martedì, Aprile 13, 2021
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The Witcher, recensione della serie Netflix con Henry Cavill

Dal 20 dicembre è disponibile su Netflix la prima stagione, composta da 8 episodi, di The Witcher, attesissima trasposizione dell’omonima “Saga di Geralt di Rivia” dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

Uno show nuovo di zecca, il cui nobile obiettivo sembra essere quello di riportare sul piccolo schermo il genere fantasy per tornare a farlo risplendere, deliziando i fan ormai orfani della ben più celebre e acclamata Game of Thrones della HBO, in trepidante attesa della temutissima trasposizione de Il Signore degli Anelli, in arrivo prossimamente su Prime Video.

Delineare sullo schermo un immaginario fantasy ricco di specificità come quello partorito dalla mente di Sapkowski non è mai un’impresa facile: se si parla di un saga crossmediale che è riuscita a travalicare il potere delle pagine scritte, dando forma e concretezza a quelle immagini segregate nell’immaginario collettivo dei lettori attraverso la creazione di un universo videoludico in grado di catturare lo spirito e il cuore di una nuova fetta di adepti, il rischio è ancora più grande.

Lauren Schmidt Hissrich, creatrice di The Witcher, si cimenta in un’operazione assai complessa, raccogliendo la sfida e realizzando un adattamento che risulta in grado di rendere omaggio ai personaggi e alle storie della celebre saga letteraria (slegandosi dall’amata serie videoludica), ma che al tempo stesso rappresenti una sorta di unicum all’interno del genere fantasy e delle sue sconfinate ramificazioni.

Nel tratteggiare un modello molto generale di struttura narrativa, in questa prima stagione la Hissrich si concentra sui tre personaggi principali della fortunata saga creata da Spakowski tra il 1990 e il 2013: il witcher Geralt, la strega Yennefer e la principessa Ciri.

L’obiettivo è quello di mescolare i caratteri tipici del sottogenere high fantasy, quindi del racconto basato sulla netta contrapposizione tra le forze del Bene e quelle del Male, ambientato in un mondo immaginario con personaggi e avventure su scala epica, con concetti atavici e primordiali che si legano a doppio filo alla concezione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, sviscerati per tradizione nei ben noti racconti dell’heroic fantasy (altro sottogenere noto anche come sword e sorcercy).

the witcher

La prima stagione di The Witcher si focalizza – come abbiamo già detto – sui personaggi, sulle loro turbolente origini e sulle loro personalità ricche di sfumature peculiari: Henry Cavill è Geralt di Rivia, il witcher solitario dai capelli bianchi che dà la caccia ai mostri e combatte brandendo due spade. Dietro l’aspetto da eroe solitario e scontroso, dietro la maschera da rozzo cacciatore di creature sovrannaturali privo di emozioni, cela in realtà un animo buono; Anya Chalotra è Yennefer, personaggio in costante lotta con se stessa, segnato da un’infanzia tragica, fatta di rabbia, frustrazione e confusione. È proprio il suo passato a renderla perennemente insoddisfatta e a spingerla ad ottenere sempre ciò che vuole, a qualunque costo, in maniera diretta, incontestabile e naturalmente pericolosa; Freya Allan è Ciri, principessa fedele e dal grande cuore che non ha avuto alcuna esperienza del mondo reale, costretta ad un’esistenza da reclusa. Ingenua ma anche testarda e implacabile, pronta a liberarsi dalle regole e dalle conformità della vita a palazzo, verrà catapultata in un mondo brutale, perdendo tutto.

A rubare la scena sono sicuramente le donne, che pur ricoprendo delle figure ai limiti dell’archetipo, risultano comunque interessanti e stratificate, a differenza del Geralt di Cavill, la cui totale mancanza di carisma e l’inadeguatezza di certe espressioni facciali non riescono a conferire – nonostante la presenza scenica conclamata e funzionale dell’attore – adeguata giustizia al personaggio.

Dal punto di vista narrativo, The Witcher si muove nei territori del racconto fantastico più rassicurante, quello con ambientazioni semi-medievali romanticizzate che pullula di maghi, streghe e creature malvagie di ogni genere e forma. Radicato in una tradizione legata al folklore e ai racconti di incantesimi e di viaggi solitari di eroi che faticano ad integrarsi con l’ambiente in cui si muovono, la trama di questa prima stagione si snoda attraverso le dinamiche che intercorrono tra i personaggi principali, ognuno impegnato a fare i conti con la propria eredità e i propri demoni interiori, cercando di mettere a tacere i tormenti dell’anima.

Un pattern forse necessario per chi non ha mai avuto modo di immergersi nella lettura dei romanzi originali o di mettersi alla prova con il videogioco ispirato all’universo di Sapkowski, e si approccia quindi per la prima volta ad un mondo sconosciuto ma affascinante e misterioso.

Dove questa prima stagione rivela le maggiori debolezze è nella scrittura a tratti semplicistica – soprattutto quando si tratta di approfondire determinati aspetti legati alla psicologia dei personaggi – e nella messa in scena non sempre pregevole, che a tratti appare fin troppo raffazzonata, nonostante alcuni momenti degni di nota e molto ben orchestrati. Ciononostante, la prima stagione di The Witcher riesce a far convivere al suo interno più anime, più aspetti tipici del fantasy che si mescolano con elementi più affini ad altri genere, prendendo ispirazione soprattutto dall’horror.

Un prodotto che non deluderà le aspettative degli amanti della saga letteraria o degli accaniti fruitori del videogioco e che riuscirà ad appassionare anche i neofiti che hanno voglia di addentrarsi in un nuovo universo all’insegna di magia, incantesimi, mostri, cacce selvagge e lotte spietate.

Guarda il trailer ufficiale di The Witcher

Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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