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The Pitt, recensione della serie medical drama con Noah Wyle

Dopo la vittoria ai recenti Emmy Awards, il medical drama The Pitt approda anche in Italia. La serie creata da R. Scott Gemmill è disponibile su Sky e in streaming su NOW.

Il medical drama, probabilmente, è l’unico vero genere autoctono della fiction televisiva. Nato e proliferato esclusivamente sul piccolo schermo, senza precedenti legati al mondo del cinema. Se un’altra colonna portante della serialità come il legal (Perry Mason, Law & Order – I due volti della giustizia) vanta una gloriosa storia anche in sede cinematografica (Testimone d’accusa, Anatomia di un omicidio), lo stesso non si può dire per i tanto amati “drammi medicali” a puntate. Avete mai sentito parlare di “medical movie”?

Un genere che, oltretutto, è stato declinato in qualsiasi modo e maniera. La produzione seriale, infatti, ha utilizzato l’ambientazione medico-ospedaliera per mettere in scena sia la più classica delle soap opera (General Hospital) che ritratti di un inedito realismo di quel contesto lavorativo (E.R. – Medici in prima linea). Nessun tipo di reinterpretazione del medical drama sembrerebbe essere stata lasciata intentata, dall’ibridazione con i toni leggeri della sitcom (Scrubs – Medici ai primi ferri) fino ad arrivare alla parodia cialtronesca in salsa horror (Garth Marenghi’s Darkplace), tanto da portarci a chiedere se sia ancora possibile dire qualcosa di nuovo sul genere.

Il ritorno di Noah Wyle al medical drama

Lo stesso pensiero era condiviso dall’attore Noah Wyle, per anni interprete del dr. Carter nel seminale E.R. – Medici in prima linea. Che senso aveva indossare nuovamente il camice dopo un ruolo così iconico in quello che si potrebbe definire il medical drama definitivo? Un’idea che è stata ribaltata dal dramma della pandemia di COVID-19, le cui profonde cicatrici sul sistema sanitario globale sono ancora tutt’oggi ben visibili. Durante il periodo pandemico, diversi operatori del settore hanno contattato Wyle non solo per ringraziarlo per l’ispirazione data loro dalla sua interpretazione, ma anche per confidargli le continue sfide che si sono trovati a fronteggiare durante l’emergenza sanitaria.

Proprio da queste testimonianze è iniziata a germogliare l’idea per The Pitt, fra i principali vincitori della scorsa edizione degli Emmy Awards (la produzione si è portata a casa le statuette per miglior serie, attore protagonista e attrice non protagonista nella categoria drama). Una serie che vede la riunione di Wyle, anche produttore esecutivo e sceneggiatore di alcuni degli episodi, con due delle menti dietro alla mitica E.R. – Medici in prima linea: lo showrunner R. Scott Gemmill e il produttore e regista John Wells. Dopo il successo in patria, sia di pubblico che di critica, The Pitt arriva finalmente anche in Italia in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW a partire dal 24 settembre.

Di cosa parla The Pitt

Come ogni giorno, il dr. Michael “Robby” Robinavitch (Wyle) inizia il suo turno al “Pitt”, il pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center. Ma questa non è una giornata come le altre. È l’anniversario della morte del suo mentore, il dr. Adamson, venuto a mancare durante l’emergenza pandemica. Un lutto di cui Robby, tormentato da un insostenibile senso di colpa, porta ancora i segni. Negli ultimi anni, infatti, il medico ha evitato di prendere servizio durante quella specifica data.

Come se non bastasse, il pronto soccorso è affollato come non mai. Si prospetta una “bella giornatina”, fra pazienti innervositi dalla lunga attesa e casi drammatici, sia dal punto di vista clinico che umano. Una vera e propria prova del fuoco per i quattro nuovi membri dello staff del dr. Robby, i giovani specializzandi Victoria Javadi (Shabana Azeez), Dennis Whitaker (Gerran Howell), Trinity Santos (Isa Briones) e Melissa “Mel” King (Taylor Dearden).

Un realismo frenetico

Sopra ci interrogavamo se fosse possibile dire qualcosa di nuovo con un genere ampiamente visitato come il medical drama. The Pitt cerca di farlo partendo dalla lezione del più volte citato E.R. – Medici in prima linea, con cui condivide l’approccio realistico, portandola all’estremo: questa volta entreremo in una giornata al pronto soccorso seguendone i tragici sviluppi quasi in tempo reale. I quindici episodi della serie, infatti, corrispondono ad altrettante ore del turno diurno al Pitt, riprendendo quanto fatto in precedenza per la serialità action thriller da 24 e applicandolo al contesto ospedaliero.

Una scelta che potenzia la frenesia dell’azione degli interventi che i medici sono chiamati ad eseguire con rapidità, in una giornata dove si accavallano un caso drammatico dopo l’altro. Non c’è tempo per respirare, figurarsi per instaurare intricate relazioni romantiche: The Pitt non è di certo Grey’s Anatomy, tutta l’attenzione è focalizzata sull’aspetto lavorativo della professione medica e sul peso emotivo che questa si porta dietro. La regia opta per uno stile vicino a quello del documentario, con ampio utilizzo di macchina a mano e dirty cut, perfetto per perseguire quel senso di frenetico realismo di cui accennavamo in precedenza.

The Pitt e il contesto post-pandemico

Come se la situazione non fosse già abbastanza grave, ci si mette anche la tesa atmosfera post-pandemica a rendere il tutto ulteriormente insostenibile. Uno scenario dove i pazienti hanno perso la fiducia nei medici e nel sistema sanitario, spesso covando un rancore profondo, pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Una diffidenza esacerbata dalla diffusione a macchia d’olio, attraverso la cassa di risonanza di internet e dei social, di teorie antiscientifiche come quelle dei No Vax.

Ci sono personaggi di contorno come Doug Driscoll (interpretato da Drew Powell, il Butch della serie Gotham), paziente irascibile e spiccatamente razzista, o le due signore che vengono addirittura alle mani in sala d’attesa, litigando sulla questione delle mascherine. The Pitt mette in scena con efficacia il nostro presente incattivito, un mondo “pieno di rabbia”, come viene definito dalla caposala Dana (la vincitrice dell’Emmy Katherine LaNasa), dove le aggressioni al personale ospedaliero, purtroppo, sono sempre più all’ordine del giorno.

Una serie che si eleva dagli altri medical drama

Non si evitano alcuni cliché del genere, come il personaggio del novellino che deve imparare a superare la sua prima morte, o la “figlia di mamma” che vive sotto la costante paura di disattendere le alte aspettative del genitore medico, ma le caratterizzazioni non risultano mai troppo forzate. The Pitt può contare su una scrittura generalmente più che solida, elevata dal suo ritmo indiavolato e avvincente, anche se l’accumulo di casi estremi, soprattutto negli ultimi episodi, tradisce in parte le aspirazioni di realismo della serie in favore della spettacolarità.

The Pitt, di sicuro, non si può equiparare a pietre miliari del genere come E.R. – Medici in prima linea – anche perché l’impatto dirompente che ebbe quella serie negli ’90 è probabilmente irripetibile -, ma si eleva dalla restante produzione medical drama contemporanea (da The Resident alla recente Pulse di Netflix) . Una serie che rimette al centro il ruolo del medico nel contesto storico-sociale odierno, dove l’aspetto sanitario non è un mero contorno a cui affiancare intrecci amorosi o vicende di tutt’altra natura (Doctor Odyssey).

Guarda il trailer ufficiale di The Pitt 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Noah Wyle, il dr. Carter di E.R. - Medici in prima linea, rimette il camice per The Pitt, serie medical drama sviluppata con R. Scott Gemmill e John Wells. Una produzione che sposa l'approccio realistico della seminale serie degli anni '90 portandolo all'estremo: l'azione viene narrata quasi in tempo reale, in 15 episodi che corrispondono ad altrettante ore del turno diurno in un pronto soccorso. Replicare la forza dirompente di E.R. era impossibile, ma The Pitt riesce comunque ad elevarsi dalla media della produzione medical contemporanea. Una serie che rimette al centro il ruolo del medico nell'odierno contesto post-pandemico.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Noah Wyle, il dr. Carter di E.R. - Medici in prima linea, rimette il camice per The Pitt, serie medical drama sviluppata con R. Scott Gemmill e John Wells. Una produzione che sposa l'approccio realistico della seminale serie degli anni '90 portandolo all'estremo: l'azione viene narrata quasi in tempo reale, in 15 episodi che corrispondono ad altrettante ore del turno diurno in un pronto soccorso. Replicare la forza dirompente di E.R. era impossibile, ma The Pitt riesce comunque ad elevarsi dalla media della produzione medical contemporanea. Una serie che rimette al centro il ruolo del medico nell'odierno contesto post-pandemico.The Pitt, recensione della serie medical drama con Noah Wyle