venerdì, Aprile 12, 2024
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The New Look, recensione della serie Apple TV+ con Ben Mendelsohn e Juliette Binoche

The New Look, che annovera nel cast anche Maisie Williams e John Malkovich, è disponibile su Apple TV+ dal 14 febbraio.

Parlare di moda o di haute couture sul grande (e piccolo) schermo presuppone una brillante leggerezza nell’approccio, un’estetizzante attenzione formale nei confronti di una superficie patinata, fatta di abiti lussuosi disegnati su misura, pubblicità, brand immortali, runway e catwalk, passerelle, stilisti dalle matite eccentriche e super model planetarie. Ne è una prova una godibilissima commedia romantica come Il diavolo veste Prada, ma anche un’esilarante satira – in salsa demenziale – che risponde al nome di Zoolander, che ha lanciato nell’empireo dei personaggi cult il modello omonimo Derek Zoolander, che sfodera un’invidiabile espressione Magnum ma “non sa girare a sinistra”, ipse dixit.

Eppure la moda può essere un medium potentissimo per rappresentare (e amplificare) i cambiamenti repentini di una società in continua evoluzione, anticipando i costumi adottati, prevedendo il futuro e i suoi esiti mentre ancora aleggia nell’aria come lo sfarfallio di un pensiero. E lo dimostra una serie monumentale come The New Look, nuovo prodotto in dieci episodi targato Apple TV+ che andrà in onda a partire dal 14 febbraio, evocando le ombre di grandi couturiers della Storia – da Dior passando per Chanel, Balmain, Balenciaga, Cardin, Lelong – grazie alle interpretazioni di alcune star europee di primo piano, da Ben Mendelsohn (Robin Hood – L’origine della leggenda; Rogue One: A Star Wars Story) passando per Juliette Binoche (La Passion de Dodin Bouffant, candidato agli Oscar 2024 per la Francia), Emily Mortimer, Claes Bang e Maisie Williams, fino a superstar hollywoodiane del calibro di John Malkovich e Glenn Close.

La serie parte in medias res, con Christian Dior pronto a tenere una prestigiosa lezione presso l’università della Sorbonne: è il 1955, ma la vicenda torna subito indietro durante l’occupazione nazista di Parigi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando il nome di Dior sale alla ribalta con la sua rivoluzionaria e iconica impronta di bellezza e influenza, mettendo in discussione il primato di Coco Chanel come stilista più famosa del mondo. Le vicende narrate, che immortalano le “conseguenze” dirette del secondo conflitto bellico soprattutto sulla vita di tutti i giorni e nelle esistenze di ogni abitante della capitale francese, intrecciano così le storie sorprendenti di grandi personaggi coevi al grande stilista, dalla già citata Grand Dame Coco Chanel fino a Pierre Balmain; e poi Cristóbal Balenciaga, il demiurgo Lelong, l’eccentrico Pierre Cardin e altri ancora da considerare, a tutti gli effetti, protagonisti di una scena rivoluzionaria, che ha segnato un profondo spartiacque tra un prima e un dopo creato ex novo da quest’ultimi attraverso le loro immortali creazioni.

Evocare un mondo perduto attraverso storie reali 

The New Look è, fin dal titolo, letteralmente lo sguardo nuovo attraverso il quale filtrare una società profondamente mutata, vessata dagli orrori di una guerra appena vissuta sulla propria pelle che ha messo tutti alle strette, costringendo ognuno a fare i conti con la propria coscienza e l’arte di sopravvivere. Quando vivere diventa un mestiere, la speranza sembra un ricordo lontano: fantasmi inquieti e disperati si aggirano, davanti alla macchina da presa, sia prima che dopo la fine del secondo conflitto mondiale, aleggiando nelle coscienze degli spettatori fin dai primissimi minuti dei titoli di testa. Ad esempio, i punti dati alle cuciture degli abiti d’alta sartoria che si vedono scorrere sullo schermo si trasformano, di colpo, nei segni di trincee coperte di neve; così il “sacro” della bellezza si confonde con il “profano” della guerriglia, della barbarie scriteriata che ha cambiato in modo radicale il volto dell’Europa.

L’intento del creatore – nonché showrunner della serie e regista – Todd A. Kessler è proprio quello di evocare un mondo perduto, mettendolo a fuoco attraverso le storie intrecciate di personaggi reali che si muovono, sul piccolo schermo, come pupi dell’opera siciliana, articolate marionette nelle sapienti mani del grande puparo per eccellenza, il destino. Ed ecco che, in quest’ottica, personaggi destinati a restare impressi nella memoria collettiva semplicemente come “marchi” o icone leggendarie finiscono invece per sporcarsi di polvere, terra e sangue, riacquistando una dimensione umana e decisamente carnale, una tridimensionalità complessa che li trasforma da semplici figurine patinate in esseri umani contraddittori.

Ognuno è padrone del proprio destino nell’universo di The New Look, nonostante le incursioni dell’insondabile che sconvolge le travagliate esistenze dei vari attori sulla scena; e per raggiungere i propri scopi tracciando una lunga strada di mattoni gialla verso desideri, sogni e speranze, i protagonisti sono pronti proprio a tutto: a mentire, amare, tradire, lottare con ostinata caparbietà, mettersi in gioco fino in fondo, scendere a compromessi e infine farsi da parte al momento opportuno. Affascinanti e seducenti, i characters delineati da Kessler calamitano l’attenzione dello spettatore spingendolo a seguire con avidità le vicende raccontate, sospendendo la sua incredulità di fronte ad eventi incredibili – ma basati sulla realtà – che hanno segnato la Storia, non solo della moda ma anche della coscienza collettiva.

Dal punto di vista estetico, la regia dello stesso autore sceglie la misura dell’eleganza, omaggiando l’argomento e i nomi citati nella serie: raffinata, ritmata, brillante, la macchina da presa si muove sinuosa riflettendo l’emotività dei vari personaggi e gli sconvolgimenti degli eventi e della Storia, puntando su scene evocative che risvegliano l’inconscio e la sensibilità del pubblico mandando, al contempo, avanti la narrazione solo attraverso l’uso evocativo delle immagini. Ad esempio basta una Marsigliese cantata a squarciagola, dei mazzolini di Lillà bianchi e il terrificante sguardo smarrito dei sopravvissuti agli orrori dei campi per creare correlativi oggettivi potenti, simboli più efficaci di qualunque discorso, evocative tracce di un terrore da non ripetere assolutamente.

Nel bello si annida la forza umana di andare avanti

Perché prima ancora che una serie celebrativa della moda e dello stile, della grazia e del talento creativo dei più grandi stilisti del XX Secolo, figli – a loro volta – di un secolo destinato lentamente a sparire, soppiantato da vertiginosi cambiamenti, The New Look è un’opera incentrata sulla guerra e le sue terribili atrocità, sugli sconvolgimenti rovinosi che quest’ultima può provocare nel tranquillo fluire del fiume dell’esistenza, coinvolgendo tutti senza nessuna esclusione. E in questa celebrazione elegiaca dell’umanità e della sua resilienza, il merito di infondere la scintilla vitale a personaggi che si aggirano in uno scenario posticcio spetta agli attori, ad un cast incredibile nel quale ogni interpretazione è un prezioso gioiello della corona, un’eccellenza che culmina nell’ideale passo a due tra il Dior di Mendelsohn e la Chanel della Binoche: due attori agli antipodi, due sensibilità differenti provenienti da realtà così diverse tra loro (rispettivamente la natia Australia del primo e la Francia della seconda) che si compensando nelle reciproche divergenze.

Tanto il ritratto che emerge di Dior è malinconico e ostinato, sensibile e visionario, tanto quello dell’eterna Coco è vitale e intemperante, coriaceo e brillante nonostante le innumerevoli ambiguità, che serpeggiano silenziose nelle scelte di entrambi rendendoli squisitamente reali. Entrambi i couturiers sono dei sopravvissuti, ognuno in modo diverso, pronti a muoversi sullo sfondo di una Parigi che si avvia incontro alla metà del secolo (breve), vero e proprio melting pot di incontri e personalità, terreno in fieri per le grandi rivoluzioni che arriveranno, cambiando il volto del dopoguerra.

Incredibile ma vero, The New Look riesce a trasformare in oro ciò che solitamente viene visto con sospetto, ovvero la Storia e i suoi eterni “corsi e ricorsi” vichiani; per farlo, il suo creatore Kessler opta per i dettagli, la raffinatezza e un’attenzione estrema nei confronti dell’atmosfera, ricreando il mood evocativo di un tempo perduto ma non così lontano, una speculare parabola di situazioni storiche che potrebbero benissimo ritornare a malincuore, trasformando la quotidianità in un grande campo di battaglia nel quale si combatte per l’esistenza e la (r)esistenza. In mezzo, la brillante creatività delle menti che hanno forgiato il gusto degli anni della ripresa e del boom, lo spirito pioneristico degli esseri umani che hanno scelto di reagire all’orrore con la grazia e l’eleganza della loro arte, ultimo sberleffo involontario al cupo incedere della morte.

Anche perché, come ricordava Dostoevskij, “solo la bellezza salverà il modo”, consapevole che nel bello si annida la forza, squisitamente umana, di andare avanti nonostante tutto attraverso ogni tipo di avversità, affrontando controcorrente l’esistenza per ridisegnare un mondo che somiglia ad un giardino raro, speciale nella sua unicità. Un posto da coltivare e curare in modo maniacale, con l’acqua dei sogni e lo slancio cieco degli atti d’amore (o di fede) che costellano la quotidianità, fino a renderla  – appunto – unica.

Guarda il trailer ufficiale di The New Look

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The New Look intreccia i fili delle storie - vere - dei grandi couturiers francesi che hanno rivoluzionato la moda del dopoguerra sopravvivendo agli orrori vissuti attraverso la bellezza, la creatività e un'irriducibile speranza. L'alta moda diventa così uno strumento per riflettere sull'assurdità di ogni guerra e su quanto i conflitti incidano sulla quotidianità di ogni individuo, stravolgendola completamente. Con una regia elegante e una serie di interpretazioni memorabili, a brillare per umanità e sensibilità è il "passo a due" ideale tra il Dior di Ben Mendelsohn e la Chanel di Juliette Binoche.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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