sabato, Novembre 27, 2021
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The Morning Show, recensione della serie con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon

La recensione di The Morning Show, la serie con protagonisti Jennifer Aniston, Reese Whiterspoon e Steve Carrell. Disponibile su Apple Tv+.

Nel 2017, l’affaire Weinstein ha proverbialmente scoperchiato il vaso di Pandora. Le accuse mosse contro il mogul del cinema “indipendente” americano hanno rappresentato un classico punto di non ritorno per il mondo dello showbiz, travolto dalla nascita e affermazione del movimento Me Too. Non che accuse di molestie sessuali nel mondo dello spettacolo americano (tra cinema e tv) non fossero mai state mosse: si pensi a Bill Cosby, a Woody Allen e a Roman Polanski. Eppure, l’eco del processo contro Weinstein si è tramutato ben presto nella proverbiale goccia capace di far traboccare il vaso. Non a caso, il tema della violenza di genere (domestica o lavorativa) ha cominciato ad essere affrontato sistematicamente da cinema e televisione, come dimostra anche l’acclamata serie The Morning Show, disponibile su Apple Tv+.

Dietro le quinte di uno dei programmi tv più celebri e ottimisti d’America può celarsi una realtà oscura e ambigua, popolata da vittime e carnefici; una realtà determinata da forme di violenza e sopraffazione quotidiane, così omologate da essere pressoché impercettibili ad un occhio esterno? È la domanda che si pone – pescando a piene mani, ahinoi, dalla realtà – Jay Carson, già addetto alla comunicazione in ambito politico (a lui è ispirato il personaggio di Ryan Gosling ne Le idi di Marzo di George Clooney) e successivamente scrittore/sceneggiatore per cinema e televisione (è stato consulte anche per la serie Netflix House of Cards).

Ispirandosi liberamente al libro di Brian Shelter Top of the Morning, Carson con The Morning Show non si limita a offrire allo spettatore uno spaccato dell’insensibile mondo televisivo, alimentato da faide interne, ambizioni di auto affermazione e bassezze di vario tipo, ma sente l’esigenza di spingersi oltre; di varcare il confine della cosiddetta “altra faccia della medaglia” per spingersi nel suo anfratto più oscuro. Viviseziona la realtà dello showbiz – personificata dalla redazione di un programma di informazione generalista -, giungendo persino a smembrarla per portarne alla luce ciò che solitamente tutti sanno ma viene (consapevolmente e sistematicamente) taciuto.

Mitch Kessler (Steve Carell) è il co-conduttore del programma televisivo The Morning Show, in onda ogni giorno – dal lunedì al venerdì -, di prima mattina, sulla rete UBA di New York. Quando viene accusato di molestie sessuali da una sua collaboratrice, il network lo scarica, lasciando l’onere della conduzione alla collega Alex Levy (Jennifer Aniston). Nel frattempo, il nuovo responsabile di area Cory Ellison (Bill Cudrup) cerca di convincere il presidente del network, Fred Micklen (Tom Irwin), ad aggiornare il programma mattutino mandando in pensione Alex per affidarsi a volti nuovi, come quello della intraprendente giornalista d’assalto Bradley Jackson (Reese Whiterspoon).

Sono diversi i motivi che fanno di The Morning Show una serie assolutamente da non perdere. Prima di tutto, l’efficace scrittura che contraddistingue tutte le puntate. Non si tratta solo della bravura di Carson e dei suoi collaboratori a redigere un copione fitto di dialoghi scoppiettanti, ma anche della capacità degli sceneggiatori di definire personaggi in costante mutazione (più in senso negativo che positivo) durante il corso del racconto. Personaggi complessi che, al di là di qualche estremizzazione, risultano realistici proprio per la loro indecifrabilità e ambiguità.

the morning show

Ma, che cosa sarebbero i personaggi (sulla carta) senza dei degni interpreti capaci di farli prendere vita sul (in questo caso, piccolo) schermo? E qui arriviamo al secondo motivo per cui ci sentiamo in diritto di dire che la serie Apple è imperdibile: la qualità del suo cast. Una qualità manifesta non solo nei ruoli principali, ma anche (se non soprattutto) in quelli “secondari”. Se le interpretazioni di Jennifer Aniston (coraggiosa ad immedesimarsi in un personaggio tutto sommato antipatico e antitetico rispetto ai suoi standard) e Reese Whiterspoon sono state giustamente celebrate dalla critica, che dire della conferma del talento drammatico di Steve Carell?

Già in Foxcatcher – Una storia americana l’attore impersonava una figura sgradevole, dimostrando di essere capace ad adattarsi a ruoli divergenti rispetto a quelli brillanti a lui (all’apparenza) più congeniali. In The Morning Show non fa altro che certificare il suo spirito d’adattamento ad ogni tipologia di personaggio, dando vita a un anchorman che sembra la deformazione (in negativo, ovvio) dell’esuberante capo ufficio di The Office, di cui Mitch condivide gli stessi difetti (eufemismo): sessismo, tendenza alla violenza verbale, megalomania. Ma anche gli altri interpreti non sono da meno. Per ragioni di spazio non possiamo ovviamente citarli tutti, ma è quantomeno doverono fare riferimento a Bill Cudrup (a memoria, impossibile ricordare una sua interpretazione più efficace) e Mark Duplass, che interpreta il regista dello show Charlie “Chip” Black.

Ma, vi è anche un altro aspetto che, più di altri, contribuisce alla riuscita della serie: la sua esibita necessità di analizzare – come dicevamo all’inizio – le piccole crepe che si creano sulla facciata levigata di un mondo all’apparenza perfetto: in questo caso, quello di un programma tv seguito da milioni di americani. Da questo punto di vista, The Morning Show ci porta a confrontarci non tanto con il “male”, quanto – per dirla alla Hannah Arendt -, con la sua banalitànormalità. Aspetto, di per sé, sconvolgente. E di fatto, in qualità di spettatori, rimaniamo scossi dagli atteggiamenti dei numerosi personaggi in scena: dai tentativi di giustificazione dei carnefici e dei loro complici, che talvolta pur sapendo scelgono il silenzio per interessi personali (e magari anche scatti di carriera).

È soprattutto la violenza quotidiana ad essere al centro della disanima di The Morning Show, ed è proprio nei momenti in cui questa sopraffazione viene lucidamente descritta alla stregua di una prassi – attraverso le azioni aberranti dei personaggi – che la serie acquista una forza capace di trascinare lo spettatore al cospetto di dilemmi etici pesanti come macigni. Peccato solo che a volte la necessità di sottolineare qualche passaggio induca i registi ad enfatizzare alcune sequenze con soluzioni stilistiche eccessivamente sensazionalistiche (chi desidera che i rallenty vengano aboliti, alzi la mano!); anche se non viene mai corso il rischio di sfociare in quella che potremmo definire una retorica estetica (per inciso, dietro la macchina da presa si alternano: Mimi Leder, David Frankel, Lynn Shelton, Tucker Gates, Roxann Dawson, Michelle MacLaren, Kevin Bray). Ma forse, al di là dei gusti personali, si tratta di un pegno da pagare in nome della necessità e urgenza di un’operazione che ha il coraggio di portare a galla temi taciuti per troppo tempo.

Guarda il trailer ufficiale di The Morning Show

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Ispirandosi liberamente al libro di Brian Shelter Top of the morning, The Morning Show non si limita a offrire allo spettatore uno spaccato dell'insensibile mondo televisivo, alimentato da faide interne, ambizioni di autoaffermazione e bassezze di vario tipo, ma sente l'esigenza di spingersi oltre; di varcare il confine della cosiddetta "altra faccia della medaglia" per spingersi nel suo anfratto più oscuro. Viviseziona la realtà dello showbiz, quasi la smembra per portarne alla luce ciò che solitamente tutti conoscono ma viene tenuto nascosto.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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