The Umbrella Academy Stagione 2, recensione della serie Netflix

scritto da: Diego Battistini

Ci eravamo lasciati con un’apocalisse in corso e i nostri eroi, i fratelli Hargraves, dirottati in un’altra epoca dal viaggiatore nel tempo “Cinque” con l’obiettivo di sopravvivere al cataclisma generato da Vanya, naturalmente, ma anche di risistemare le cose. Un finale aperto, quindi, da cui ovviamente riparte la seconda stagione di The Umbrella Academy, serie tratta dal fumetto scritto da Gerard Way e disegnato da Gabriel Bà, che sarà disponibile su Netflix a partire dal 31 luglio.

Anche per la seconda (attesissima) stagione c’è al comando della writer’s room Steve Blackman, il quale – riprendendo il fumetto – punta tutto sulla consequenzialità narrativa della trama affidandosi nuovamente a quell’estetica pop accattivante che aveva catturato gli spettatori già dalla prima stagione. Abbandonati i risvolti introspettivi della precedente stagione, dove ad essere protagonisti erano tanto i personaggi quanto i loro problemi esistenziali, i nuovi episodi si concentrano principalmente sull’azione e partono dal rispondere al primo grande interrogativo con il quale si era conclusa l’ultima puntata della passata stagione: dove sono finiti i componenti della “Umbrella Academy”?

La risposta alla domanda arriva fin dai minuti iniziali della prima puntata di questa seconda parte: sono stati (ovviamente) catapultati indietro nel tempo, più precisamente negli anni ’60. Il problema però è che, incapace di gestire alla perfezione il proprio potere “Cinque” (Aidan Gallagher) ha trasportato sé medesimo e i suoi fratelli nello stesso luogo – Dallas, e non è un particolare irrilevante – ma non nello stesso tempo: infatti se Allison, ad esempio, giunge in Texas nel 1961, “Cinque” arriverà invece solo tre anni dopo, nel 1963. Soli e smarriti, ciascuno dei fratelli cerca di rifarsi una vita credendo di non poter più riunirsi agli altri e tornare nella propria epoca.

Così, Allison (Emmy Raver-Lampman) si sposa un’attivista per i diritti civili, Klaus (Robert Sheehan), sempre in compagnia dello spirito del defunto Ben (Justin H. Min), fonda (non volendo) una setta cucendosi addosso il ruolo di santone alla Osho, e Luther (Tom Hopper) invece diventa il braccio destro di un mafioso texano. Allo stesso tempo, Vanya (Ellen Page) appena arrivata a Dallas viene investita da una macchina e dimentica tutto del suo passato – a cominciare dal fatto di aver innescato l’apocalisse del 2019 -, mentre Diego (David Castañeda) viene incarcerato e dietro le sbarre incontra un’altra detenuta, Lila (Ritu Arya), in compagnia della quale decide di evadere.

E “Cinque”? Quando giunge a Dallas, pochi giorni dopo l’omicidio Kennedy, la città è devastata da una guerra nucleare che vede sui fronti opposti Unione Sovietica e Stati Uniti. Ma, che cosa ha scatenato il conflitto? “Cinque” si prefigge l’obiettivo di scoprirlo, riuscendo a tornare indietro nel tempo di qualche giorno grazie all’aiuto di una nostra vecchia conoscenza, il “killer temporale” Hazel (Cameron Britton), e cercando di rimettere insieme la banda. Sullo sfondo, però, oltre all’imminente apocalisse c’è il già citato omicidio di JFK, il possibile coinvolgimento del fondatore dell’Academy, Reginal Hargraves (Colm Feore), nell’assassinio, e naturalmente uno stuolo di nemici sempre pronti a mettere i bastoni tra le ruote ai nostri eroi.

Come detto, la nuova stagione di The Umbrella Academy inizia laddove era terminata quella precedente e se da una parte si concentra sulle strambe esistenze dei fratelli negli anni ’60, dall’altra cerca di portare avanti la la storia affidandosi a uno schema narrativo rodato sicuramente efficace ma che tradisce anche una evidente ripetitività rispetto alla prima stagione. Nonostante questi (lievi) limiti però la seconda stagione della serie presenta comunque spunti interessanti a cominciare dall’approfondimento di alcuni personaggi (le cui caratterizzazioni rimangono il fiore all’occhiello dell’operazione): basti pensare al modo in cui viene affrontata la vita sentimentale della tormentata Vanya, solamente accarezzata in precedenza.

Sempre disquisendo sui personaggi, è necessario sottolineare anche la scelta di concedere maggior spazio a quelle figure che – per chiare esigenze narrative – erano state un po’ sacrificate nella prima stagione (operazione determinata probabilmente anche dalla volontà di rispettare le aspettative degli spettatori, curiosi di sapere di più su determinati personaggi). A beneficiarne sono sopratutto la figura dello spirito di Ben, il quale non solo fa un upgrade rispetto alla stagione precedente, dimostrando di riuscire ad impossessarsi del corpo di Klaus, ma si ritaglia anche un ruolo decisivo all’interno del racconto, e quella di Diego, questa volta chiamato a confrontarsi con una sorta di alter ego femminile, Lila, della quale finisce per innamorarsi.

Nel complesso, quindi, la seconda stagione The Umbrella Academy mantiene le promesse a livello di spettacolarità e di intensità drammaturgica, riuscendo a rimanere costantemente in bilico tra farsa e dramma (una delle qualità migliori della serie), e confermandosi una delle serie più coinvolgenti e riuscite di Netflix.

Guarda il trailer di The Umbrella Academy Stagione 2

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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