venerdì, Aprile 16, 2021
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The Investigation, recensione della miniserie sul caso del sottomarino

The Investigation è la nuova miniserie danese in 6 episodi disponibile dal 15 marzo su Sky e on demand, in streaming, su NOW TV.

The Investigation è il titolo della nuova serie crime scandinava diretta da Tobias Lindholm, già dietro la macchina da presa di alcuni episodi della serie Mindhunter e regista dei primi tre di questo progetto. Tre episodi su un totale di sei che raccontano, con crescente tensione, il terribile giallo dietro l’omicidio della giornalista freelance Kim Wall, uccisa nel 2017 dall’imprenditore Peter Madsen nel suo sottomarino privato. Un terribile fatto di cronaca nera che scosse la Danimarca e l’opinione pubblica, e che a distanza di anni ha catturato l’immaginario televisivo di Lindholm. La serie, che vede protagonisti attori scandinavi più o meno noti al grande pubblico – Søren Malling, Pernilla August, Rolf Lassgård, Laura Christensen ma soprattutto Pilou Asbæk, volto noto della serie Game of Thrones nei panni di Euron Greyjoy – debutterà in Italia su Sky Atlantic, on demand e in streaming su NOW TV a partire dal 15 marzo.

La serie è incentrata sulla dettagliata ricostruzione del “giallo del sottomarino”, un fatto di cronaca nera avvenuto nella Danimarca del 2017. Al capo della Omicidi della polizia di Copenaghen Jens Møller viene affidato uno strano caso: la scomparsa incredibile del sottomarino artigianale creato dall’inventore ed imprenditore Peter Madsen, che viaggiava insieme alla giovane giornalista Kim Wall. Prima che il sommergibile affondi viene ritrovato solo Madsen, l’unico che riesce a mettersi in salvo, perché della giornalista non c’è nessuna traccia; Jens e il suo team devono così capire come affrontare il delicato caso, che sembra a tutti gli effetti un intricato rompicapo. L’unico modo per scoprire la verità è ritrovare il corpo della giornalista: solo così avranno le prove necessarie per ricostruire quanto successo nelle profondità marine.

The Investigation è una serie elegante e dal forte impatto estetico/emotivo, capace di mescolare abilmente la finzione alla realtà, sfumando i contorni tra l’intrattenimento tipico che offre un prodotto televisivo e la narrazione puntuale dei fatti che caratterizza lo stile del documentario. Un prodotto – e un’operazione – che, per certi versi, si collocano nel solco già tracciato da un illustre predecessore come Chernobyl: in quest’ultimo i tragici eventi erano raccontati con dovizia di particolari ma senza mai indugiare nel sensazionalismo scandalistico, nell’eccesso narrativo che insegue una drammatizzazione forzata di una realtà che ha però la forza di raccontarsi da sola, con la cruda sequenza dei fatti. A questo taglio si univa l’analisi psicologica legata soprattutto alle conseguenze, agli effetti che quel tragico episodio aveva sortito sulla popolazione e sulle persone coinvolte.

Anche The Investigation, quindi, cavalca la lunga onda della lezione (magistrale) di Chernobyl: il “giallo del sottomarino”, che tanto sconvolse l’opinione pubblica (non solo scandinava) nel 2017, torna sotto le luci dei riflettori ma attraverso un processo di “sottrazione”. Non c’è mai il segno di un eccesso sensazionalistico, tipico della “tv del dolore”, nel racconto – per immagini – diretto da Lindholm; a parlare sono le tracce, gli indizi e ancora una volta gli effetti che quest’ultimi hanno sugli uomini e le donne coinvolti in prima persona. Grazie anche alla consulenza dei coniugi Wall (genitori della compianta Kim), il prodotto seriale si tiene ben saldo al timone dei “fatti”, di una narrazione della verità senza fronzoli o macabri ricami. Un crime “nudo e crudo” in puro stile scandinavo quindi, dove è anche la natura aspra del paesaggio a suggerire il taglio – e l’estetica – della narrazione.

Un cielo di piombo, caratterizzato da un inconfondibile colore plumbeo delle nubi; il freddo mare del nord, una storia torbida a base di sottomarini creati da un pazzo genio, un omicidio ancora incomprensibile nelle sue logiche e una ragazza morta la cui memoria è in cerca di giustizia: la macchina da presa rende omaggio, con dignità, all’intera vicenda della giornalista posandosi con asettica complicità sui dettagli dei volti dei personaggi, mostrando il loro dolore senza mai scavare troppo a fondo, senza mai offrire in pasto alla curiosità voyeuristica una sfera umana e personale. I colori lividi, i paesaggi urbani e la natura spigolosa contribuiscono ad una creazione progressiva della tensione, con l’indagine delle ragioni più intime che si mescola con quella poliziesca tradizionale, affidata tanto alla polizia quanto alla presenza di un integerrimo pubblico ministero.

Il grande pregio di The Investigation – che finisce, ahimè, per trasformarsi però in un ostacolo durante la visione – è il suo rapporto con il tempo: la serie non sembra avere fretta di raccontare, con frenesia mainstream, gli eventi saltando subito alle logiche conclusioni (che la Storia ci ha già mostrato). Piuttosto, sceglie la via di una rarefatta lentezza per mostrare il dietro le quinte di questo drammatico giallo, il mondo sommerso sotto la punta dell’iceberg della cronaca nera. Così ogni episodio procede in base alle prove raccolte, ai pochi dettagli che saranno significativi nell’indagine, nella costruzione di un’accusa valida contro Madsen, machiavellico assassino capace di stroncare, a sangue freddo, una vita innocente proprio nell’unico luogo dove nessuno poteva sentirla urlare: nelle remote profondità marine.

Guarda il trailer ufficiale di The Investigation

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Investigation è una serie elegante e dal forte impatto estetico/emotivo, capace di mescolare abilmente la finzione alla realtà, sfumando i contorni tra l’intrattenimento tipico che offre un prodotto televisivo e la narrazione puntuale dei fatti che caratterizza lo stile del documentario.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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