venerdì, Agosto 19, 2022
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Tales From the Loop, recensione della serie sci-fi Amazon Prime Video

La recensione di Tales From the Loop, la serie sci-fi ispirata alle grafiche di Simon Stålenhag. Disponibile dal 3 aprile su Amazon Prime Video.

Immaginatevi un mondo distopico che ha le sembianze di un impero (umano) alla fine della decadenza. Una realtà provinciale in cui l’umanità convive con il ricordo materiale e per certi versi ingombrante di un tempo che fu, testimoniato da macchine ultra-tecnologiche abbandonate in mezzo alla natura vergine e robot solitari. È questo il poetico immaginario a cui ha dato vita l’artista svedese Simon Stålenhag e che ha ispirato la nuova serie degli Amazon Studios, Tales From the Loop, di cui abbiamo visto alcuni episodi in anteprima.

La cittadina di Mercer, in Ohio, è un luogo particolare. Sotto di essa è stato creato un laboratorio di fisica sperimentale – il Loop a cui si fa riferimento nel titolo – che misteriosamente ha la capacità di alterare la realtà. In questa terra desolata e ricca di solitudini si muovono alcuni personaggi, tra i quali: il creatore del laboratorio, il prof. Russ Willard (Jonathan Pryce), una madre con un passato doloroso e oscuro (Rebecca Hall) e un giovane guardiano del laboratorio (Ato Essandoh). Tutti loro dovranno naturalmente fare i conti con gli strani accadimenti che il Loop è capace di generare.

Prodotta da Matt Reeves (The War – Il pianeta delle scimmie) e scritta da Nathaniel Halpern (Legion), Tales From the Loop è una serie che potremmo definire antologica, dato che dedica ogni singola puntata ad approfondire un determinato personaggio, descrivendo così attraverso singole storie l’universo in cui queste ultime sono ambientate.

Tra passato, presente e viaggi all’apparenza impossibili, la serie non si limita a condurre lo spettatore alla scoperta di una realtà alternativa come quella immaginata da Stålenhag, ma palesa fin dalla prima puntata, diretta da Mark Romanek (Non lasciarmi), ambizioni autoriali che ne fanno un’opera tanto affascinante quanto complessa. Spesso, durante la visione, si rimane stupiti dalle scelte narrative e stilistiche adottate, e ci si domanda a quale tipologia di pubblico sia destinato un prodotto come Tales From the Loop, dato che appare un’operazione per certi versi molto di nicchia. Se è vero infatti che – a una visione parziale – la serie appare quantomeno interessante, è altrettanto vero che la profondità dei temi trattati e il modo – spesso antispettacolare – in cui vengono affrontati è per certi versi sorprendente.

La serie di Halpern privilegia anziché l’azione concreta quella talvolta impercettibile dei sentimenti. Tales From the Loop è un’opera che parla di tematiche non nuove, ma lo fa con un pudore e un coinvolgimento emotivo che lasciano spesso a bocca aperta. E per fare questo non si affida solo a una narrazione compassata e a un’estetica accattivante (di cui parleremo tra poco), ma anche al contrappunto musicale di Philip Glass e Paul Leonard-Morgan, che non solo “accompagna” la visione, ma è come se amplificasse quel sentimento di solitudine e abbandono che caratterizza la città di Mercer e i suoi abitanti.

A tutti questi aspetti si deve aggiungere anche la coraggiosa scelta estetica di non voler tentare di replicare sullo schermo la struggente poesia delle grafiche di Stålenhag (operazione di per sé sterile), ma di rielaborare invece le tematiche in nuce nelle opere grafiche dell’artista svedese a livello narrativo. Se è vero quindi che Tales From the Loop a livello visivo non riesce ad essere “all’altezza” delle tavole da cui trae ispirazione, è anche vero che la serie dimostra fin da subito di voler intraprendere un percorso autonomo e per certi versi alternativo, scegliendo di non essere una sorta di tableau vivant. Tutto questo, naturalmente, per darsi una nuova e propria “identità”.

Concludendo, quello che alla fine emerge ad una prima visione (parziale) è che Tales From the Loop è un’operazione affascinante capace di scrivere un nuovo capitolo del genere sci-fi. Una serie certamente non semplice e “immediata” – a cui è necessario avvicinarsi con curiosità e pazienza, lasciandosi guidare dall’andamento contemplativo della narrazione – e che è sovente capace di toccare il cuore dello spettatore.

Guarda il trailer ufficiale di Tales From the Loop

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Spesso, durante la visione, si rimane stupiti dalle scelte narrative e stilistiche adottate, e ci si domanda a quale tipologia di pubblico sia destinato un prodotto come Tales From the Loop, dato che appare un'operazione per certi versi molto di nicchia. Se è vero infatti che - a una visione parziale - la serie appare quantomeno interessante, è altrettanto vero che la profondità dei temi trattati e il modo - spesso antispettacolare - in cui vengono affrontati è per certi versi sorprendente.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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