lunedì, Settembre 26, 2022
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The Defenders recensione della serie crossover Marvel/Netflix

The Defenders non è di certo la serie che molti si aspettano. Di fatto, il crossover narrativo targato Netflix non è quel disastro totale che i detrattori si aspettavano né tanto meno quel glorioso riscatto, che i fan della prima ora si auguravano dopo la visione di Iron Fist.

Sembra passato un sacco di tempo, ma era solamente il 2015 quando il colosso dello streaming ha prodotto e distribuito la prima stagione di Daredevil. Un autentico successo, proseguito con Jessica Jones; e poi ancora la seconda stagione di Daredevil, retta soprattutto grazie all’introduzione di The Punisher, fino a Luke Cage e Iron Fist. Di queste ultime due possiamo dire che la prima è riuscita a metà, mentre la seconda ha gettato una secchiata d’acqua gelida all’entusiasmo di partenza. The Defenders è quello che può essere definito l’Avengers delle serie tv, ovvero l’unione di diversi marchi, di più o meno successo, che collidono in un crossover le cui basi narrative, anche minime, sono state gettate nelle serie precedenti.

The Defenders è quello che può essere definito l’Avengers delle serie tv, ovvero l’unione di diversi marchi che collidono in un crossover le cui basi narrative sono state gettate nelle serie precedenti

La serie si apre dove Iron Fist si era conclusa. Il che già denota una certa intelligenza da parte degli showrunner, i quali hanno messo al centro della storia il più debole della squadra. The Defenders è in effetti più un proseguimento delle vicende del protettore di K’un-Lun, che una vera e propria coincidenza delle storie dei quattro eroi newyorchesi. L’unico altro legame abbastanza serio e interessante è quello con Daredevil, data la presenza di Elektra. Luke Cage e Jessica Jones sono quelli più forzatamente immessi nella storia, ma nonostante tutto funzionano, soprattutto la supereroina.

the defenders

The Defenders: ecco il nuovo trailer ufficiale

Sono otto gli episodi, il che dovrebbe permettere al ritmo di essere incessante, ma non è così. Non arriviamo alle lungaggini di Iron Fist, ma soprattutto nella seconda parte la serie si prende dei tempi che non dovrebbe permettersi. Questo lo fa a discapito di alcuni personaggi che sono estremamente aleatori e dimenticabilissimi. La prima testa a cadere è quella del personaggio di Sigourney Weaver, un cattivo apparentemente non convenzionale, ma che poi ci diventa.

I membri principali della Mano vanno a seguire, ed è un peccato visto le potenzialità che questi nemici hanno sulla carta stampata. Per quanto riguarda i comprimari, ottimo come sempre il Foggy Nelson di Elden Henson, il cui personaggio potrebbe benissimo reggere un’intera serie spin-off a lui dedicata, mentre – complice sempre la pessima gestione temporale – terribile è la sorte dedicata alla storyline di Misty Knight.

The Defenders prova a trasformare quattro anti-eroi (almeno sulla carta) in Avengers, ma la mancanza di epicità fa in modo che l’intera operazione non sia né carne né pesce

La prima metà della stagione sebbene scarsamente bilanciata, regge bene l’impatto soprattutto grazie ai cliffhanger alla fine di ogni episodio (motivo per cui si sconsiglia il binge watching). Sono ben studiate le reazioni dei personaggi e la loro coerenza (un esempio lampante è quello di Luke Cage che di fatto rimane sempre coerente al suo spirito). La seconda metà si perde, come una grossa promessa non mantenuta.

Alla mancanza di una spettacolarizzazione visiva, dovuta probabilmente ad un budget ristretto, non corrisponde una spettacolarizzazione narrativa. In altre parole, se non si poteva avere una seconda battaglia di New York, si sperava almeno in un espediente narrativo che giustificasse un tale e ingente spreco di risorse eroiche. L’ultimo episodio è infatti un’occasione sprecata, la squadra insieme in azione non funziona, sebbene singolarmente o nelle scene di conflitto emotivo dia qualche soddisfazione.

The Defenders prova a trasformare quattro anti-eroi (almeno sulla carta) in Avengers, ma la mancanza di epicità e il fatto che i quattro eroi viaggino in una linea poco delineata tra supereroismo e antieroismo, fa in modo che l’intera operazione non sia né carne né pesce. Per concludere, la serie vale tanto quanto la sua sigla d’apertura.

The Defenders

Redazione
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