venerdì, Luglio 19, 2024
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The Veil, recensione della miniserie con Elisabeth Moss

Interpretata e prodotta da Elisabeth Moss, la miniserie The Veil è disponibile su Disney+ a partire dal 26 giugno.

Disponibile dal 26 giugno in esclusiva su Disney+, The Veil è la nuova miniserie spy thriller targata FX con protagonista Elisabeth Moss, anche produttrice esecutiva con la sua Love & Squalor. Una nuova produzione seriale nata dalla mente di Steven Knight, già creatore della bellissima Peaky Blinders, serie in costume sulle imprese criminali della famiglia Shelby. L’autore britannico, penna dietro alle ottime pellicole per il cinema La promessa dell’assassino e Spencer, firma anche la sceneggiatura di tutti e sei gli episodi, ripartiti equamente tra i registi Daina Reid (professionista probabilmente voluta da Moss, visto che ha all’attivo sia episodi di The Handmaid’s Tale che di Shining Girls) e Damon Thomas (con alle spalle serie come il Dracula di Netflix e la recente The Big Cigar).

Spicca tra i nomi coinvolti anche quello della produttrice Denise Di Novi, attiva principalmente negli anni ’90 al fianco dell’immaginifico regista Tim Burton (Edward mani di forbice, Batman – Il ritorno), ma anche una delle responsabili del lancio della carriera della mitica Winona Ryder (il cult sulla rabbia adolescenziale Schegge di follia, l’adattamento di Piccole donne diretto da Gillian Armstrong). Una forte presenza femminile dietro le quinte per una storia su due donne che si trovano, figurativamente, su fronti contrapposti, pur avendo più di una cosa in comune. Un intreccio spionistico, che mette al centro i rapporti umani, costruito intorno alle performance della star Elisabeth Moss e della sua coprotagonista, l’attrice libanese di origini palestinesi Yumna Marwan (Inshallah a Boy, The Stragners’ Case).

Due donne al centro di un intreccio spionistico

L’incipit di The Veil ci porta in un campo profughi sulle montagne a confine tra Siria e Turchia. Una degli ospiti del campo, Adilah El Idrissi (Yumna Marwan), viene identificata da alcuni dei rifugiati come una delle leader dell’ISIS, nome in codice Djinn Al Raqqa. L’intelligence francese, venuta a conoscenza della notizia, affida a Imogen (Elisabeth Moss), operativa dell’MI6 specializzata in missioni sotto copertura, il compito di recuperare la sospettata, per poi scortarla fino a Parigi. L’agente dovrà fare affidamento su tutte le sue capacità di manipolazione e inganno per ottenere la fiducia della presunta terrorista, in modo da strappargli preziose informazioni su un imminente attacco, previsto entro poco più di una settimana. Durante il viaggio, le due donne sembrerebbero diventare sempre più intime. Ma chi sta usando davvero l’altra?

Steven Knight questa volta si confronta con un tipo diverso di storia spionistica (lo sceneggiatore britannico aveva scritto Allied – Un’ombra nascosta di Robert Zemeckis, spy film ambientato durante la Seconda guerra mondiale carico di romanticismo) avvicinandosi ai complessi, ma credibili, intrighi dei romanzi di John le Carré. Opere in cui la figura dell’agente segreto viene spogliata di gran parte del suo fascino e calata in un contesto verosimile, lontano dalle esotiche e mirabolanti avventure di James Bond (lo stile di Le Carré, che servì davvero Sua Maestà nel SIS, è stato spesso contrapposto a quello più fantasioso di Ian Fleming). The Veil riprende questo approccio mettendo al centro un personaggio completamente dedito al suo lavoro, intento a passare da un’identità all’altra (Imogen non è nemmeno il suo vero nome, ma quello affibbiatole per questa missione), forse anche come modo di seppellire un terribile trauma del passato.

Una copia sottotono della spy story alla Le Carré

Ma The Veil prende elementi anche dal buddy movie, naturalmente mai abbandonando i toni profondamente drammatici della sua vicenda in favore delle derive più leggere e ironiche del genere. Un viaggio da Istanbul a Parigi durante il cui le due donne avranno modo di conoscersi sempre più a fondo, arrivando ad instaurare anche un legame profondo. Un legame frutto, però, di uno scambio dialettico, soprattutto all’inizio, spesso ostile, in cui viene portato avanti anche un gioco dell’inganno volto a raggirare e manipolare la potenziale nemica. Un confronto tra due maestre del raggiro, due subdole djinn mutaforma (la figura di queste creature soprannaturali della tradizione islamica è spesso evocata durante la serie). La dinamica da buddy movie è ripresa anche nelle interazioni tra l’agente francese Malik Amar (Dali Benssalah) e quello americano Max Peterson (Josh Charles), sempre pronti a punzecchiarsi a suon di stereotipi, mentre seguono da vicino, per i due rispettivi governi, lo svolgimento della delicata operazione sotto copertura.

The Veil mette in scena la storia di due donne chiamate a sopravvivere in un mondo violento, dominato da uomini senza scrupoli, dove si è persa la bussola morale, tanto da rendere ardua la distinzione tra nemici e alleati. Un contesto in cui è facile perdere se stessi e tutto quello che è davvero importante (come l’affetto della propria figlia). Sebbene la miniserie riesca a regalare alcuni momenti riusciti, soprattutto per merito delle sue due interpreti principali, il risultato complessivo non riesce a convincere completamente. La colpa ricade su un intrigo spionistico troppo canonico e mai davvero interessante. L’impressione è quella di una copia sottotono della spy story alla Le Carré, facendo rimpiangere le ottime produzioni seriali della BBC tratte dai suoi romanzi (The Night Manager, The Little Drummer Girl).

Guarda il trailer ufficiale di The Veil

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Interpretata e prodotta da Elisabeth Moss, la miniserie The Veil mette in piedi un intrigo spionistico costruito tutto intorno alla sua star, e deus ex machina, e alla sua coprotagonista (l'altrettanto brava attrice libanese Yumna Marwan). Steven Knight, già creatore della bellissima Peaky Blinders, qui si rifà alle spy story dell'autore John Le Carré. Una tipologia di racconto spionistico più realistico e credibile, spogliato quasi completamente del fascino esotico delle avventure di James Bond. Ma The Veil prende spunto anche dal filone del buddy movie, mettendo al centro lo scambio dialettico, spesso ostile, tra le sue due protagoniste. Se il risultato riesce a regalare alcuni momenti riusciti, soprattutto grazie alle performance delle due attrici, per il resto lascia con l'impressione generale di una copia sbiadita delle storie di Le Carré, con un intreccio spionistico troppo canonico e mai davvero interessante.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Interpretata e prodotta da Elisabeth Moss, la miniserie The Veil mette in piedi un intrigo spionistico costruito tutto intorno alla sua star, e deus ex machina, e alla sua coprotagonista (l'altrettanto brava attrice libanese Yumna Marwan). Steven Knight, già creatore della bellissima Peaky Blinders, qui si rifà alle spy story dell'autore John Le Carré. Una tipologia di racconto spionistico più realistico e credibile, spogliato quasi completamente del fascino esotico delle avventure di James Bond. Ma The Veil prende spunto anche dal filone del buddy movie, mettendo al centro lo scambio dialettico, spesso ostile, tra le sue due protagoniste. Se il risultato riesce a regalare alcuni momenti riusciti, soprattutto grazie alle performance delle due attrici, per il resto lascia con l'impressione generale di una copia sbiadita delle storie di Le Carré, con un intreccio spionistico troppo canonico e mai davvero interessante.The Veil, recensione della miniserie con Elisabeth Moss