Ryan Murphy torna a muoversi in un territorio che gli è parecchio congeniale: quello dell’eccesso, della deformazione del corpo e dell’ossessione collettiva elevata a incubo spettacolare. The Beauty, questo il titolo della nuova serie creata dal prolifico autore statunitense in coppia con Matt Hodgson, prende spunto da un’idea tanto seducente quanto terrificante: la bellezza come prodotto industriale, ottenibile con una singola iniezione. Una promessa di perfezione che – come spesso accade nell’universo narrativo di Murphy – porta con sé conseguenze mostruose.
L’assunto narrativo di The Beauty – che debutta su Disney+ in Italia il 22 gennaio con i primi tre episodi – è chiaro fin dall’inizio: un trattamento genetico rivoluzionario consente a chi lo assume di emergere da sé stesso in una versione fisicamente ideale, cancellando difetti, imperfezioni e limiti (immediato e inevitabile è il paragone con The Substance di Coralie Fargeat). Ma questa metamorfosi ha un prezzo altissimo: il corpo, spinto oltre ogni soglia di sopportazione naturale, collassa fino ad esplodere… letteralmente! La bellezza diventa così un’arma biologica, un virus che si trasmette, si diffonde e sfugge rapidamente a ogni forma di controllo.
Il corpo? Un asset finanziario
Murphy costruisce The Beauty come un incrocio tra fantascienza distopica, body horror estremo e critica feroce al capitalismo farmaceutico. Il risultato è una serie che – almeno dalla visione dei primi episodi (quelli che ci è stato concesso di visionare in anteprima) – non si limita, banalmente, a interrogarsi sui pericoli rappresentati dagli standard estetici della società odierna, ma punta a riflettere sulle implicazioni economiche e politiche del concetto di perfezione e su ciò che accade quando quel presunto ideale finisce col ribaltare le assurde logiche di mercato. Chi decide chi merita di essere considerato bello? Chi decide chi è destinato a perseguire e poi raggiungere la perfezione? E soprattutto: cosa resta dell’umanità quando il corpo diventa un asset finanziario?

Il fallimento dell’utopia della perfezione
A guidare lo spettatore in questo disturbante scenario sono gli agenti dell’FBI Cooper Madsen e Jordan Bennett, interpretati da Evan Peters – attore feticcio di Murphy – e Rebecca Hall, indiscussi protagonisti dei primissimi episodi (e quasi certamente anche di quelli a venire), chiamati a indagare su una serie di casi apparentemente inspiegabili che coinvolgono modelli e individui “perfetti” letteralmente esplosi dall’interno. Peters offre una prova misurata e credibile nei panni di un investigatore cinico e disilluso, mentre Hall riesce a dare solidità e gravità morale al suo personaggio, rendendolo un contrappeso emotivo essenziale in un mondo che tende continuamente all’assurdo.
Tra i personaggi più incisivi che vengono presentati nei primi episodi figura sicuramente quello di Jeremy Pope, che incarna una delle declinazioni più amare del discorso sulla ricerca ossessiva della bellezza: quella dell’individuo convinto che la perfezione fisica sia un diritto, una scorciatoia per ottenere desiderio, riconoscimento e potere. Parallelamente, già dal secondo episodio la serie apre lo sguardo sul fronte opposto: quello dell’azienda – “The Corporation” – che ha creato il “farmaco miracoloso”, presentandoci non solo il personaggio di Byron Forst, CEO carismatico e ambiguo interpretato da Ashton Kutcher, emblema di un potere che si presenta come innovazione salvifica ma opera secondo logiche spietate, ma anche quello del letale sicario “The Assassin” interpretato da Anthony Ramos, le cui dinamiche e interazioni apriranno sicuramente ai momenti più disturbanti e potenzialmente memorabili dello show.
Dal punto di vista visivo, The Beauty non fa sconti. La vulnerabilità dei corpi – che ci obbliga a fare i conti con le nostre ossessioni quotidiane – è centrale fin dalla sequenze d’apertura, insistita per il resto della narrazione, spesso difficile da sostenere. Le mutazioni degli stessi vengono rappresentate da subito con una cura maniacale per il dettaglio: pelle che ribolle, ossa che si deformano, denti che cadono. Il corpo, in The Beauty, è il luogo in cui si manifesta il fallimento dell’utopia della perfezione.

Riflettere sulle ossessioni del presente
Il problema di The Beauty è che l’enorme quantità di idee messe in campo potrebbe faticare – episodio dopo episodio – a trovare una struttura davvero armonica. Fin dall’inizio la costruzione narrativa procede per accumulo, mescolando investigazione e cospirazione, sesso, dinamiche di potere, riflessioni filosofiche, esplosioni di violenza e momenti di umorismo nero. A lungo andare questo approccio potrebbe risultare disorientante: la speranza è che la serie riesca a trovare un equilibrio più solido, rendendo più stratificato e appagante il discorso centrale sul perché l’essere umano sia disposto a distruggersi pur di sentirsi perfetto. Anche il tono non è sempre coerente: la serie funziona meglio quando abbraccia il suo lato più grottesco e perverso, mettendo in contrasto le immagini sfavillanti (e una colonna sonora azzeccatissima!) con gli orrori del corpo. Al contrario, nei momenti in cui si prende troppo sul serio rischia di smorzare la propria forza sovversiva.
Eppure, The Beauty resta nelle sue premesse una serie profondamente stimolante, in cui è palese la volontà di riflettere, in modo volutamente esasperato, sulle contraddizioni del nostro presente: l’ossessione per l’immagine, il dominio delle corporation, la paura dell’invecchiamento e la mercificazione del corpo. La speranza è che, una volta entrati nel vivo della storia, The Beauty riesca a raggiungere quella stessa “perfezione” che racconta e che prova a mettere così ferocemente in discussione, senza limitarsi ad essere l’ennesimo viaggio (seppur divertente) in una versione drammatizzata e chiaramente spaventosa del mondo in cui viviamo.


