella mente dei protagonisti (e soprattutto di Hannah).

Tredici parla senza filtri e con profonda intensità ad un mondo (non ad una “singola” generazione) dove nulla sembra avere più importanza. Ad un mondo dove tutto gira intorno all’apparenza e dove si fatica ancora a comprendere quanto le parole (dalle più insignificanti alle più considerevoli) possano distruggere la vita di una persona. In attesa del rinnovo ufficiale per una seconda stagione (quasi scontato), sarebbe interessante utilizzare questo lasso di tempo per riflettere sui nostri comportanti, cosa che la serie ci porta inevitabilmente a fare: vogliamo davvero continuare a crogiolarci in un mondo patinato e sudicio dove nulla ha davvero più importanza – neanche la vita di una persona – senza sforzarci di poter essere migliori di quello che in realtà siamo?

tredici

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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