La serialità televisiva funziona un po’ come lo sport: squadra che vince non si cambia. E non sono molti, nella scuderia di Apple TV, i cavalli davvero vincenti. La qualità media delle sue produzioni, ben più alta rispetto a quella delle concorrenti, spesso non basta a raggiungere il grande pubblico, e i casi in cui ciò avviene – Scissione, Pluribus e la recente Widow’s Bay – sono più unici che rari. Era dunque inevitabile che, prima o poi, la piattaforma avrebbe tentato di riportare in vita la sua serie più popolare in assoluto: Ted Lasso.
La conclusione della terza stagione lasciava poco spazio ai dubbi: Ted (Jason Sudeikis) aveva completato il suo percorso con il team calcistico dell’AFC Richmond e sceglieva di rientrare negli Stati Uniti per poter stare vicino a suo figlio. Un finale abbastanza definitivo, che lasciava le porte aperte a potenziali spin-off, ma non di certo a un ritorno del protagonista a Londra. Tanto che lo stesso Sudeikis, co-creatore dello show insieme all’ideatore di Scrubs Bill Lawrence, si era inizialmente rifiutato di andare avanti, convinto che il suo personaggio non avesse più nulla da dire. Si sbagliava.

Un ritorno di cui avevamo bisogno
La verità è che, per quanto Ted Lasso avesse bisogno di ricongiungersi alla sua famiglia, Sudeikis – e il mondo intero – aveva ancora bisogno di lui. Del suo contagioso ottimismo, del suo peculiare senso dell’umorismo, del suo accento da tenero e premuroso cowboy, e della sua innata capacità di vedere sempre il meglio negli altri. “Be curious, not judgemental” e “Believe” sono stati i mantra che ci hanno accompagnato per tre meravigliose stagioni, e forse, dopo qualche anno, era ora che ci venisse ricordato cosa significa credere nella gentilezza e nei legami che stringiamo lungo il percorso.
La strada per la quarta stagione, comunque, restava impervia e piena di ostacoli. Il rischio di tradire l’arco narrativo di Ted era dietro l’angolo, e infatti la serie si prende il suo tempo per tentare una doppia opera di persuasione, una narrativa e una extra narrativa: da una parte Rebecca (Hannah Waddingham), Keeley (Juno Temple) e Higgins (Jeremy Swift) fanno visita al protagonista offrendogli di fare da coach alla neonata squadra femminile, e dall’altra gli sceneggiatori dedicano l’intero primo episodio (dei dieci totali) cercando di rendere quanto più credibile possibile per gli spettatori la decisione di Ted. Che, ovviamente, accetterà.
Più che una quarta stagione, Ted Lasso 4 si configura quindi come il primo capitolo di una seconda trilogia. Gran parte dello strepitoso cast principale torna in scena – inclusi Roy Kent (Brett Goldstein) e Coach Beard (Brendan Hunt) – ma non tutti, almeno nei primi quattro episodi che abbiamo potuto visionare in anteprima. I calciatori faranno largo alle calciatrici, e ad assistere Ted nel nuovo incarico ci sarà anche la new entry Coach Chilton (Tanya Reynolds, vista in Sex Education).

Nuova squadra, nuovo inizio, stesso cuore
L’impressione è di assistere a un nuovo inizio dal sapore di revival, che fin da subito si gioca la carta della nostalgia: ripercorriamo i familiari corridoi e gli spogliatoi della Richmond, rincontriamo personaggi amati e torniamo a ridere di gusto alle loro interazioni e alle sempre brillanti gag. È un gradito ritorno a una casa che ci era mancata. Strano a dirsi, visto che sono passati solo tre anni. Eppure è anche vero che il legame indissolubile tra i protagonisti e il pubblico che Ted Lasso aveva creato, nel suo breve periodo di vita, non è qualcosa di facilmente replicabile. Le sue tre stagioni sembravano almeno il doppio, per densità e qualità di scrittura, e arrivati alla fine si aveva la sensazione di aver fatto parte di un viaggio speciale.
Ted Lasso 4 non dimentica tutto questo: il bagaglio emotivo già esistente resta intatto, ma allo stesso tempo la serie trova la forza di rinnovarsi in modo fresco e genuino, restando una delle migliori serie comedy in circolazione. Accanto alle vecchie storyline – la storia d’amore ancora irrisolta tra Roy e Keeley, il rapporto tra Ted e la famiglia – se ne apriranno di nuove, la maggior parte legata al team femminile e alle dinamiche interne ad esso. Ci vorrà del tempo per conoscere e affezionarsi alle nuove atlete, ma già in questi primi episodi gli autori confermano la loro straordinaria abilità nel toccare le corde giuste ogni volta e nel ritrarre caratteri complessi con una manciata di dialoghi.
Il cambio di genere dà inoltre la possibilità a Ted Lasso di esplorare le difficoltà e le disparità incontrate dal calcio (e da tutto lo sport in generale) femminile: la disaffezione (e avversione) degli appassionati e dei media, le difficoltà di trovare sponsor e finanziamenti, le discriminazioni sessiste subite dalle donne che decidono di intraprendere la carriera professionistica. Ecco allora che Keeley e Rebecca, ormai libere dai fantasmi delle relazioni passate, diventano figure ancora più centrali, impegnate nella sopravvivenza della squadra e nel tentare di sfondare un’insensata barriera culturale. Impresa non banale, come non lo era la realizzazione di questa quarta stagione. Che, per il momento, ha tutte le carte in regola per rivelarsi un’altra emozionante avventura.


