sabato, Maggio 18, 2024
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The Regime – Il palazzo del potere, recensione della miniserie con Kate Winslet

Diretta da Stephen Frears e Jessica Hobbs, The Regime - Il palazzo del potere è disponibile su Sky e in streaming su NOW.

Il cinema, si sa, parte dalla realtà e nella realtà esistono teorie psicologiche adoperate per analizzare profili di dittatori della Storia che indicano come la loro sete ossessiva di potere e la loro voglia di affermare costantemente la propria autorità siano delle strategie compensative per superare qualcosa dentro di loro che essi stessi avvertono come svalutante, disturbante o ai limiti della disabilità. Per questo personaggi del genere spesso sono protagonisti di relazioni manipolatorie, in cui il disequilibrio regna sovrano e le regole sorgono intorno ad una continua oscillazione tra chi è forte e chi è debole.

Un caso simbolo di questo quadretto è quello relativo all’ultimo segretario generale del Partito Comunista Rumeno, Nicolae Ceausescu, deposto, giudicato e condannato a morte insieme alla moglie Elena, vice primo ministro, alla fine della rivoluzione rumena del 1989. Elena, guarda caso, è anche il nome della cancelliera interpretata da una Kate Winslet (Omicidio a Easttown) mattatrice, protagonista di The Regime – Il palazzo del potere, la miniserie HBO ideata da Will Tracy (The Menu), che racconta, tra il satirico e il grottesco, la storia di un regime autocratico fittizio il cui destino è segnato da una storia d’amore (e potere) che molto sembra prendere dal matrimonio e dalla vita politica dei Ceausescu. Il cinema, si sa, parte dalla realtà.

L’altro membro della coppia sul piccolo schermo è l’Herbert dell’attore belga Matthias Schoenaerts, completamente trasformato per il ruolo, che affianca l’attrice premio Oscar insieme ad un cast molto importante che vede anche la partecipazione di Andrea Riseborough, Guillaume Gallienne, Martha Plimpton e il sempre più sopra le righe Hugh Grant. Un ensemble internazionale per una miniserie che, nonostante i chiari riferimenti, vuole comunque fare del regime protagonista una sorta di archetipo universale delle dittature, reali o ipotizzabili, del XX e del XXI secolo, ridicolizzandone i fautori, ma anche i collaboratori e le logiche relazionali che li legano.

Le difficoltà di essere Elena

Elena Vernham (Winslet) è la cancelliera di un paese fittizio situato nell’Europa Centrale, che dai colori può ricordare la Repubblica Ceca, la Russia o la Romania, mentre dalle divisioni può sembrare la Bosnia-Erzegovina, e che ha un palazzo, sede del suo potere, che sembra quasi la Reggia di Versailles. Un contrasto multiplo evidenziato dal fatto che la protagonista di The Regime fa sfoggio di uno spiccato accento british, mentre il marito Nicholas (Gallienne) è chiaramente francese e l’uomo più importante della sua vita, Herbert (Schoenaerts), sembra avere una marcata pronuncia dell’est.

La storia comincia proprio l’arrivo a palazzo di Herbert Zubak, detto il Macellaio dell’Area 5 per una strage di minatori che si occupano dell’estrazione del cobalto, durante il Victory Day, anniversario dell’insediamento dell’attuale governo e uno dei riti più inflazionati tra dittature di ogni sorta. Questa riassegnazione dovrebbe essere una punizione per l’uomo, il quale è stato relegato al ruolo di secondino della cancelliera, con il compito di occuparsi della salvaguardia della sua sicurezza e soddisfacendo ogni suo vezzo ipocondriaco.

Elena è infatti, come nel più classico dei casi, un personaggio di potere con una miriade di insicurezze, sia in quanto donna in un mondo di uomini, sia in quanto figlia di un padre autoritario che funge ancora da inquietante santino e sia in quanto madre di un bambino che divide con la sua tuttofare Agnes (Riseborough), visto che non può averne uno suo. Debolezze che ha sublimato in una ipotetica carenza di AAT, ereditata proprio dal papà, per evitare il sorgere di eventuali psicosi, che però arriveranno insieme a Herbert, masochista con una colpa da espiare, che si innamora di Elena e riesce ad entrare nella sua fragile psiche, condividendo con lei il sogno di passare alla Storia. In un modo o nell’altro.

Missione satira

The Regime è una serie linguisticamente estrema, quindi polarizzante, e soprattutto intrigante, perché il suo essere complessa ed ambiziosa lo si può notare analizzando qualsiasi suo aspetto. La scelta di ambientarla praticamente tutta all’interno di un solo edificio ha permesso una gran cura scenografica, fotografica e registica (non a caso ci sono due grandi firme dietro la macchina da presa, Stephen Frears e Jessica Hobbs), permettendo così agli autori di rendere il palazzo un personaggio a se stante, con una sua geografia semanticamente precisa. La stessa cosa si può notare anche nei costumi, sia quelli “fantatradizionali” della Nazione, sia quelli della cancelliera, ognuno indicante un aspetto del suo carattere o il momento del suo stato emotivo.

Il ritratto di Elena è il fulcro ideativo da cui si dirama tutta quanta la narrazione. Il suo personaggio è infatti luci ed ombre della scrittura della serie, che si assume il rischio di far quadrare un complicato registro parossistico, grottesco e provocatorio anche in modo brutale, grezzo e allo stesso tempo complesso, profondo e ficcante. La sua trasformazione, la sua ascesa e la sua caduta sono salvate da una deriva piuttosto macchiettistica da una Winslet in forma straordinaria affiancata da un ottimo Schoenaerts (già al fianco dell’attrice ne Le regole del caos), che però brilla soprattutto quando si specchia negli occhi della sua partner, dando vita ad un duo “odialmente amabile” e ad una relazione in bilico tra amore e potere incredibilmente credibile all’interno della cornice linguistica in cui viene posta.

Fare satira al livello che si prefigge The Regime diviene complicato nel momento in cui acquisisce un senso rivelatorio dei sistemi dittatoriali e dei personaggi che ne sono fautori. La serie vuole andare a fondo a questioni le quali, ad un certo livello di analisi, elevano il discorso ad una dimensione politica, storica e sociale, pretendendo il superamento di cliché e metafore superficiali per andare oltre. Qui la scrittura di Tracy e compagni vacilla, mostrando i soliti limiti di profondità visti nei lavori precedenti dell’autore: tolta la descrizione delle logiche di coppia dei protagonisti, si rifugia spesso in collegamenti al contemporaneo – cosa comunque buona e giusta, per carità! – molto telefonati e in delle soluzioni e risoluzioni narrative piuttosto classiche, banali e un po’ già viste. La satira è il genere più difficile per uno scrittore, così come il grottesco è la sfumatura comica più complessa da gestire.

Guarda il trailer ufficiale di The Regime

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Regime – Il palazzo del potere, la miniserie HBO ideata da Will Tracy con protagonista la strana coppia composta da Kate Winslet e Matthias Schoenaerts, è uno dei titoli più ambiziosi di questa stagione televisiva. Lo è perché decide di confrontarsi con un registro linguistico complesso, come quello della satira, per arrivare ad analisi rivelatorie di logiche politiche e anche dei profili psicologici di chi c’è dietro, collegandosi al contemporaneo. Nonostante le criticità riscontrabili in questo intento, il titolo vanta delle prove attoriali ottime, su tutti quella della sua attrice copertina, e una cura per la messa in scena da evidenziare.

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