The Penguin è la nuova miniserie targata HBO ambientata nell’universo narrativo del recente film The Batman, ultima incarnazione cinematografica del cavaliere oscuro diretta da Matt Reeves, che qui torna in veste di produttore esecutivo. Sviluppata da Lauren LeFranc (Agents of SHIELD, Impulse), questa nuova sortita tra le cupe strade di Gotham City segue l’ascesa ai vertici della malavita di Oswald “Pinguino” Cobblepot, di nuovo interpretato da un irriconoscibile Colin Farrell. Una serie dalle atmosfere crime in otto episodi – tre dei quali diretti da Craig Zobel (The Hunt, Omicidio a Easttown) – che esordirà, sui nostri schermi, il 20 settembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. Dopo questo debutto in contemporanea con gli USA, le restanti puntate andranno in onda tutti i lunedì sera sul canale Sky Atlantic.
Che il mondo di Batman, nonostante alcune derive fantastiche, sia indissolubilmente legato al genere e all’immaginario poliziesco è cosa risaputa. L’aspetto più verosimile del vigilante, impegnato in una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, è stato consolidato da seminali storie a fumetti come “Anno uno” di Frank Miller e David Mazzucchelli, per poi venire ripreso e sviluppato, negli anni, da tanti altri autori. Un corteggiamento continuo quello tra il mondo dell’uomo pipistrello e il crime, che ha portato a risultati felici come il graphic novel “Joker”, dove Brian Azzarello e Lee Bermejo immaginano una versione realistica dell’iconico villain; un gangster psicopatico, appena uscito dal manicomio criminale, intento a riprendere il controllo del suo impero del crimine. Proprio da questo approccio parte l’idea alla base della serie tv The Penguin: mettere in scena una classica gangster story sulla conquista del potere ambientata nel mondo, già a sua volta credibile e hard-boiled, di The Batman.
Dove eravamo rimasti
The Penguin inizia esattamente dove la pellicola di Reeves terminava: il Pinguino che assiste, dalla finestra dell’Iceberg Lounge, alla distruzione causata dall’inondazione scatenata dall’Enigmista, soppesandone le opportunità. Il vuoto di potere creato dall’uccisione del boss mafioso Carmine Falcone (il John Turturro del film è qui sostituito, in un flashback, da Mark Strong), anche questa ad opera dell’Enigmista, e un nuovo esercito di poveri sfollati da impiegare in attività criminose rappresentano, infatti, l’occasione ideale per agire e prendere il controllo della malavita di Gotham City. Un’impresa ostacolata dal ritorno in città di Sofia Falcone (Cristin Milioti), instabile figlia del defunto padrino appena uscita dall’Arkham Asylum. È venuto il momento per il sottovalutato scagnozzo Oz Cobblepot di usare tutta la sua astuzia per raggirare i propri rivali e tessere alleanze, tutto alle spalle della sempre potente, anche se indebolita, famiglia Falcone.
La miniserie The Penguin offre l’occasione a Colin Farrell di dare più spessore al personaggio brevemente apparso in The Batman; un ambizioso narcisista pronto a tutto, anche a tradire le persone a lui più vicine, pur di ottenere il potere e l’ammirazione che, a suo modo di vedere, gli spettano di diritto. Vorrebbe essere considerato una sorta eroe popolare, sempre disposto ad offrire opportunità e un lavoro – seppur non onesto – ai poveri diseredati di Gotham, un po’ come il mafiosetto del quartiere dei suoi ricordi d’infanzia, idolatrato dal piccolo Oz (un classico dei boss criminali; anche il Frank Lucas di American Gangster, per esempio, aspirava allo status di beniamino del popolo). Il suo scopo è quello di diventare una figura rispettata, ma anche temuta, da tutti; un nome sulla bocca di ogni gothamita, come il suo ombroso avversario Batman, al suo secondo anno di attività di lotta contro il crimine.

Un crime drama nell’universo di The Batman
La serie, infatti, gioca a creare alcuni paralleli tra l’eroe e il suo avversario. Il più evidente è l’introduzione del personaggio di Victor (Rhenzy Feliz), teppistello orfano preso dal Pinguino sotto la sua ala protettiva. Il rapporto instaurato tra Oz e Victor è una specie di versione perversa di quello tra Batman e la sua sidekick Robin: il primo incontro tra i due, infatti, è quasi identico a quello narrato nei fumetti tra il cavaliere oscuro e Jason Todd, secondo ragazzino a indossare il mantello del pettirosso, sorpreso da Batman mentre è intento a rubare le gomme della Batmobile. Victor cerca di fare lo stesso con l’appariscente Maserati viola del Pinguino, per poi essere prima minacciato e in seguito assoldato da quest’ultimo come suo stretto collaboratore. Quindi, non un’iniziazione alla sacra crociata della giustizia ma al crimine, con compiti sempre più pericolosi e moralmente provanti. La relazione che si viene a creare tra Oz e Vic è uno degli highlight dello show, occasione per mostrare anche il lato più umano del villain, comunque sempre sottomesso alla sua smodata ambizione.
Un altro dei punti forti di The Penguin è sicuramente il personaggio di Sofia Falcone, vera coprotagonista della serie. Ancora più del Pinguino, Sofia è una outsider, una giovane donna in uno spietato mondo di uomini, da cui è stata tradita e abusata nei modi peggiori, soprattutto da chi amava e rispettava di più: il padre. Una figura di donna spezzata piena di cicatrici, fisiche e soprattutto mentali, che cerca di ribellarsi e prendere finalmente il controllo dell’impero criminale del genitore e della propria vita. Ottima la dolente performance di Cristin Milioti, capace di portate lo spettatore ad empatizzare e fare il tifo per il suo disturbato personaggio in più di un’occasione. La punta di diamante, insieme a Farrell, di un cast generalmente solido, in cui figurano navigati professionisti come Clancy Brown e Deirdre O’Connell, rispettivamente nei ruoli di Sal Maroni e di Francis Cobblepot, madre di Oswald.
The Penguin ripropone classici topoi del crime drama declinandoli al mondo di Batman, cosa già vista nei fumetti e in parte nella serie tv Gotham (elementi della caratterizzazione del Pinguino sono presi proprio da quest’ultima, naturalmente con le dovute differenze, essendo Gotham una produzione dalla smaccata componente teen), ma valorizzati al meglio da una scrittura quasi sempre ottima, degna di alcune tra le migliori serie HBO. Scrittura impreziosita anche da alcune interpretazioni, come sopraccennato, di alto livello e da una messa in scena che riesce a restituire le atmosfere del film di Reeves, a partire dalla fotografia dai toni crepuscolari. Una lieta aggiunta all’universo narrativo inaugurato da The Batman nel 2022, non solo ottima per ingannare il tempo in attesa del secondo capitolo cinematografico, ma anche capace di reggersi in piedi da sola.


