lunedì, Agosto 8, 2022
HomeSerie TvRecensioni Serie TvSuburra La Serie recensione: sangue sulla Città Eterna

Suburra La Serie recensione: sangue sulla Città Eterna

È disponibile dal 6 ottobre su Netflix Suburra La Serie, primo prodotto originale italiano della piattaforma streaming più celebre al mondo.

Prendendo spunto dall’omonimo film diretto da Stefano Sollima nel 2015, gli sceneggiatori Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli e Nicola Guaglianone – coadiuvati dalla regia “a sei mani” di Michele Placido (mente creativa dietro i primi due episodi), Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi – si sono lanciati nell’arduo compito di realizzare un prequel seriale delle vicende narrate nel lungometraggio, a sua volta tratto dal romanzo-inchiesta omonimo scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.

La vicenda si sposta anni prima rispetto ai sanguinosi fatti narrati nel film di Sollima

Nella serie, composta da dieci episodi, la vicenda si sposta anni prima rispetto ai sanguinosi fatti narrati in Suburra ed è incentrata su un nucleo specifico di personaggi, tra i quali spicca il terzetto formato da Aureliano “Numero 8”, Lele e Alberto “Spadino” Anacleti, giovani e arrabbiati pronti a tutto pur di affermare il proprio potere sulla Città Eterna.

Accanto a questi si muovono un’enigmatica contabile del Vaticano, tale Sara Monaschi, un politico come Amedeo Cinaglia coinvolto in loschi traffici e un uomo chiamato “Samurai”, coinvolto in torbidi affari di stampo mafioso. Tra sacro e profano, potere, sesso, ambizione, denaro e violenza, questi personaggi si muovono come pedine sullo sfondo di Roma, la capitale politica e morale d’Italia.

suburra

Suburra La Serie recensione: sangue sulla Città Eterna

Suburra La Serie rappresenta un azzardo e una mano dalla posta in gioco molto alta per Netflix, capace di superare la propria stessa unicità ispirandosi ai modelli (felici) che lo hanno preceduto, come Romanzo Criminale La Serie o Gomorra La Serie. Tutti prodotti ispirati dalla settima arte e rubati a quest’ultima, ampliando il respiro di un racconto altrimenti schiacciato dall’ingranaggio delle logiche aristoteliche.

Nell’arco di dieci episodi, lo spettatore assiste con voyeuristica curiosità all’ascesa e caduta di personaggi dei quali, col senno di poi fornito dal film, conosce già la tragica fine. La serie rappresenta un’occasione per scavare meglio nelle psicologie, nei tormenti, nelle luci e nelle ombre soltanto “schizzate” da Sollima; ma la mancanza della mano di un regista esperto e capace di padroneggiare i generi con disinvolta naturalezza si sente: il prodotto va avanti a fatica e i primi due episodi, necessari ma didascalici, sono difficili da collocare nel panorama odierno cine-televisivo.

Nonostante un primo momento di confusione, è a partire dal terzo episodio della stagione che Suburra La Serie afferma il suo carattere di racconto di formazione, o piuttosto di racconto di de-formazione, seguendo con occhio critico le “avventure” dei tre giovani protagonisti.

Suburra La Serie trova il proprio punto di forza nelle debolezze che la animano

Aureliano non è ancora Numero 8, ha i capelli biondo platino e sogna di conquistare Ostia, trasformandola in una moderna Atlantic City; Spadino è legato a doppio filo con le rigide tradizioni della propria famiglia Sinti, ma sogna di affermare se stesso nel malaffare, nel crimine; su Lele è ancora difficile delineare un ritratto più preciso, colpa forse dello sfruttamento seriale in sé e per sé che lo proietta già verso la seconda stagione.

Suburra La Serie trova il proprio punto di forza nelle debolezze che la animano: tanto la regia risulta didascalica e lontana dal ritmo frenetico post-moderno in alcuni casi, tanto la sceneggiatura è capace di mescolare con nonchalance sacro e profano, immortalando i due torbidi volti di Roma.

La recitazione di alcuni degli interpreti è un valore aggiunto alla qualità intrinseca della serie: basti citare Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Barbara Chichiarelli e Adamo Dionisi. Alcuni sono delle scoperte, altri delle conferme e qualcuno è ormai una certezza, dimostrando come il genere – e in particolare il crime – in Italia possa ancora godere di una lunga vita grazie anche ad esperimenti come questa serie.

suburra la serie

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -