HomeSerie TvRecensioni Serie TvThe Good Mothers, recensione della nuova serie originale italiana Disney+

The Good Mothers, recensione della nuova serie originale italiana Disney+

La recensione di The Good Mothers, la serie originale italiana Disney+ che racconta la 'ndrangheta dal punto di vista delle donne che hanno osato sfidarla. Disponibile dal 5 aprile.

Dopo aver conquistato il “Berlinale Series Award” (premio istituito quest’anno) in occasione dell’ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, The Good Mothers è finalmente pronta a fare il suo debutto su Disney+, dove a partire dal 5 aprile – giorno di lancio – saranno disponibili tutti e sei gli episodi della nuova serie originale italiana del servizio di streaming, che arriva sulla scia di altri prodotti originali di grande successo (seppur molto distanti tra loro per ambientazioni e tematiche): Le fate ignoranti – La serie e Boris 4.

La serie racconta del fenomeno della ‘ndrangheta calabrese interamente dal punto di vista delle donne che osarono sfidarla. Nello specifico, il racconto si focalizza sulle storie – e le vite – di quattro donne – le “buone madri” del titolo – che decidono di ribellarsi alle logiche omertose e oppressive dell’organizzazione criminale voltando le spalle ai loro mariti e ai loro padri, arrivando a collaborare con la giustizia nella speranza di cambiare il corso della propria esistenza. Ad aiutarle, un’integerrima PM che non ha paura del pugno di ferro e del potere insidioso della ‘ndrangheta: la sua intuizione sarà proprio quella di puntare alla donne per abbattere, dall’interno, i clan e le reti dell’onorata società.

Come qualsiasi grande produzione che si rispetti, anche The Good Mothers – tratta dall’omonimo romanzo bestseller del giornalista Alex Perry – è frutto di uno sforzo congiunto che ha visto schierate in campo, da un lato, la lungimiranza di produzioni all’avanguardia come House Producitions e Wildside (quest’ultima società del gruppo Framantle); dall’altro, la creatività dello sceneggiatore Stephen Butchard (The Last Kingdom) e dell’inedita coppia di registi formata dal britannico Juliann Jarold (regista attivo sia in ambito cinematografico che televisivo, noto per aver diretto Becoming Jane e alcuni episodi dell’acclamata The Crown) e dalla nostrana Elisa Amoruso (Chiara Ferragni: Unposted, Maledetta primavera, Time Is Up).

L’aspetto più interessante della serie è rappresentato sicuramente dal punto di vista che, in fase di adattamento e scrittura, si è scelto di adottare per raccontare la storia: quello femminile. Il cinema e la televisione ci hanno sempre abituato ad osservare la mafia e ad essere testimoni inconsapevoli e scomodi della sua brutalità attraverso la violenza perpetrata dagli uomini. Nel caso di The Good Mothers, invece, le logiche gerarchiche di un impero criminale e le caratteristiche perverse di un mondo corrotto vengono mostrate da una prospettiva nuova, inedita: quella di un gruppo di “donne di mafia” che hanno lottato per affrancarsi da uno stato di prigionia e andare incontro ad un agognato riscatto, facendosi carico di rischi indicibili pur di riuscire a dare una svolta alla propria vita e assicurare un futuro migliore ai propri figli.

Barbara Chichiarelli e Valentina Bellè in The Good Mothers. Foto di Claudio Iannone.

Un affresco corale potente e toccante

Sul piano registico, Julian Jarrold ed Elisa Amoruso (che hanno diretto tre episodi a testa) operano su un livello di grande sofisticatezza, dal momento che la serie, pur non rinunciando mai alla tensione (ponderata e mai esacerbata, in questo caso), riesce sempre a celare l’orrore piuttosto che mostrarlo esplicitamente. Una scelta narrativa e stilistica –  impiegata raramente nelle serie che affrontano il tema della mafia – molto precisa e ben definita anche in termini di atmosfere e di toni, che diventa particolarmente funzionale nel momento in cui si riesce a far comprendere allo spettatore quale fosse il clima (tossico) di asservimento ma anche di sudditanza e sottomissione nel quale hanno vissuto queste donne.

Ma la forza dirompente della storia emerge anche grazie al contribuito di attrici bravissime (su tutte Valentina Bellè) che sono state chiamate a calarsi in dei ruoli estremamente difficili. “Le donne di n’drangheta sono il cavallo di Troia che nessuno si aspetta”, dice il personaggio della PM Anna Colace alla fine del primo episodio: e in effetti saranno proprio le donne, attraverso il loro coraggio, a decidere di non voler più essere considerate delle vittime per quella nube di paura mista a disagio e sofferenza che ha sempre offuscato la possibile lucentezza delle loro vite. Queste donne “sentono e vedono tutto”, ne portano i segni sui loro corpi ma anche negli angoli più bui della loro anima: sono diverse, ma allo stesso tempo accumunate dalla voglia di emancipazione, tanto nei confronti della vita limitante nella quale sono state relegate quanto nei confronti di un rispetto che viene loro costantemente negato.

The Good Mothers è un affresco corale potente e toccante, in cui nessuna storia o nessun personaggio viene lasciato ai margini o messo da parte. La maestria della scrittura si unisce alla potenza delle immagini e all’efficacia di messa in scena e interpretazioni, restituendo allo spettatore un ritratto avvincente, profondamente complesso, equilibrato e soprattutto veritiero, di un microcosmo spietato dove certi legami misogini – siano essi familiari e/o sentimentali – tendono a renderti invisibile, ma dove è altrettanto possibile rompere il codice del silenzio e sperare in una nuova vita fatta di ciò che a qualsiasi essere umano dovrebbe essere concesso a prescindere da tutto: la libertà. Di agire, di scegliere, di amare… di non avere rimpianti o rimorsi e di vivere come abbiamo sempre voluto.

Guarda il trailer ufficiale di The Good Mothers

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Good Mothers è un affresco corale potente e toccante, in cui nessuna storia o nessun personaggio viene lasciato ai margini o messo da parte. La maestria della scrittura si unisce alla potenza delle immagini e all'efficacia di messa in scena e interpretazioni, restituendo allo spettatore un ritratto avvincente, profondamente complesso, equilibrato e soprattutto veritiero, di un microcosmo spietato dove certi legami misogini - siano essi familiari e/o sentimentali - tendono a renderti invisibile, ma dove è altrettanto possibile rompere il codice del silenzio e sperare in una nuova vita fatta di ciò che a qualsiasi essere umano dovrebbe essere concesso a prescindere da tutto: la libertà. Di agire, di scegliere, di amare... di non avere rimpianti o rimorsi e di vivere come abbiamo sempre voluto.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

The Good Mothers è un affresco corale potente e toccante, in cui nessuna storia o nessun personaggio viene lasciato ai margini o messo da parte. La maestria della scrittura si unisce alla potenza delle immagini e all'efficacia di messa in scena e interpretazioni, restituendo allo spettatore un ritratto avvincente, profondamente complesso, equilibrato e soprattutto veritiero, di un microcosmo spietato dove certi legami misogini - siano essi familiari e/o sentimentali - tendono a renderti invisibile, ma dove è altrettanto possibile rompere il codice del silenzio e sperare in una nuova vita fatta di ciò che a qualsiasi essere umano dovrebbe essere concesso a prescindere da tutto: la libertà. Di agire, di scegliere, di amare... di non avere rimpianti o rimorsi e di vivere come abbiamo sempre voluto.The Good Mothers, recensione della nuova serie originale italiana Disney+