lunedì, Luglio 4, 2022
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The Exorcist Stagione 1 recensione

Era il lontano 1973 quando l’acclamato regista William Friedkin realizzò il più spaventoso film horror di tutti i tempi. L’Esorcista ha cambiato per sempre le regole di un genere che nel corso della storia ha visto il consolidarsi di una vera e propria schiera di appassionati devoti, e ha dato il via all’esplorazione (sempre più morbosa) da parte di numerosi altri cineasti di una tematica – quella delle possessioni demoniache – che ancora oggi suscita nello spettatore sensazioni contrastanti che vanno dall’incredula curiosità alla paura lancinante.

A gennaio del 2016 l’emittente televisiva Fox annunciò la produzione di un episodio pilota basato sul romanzo di William Peter Blatty che ispirò proprio il capolavoro di Friedkin con protagonisti Ellen Burstyn, Max Von Sydow e Linda Blair. Pochi mesi dopo (a maggio, precisamente) è stato dato ufficialmente il via libera alla realizzazione della prima stagione di The Exorcist, che ha debuttato sul celebre network il 23 settembre, per concludersi lo scorso 16 dicembre, con il decimo e ultimo episodio (in Italia la serie è attualmente in onda sul canale satellitare Fox della piattaforma Sky).

La storia segue le vicende di Padre Thomas Ortega, un giovane prete vittima di una profonda crisi spirituale, che viene contattato da Angela Race, una donna fermamente convinta che la sua casa sia infestata e che la sua primogenita Katherine sia stata presa di mira da un demone. Per cercare di aiutare la donna e la ragazza, Padre Thomas si mette alla ricerca di Marcus Lang, prete dal passato tormentato (nonché figura ricorrente nei suoi incubi) che lo aiuterà a superare le proprie iniziali reticenze e a preservare la sicurezza e l’incolumità della famiglia di Angela, soprattutto quando si scoprirà che è in realtà la figlia più piccola della donna, Casey, ad essere caduta nelle grinfie del male.

Nessuno ha mai sperato davvero che The Exorcist avrebbe potuto offrire una variante narrativa quanto meno originale che sapesse mescolare il tema portante del classico di Blatty (fede contro ragione) a quello ampiamente declinato e fin troppo sviscerato, sia dal grande che piccolo schermo, dell’eterna lotta tra bene e male. Ciononostante, è stato proprio il modo in cui la serie è riuscita a collegarsi direttamente al film originale (configurandosi a tutti gli effetti come una “costola” diretta dell’opera di Friedkin), a salvare l’intera operazione – seppur tra alti e bassi, se considerata nella sua interezza – da una sonora bocciatura.

Dopo un pilot in cui la sceneggiatura era riuscita a definire con la dovuta accuratezza la componente “religiosa” a discapito però di quella “familiare” (lasciando comunque nello spettatore un accesso interesse nei confronti dei drammatici eventi che di lì a poco si sarebbero scatenati), The Exorcist è riuscito a miscelare con sapienza linee narrative apparentemente slegate e a rispettare la coerenza sia drammatica che sovrannaturale del racconto, andando ad arricchire una trama che è apparsa quasi fin da subito molto ben congegnata.

Il clamoroso e inatteso colpo di scena a metà stagione (alla fine del quinto episodio scopriamo che Angela è in realtà Regan MacNeil, che in seguito ai traumi subiti da bambina ha deciso di cambiare identità e anche vita) ha definitivamente sancito una sorta di patto lecito tra lo show e il suo pubblico, ancora tormentato dalle spaventose e inquietanti immagini della piccola Linda Blair posseduta dal demone Pazuzu, ma al tempo stesso curioso di approfondire dettagli che neanche la pellicola originale aveva esaminato (straordinari i flashback che ci riportano al passato di Regan, come il primissimo contatto con il demone attraverso la tavola ouija) e di conoscere l’evoluzione del rapporto tra l’iconico personaggio e le due figure più influenti della sua vita: quella dello stesso demone (che la tormenta ormai dagli anni dell’adolescenza) e quella di sua madre Chris (accusata da Angela/Regan di aver sfruttato la sua drammatica esperienza per accrescere la propria fama di attrice).

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Insieme a tutti i collegamenti, i rimandi e le strizzate d’occhio al cult di Friedkin (incluso l’utilizzo dell’intramontabile colonna sonora di Mike Oldfield), a sorprendere in positivo è stato anche un cast di altissimo livello: Alfonso Herrera (Padre Thomas) e Ben Daniels (Marcus Lang) si sono dimostrati due affascinanti e carismatici protagonisti in grado di rendere le molteplici sfumature dei loro personaggi alle prese con un tortuoso percorso di espiazione la vera forza motrice del racconto, al pari dello straziato cammino verso la redenzione di Angela/Regan, una meravigliosa Geena Davis che da vittima (ancora una volta) angosciata e apparentemente indifesa si trasforma in un accumulo conturbante e provocatorio di forza demoniaca dallo sguardo tagliente, che esploderà in una resa dei conti – tra presente e passato – realizzata in modo impeccabile.

Al momento le sorti di The Exorcist sono avvolte nel mistero. La Fox non ha ancora ufficializzato alcuna cancellazione, né confermato una seconda stagione. Considerata la conclusione dell’ultimo “capitolo”, le premesse per sperare in un nuovo ciclo di episodi ci sono tutte. Sicuramente non verrà ricordata come una delle migliori serie di questa stagione televisiva, ma The Exorcist è riuscito con intelligenza a sfruttare topoi e cliché del genere (ma anche omaggi) per sfuggire alla trappola dell’anonimato e configurarsi come un discreto prodotto di intrattenimento per tutti gli affezionati (e anche un po’ nostalgici) fan dell’orrorifico.

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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