mercoledì, Settembre 28, 2022
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The Deuce recensione del pilot della serie HBO con James Franco

C’è una novità in città, e questa volta la fortunata risponde al nome di The Deuce. Un titolo che ai più non dirà molto, a parte l’estetica funky scintillante che richiamerà l’attenzione anche delle retine più pigre, ma che in realtà racchiude un mondo: il microcosmo della 42esima strada di New York City, ribattezzata appunto la “forty-deuce” nel pieno degli anni ’70.

La strada nella quale nacque la rivoluzione sessuale, quella incontenibile spinta propulsiva che portò a un drastico cambiamento della percezione dell’argomento da parte di uomini e donne, che finalmente si emanciparono dalla morale benpensante iniziando a considerare il sesso come fine a se stesso, dando così il via alla fiorente industria del cinema porno.

The Deuce è la nuova serie firmata HBO che vede, come mente creatrice, quello stesso David Simon che generò un successo immortale come The Wire

The Deuce, prima ancora di essere un frammento di storia nella Storia, è una nuova serie firmata HBO che vede, come mente creatrice, quello stesso David Simon che generò un successo immortale – del piccolo schermo – come The Wire: la serie portò a una nuova consapevolezza nei riguardi della narrazione audiovisiva a puntate, creando un babelico mosaico pronto a districarsi solo nel corso di svariate stagioni.

Abbandonate le simmetrie rassicuranti e geometriche del procedural tradizionale e prima ancora delle serie antologiche di oggi, nella serie il fil rouge che univa i personaggi attraverso le varie puntate (e nell’arco degli anni) era il tema della droga, vissuto e respirato nella città di Baltimora. La narrazione non condivideva un unico punto di vista convenzionale – i “buoni” o i “cattivi” di turno, spacciatori e poliziotti – bensì molteplici focalizzazioni, dando voce a innumerevoli personaggi, abitanti del sottobosco metropolitano.

the deuce

The Deuce: nuovo trailer ufficiale della serie HBO con James Franco

La stessa struttura è stata applicata, nuovamente, dall’autore alla sua nuova creatura, forse lontana dai fasti di The Wire ma pronta ad avventurarsi in nuovi territori: nel pilot della serie, si snodano le vicende di un gruppo distinto di personaggi, pronti sicuramente a entrare in rotta di collisione tra loro già a partire dalla seconda puntata. Ci sono i gemelli Vincent e Frankie Martino (entrambi interpretati da un eclettico James Franco, pronto a sdoppiarsi per l’occasione), uno padre di famiglia traditore con problemi coniugali e finanziari, l’altro accanito scommettitore; entrambi sono invischiati con la mafia italo-americana.

Letteralmente sulla strada, invece, c’è Candy (una strepitosa Maggie Gyllenhaal), prostituta indipendente e scaltra che lavora solo per se stessa, senza avvalersi della protezione di nessun pappone: con un figlio sulle spalle e una madre che mantiene entrambi, con il suo fiuto imprenditoriale deve trovare qualcosa di più remunerativo per sopravvivere nella babelica metropoli. Insieme a loro, ci sono anche una studentessa (Margarita Levieva) più sveglia del previsto e Lori (Emily Meade), una giovane ragazza di provincia arrivata a New York in cerca di fortuna, ma che finirà per rimanere coinvolta nel torbido giro della prostituzione.

The Deuce è un period drama incentrato sulla nascita dell’industria del porno e della prostituzione negli scintillanti e rutilanti anni ’70

Queste vite, e molte altre, sono pronte a comporre il mosaico che costituirà il cuore di The Deuce, period drama incentrato sulla nascita dell’industria del porno e della prostituzione negli scintillanti e rutilanti anni ’70, gli stessi dello Studio 54, del sesso libero, della droga, del funky, della disco music e dei movimenti politicizzati, come i black panthers. Scommettiamo che, nonostante un pilot che risente della lunghezza eccessiva – un’ora e mezza – e di una staticità latente, legata a un lento e complesso set up dei personaggi, la serie saprà riprendersi svelando le carte intavolate da Simon stesso.

La ricostruzione minuziosa degli spazi, dei costumi, dell’estetica e della fotografia e la regia disinvolta di Michelle Maclaren ha permesso alla produzione di costruire ex novo il set, per meglio calarsi nel clima di quel decennio. Come suggerisce la title track di The Deuce, una canzone di Curtis Mayfield If There’s A Hell Below We’re All Going To Go (Don’t Worry)“, tutti sono allo stesso tempo santi e peccatori in questa New York babelica e caotica, sospesi tra gli istinti promiscui e dissoluti del periodo, l’affermazione di loro stessi, della propria indipendenza e della libertà anche a costo di usare il sesso come merce per guadagnarsi da vivere.

the deuce

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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