sabato, Novembre 27, 2021
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Strappare lungo i bordi, recensione della serie di Zerocalcare

La recensione di Strappare lungo i bordi, la serie d'animazione scritta e diretta da Zerocalcare. Disponibile su Netflix dal 17 novembre.

Strappare lungo i bordi è l’emblematico titolo della nuova serie animata Netflix che ruota intorno all’universo creato da Zerocalcare, pseudonimo del noto fumettista romano Michele Rech. Per lanciare questo prodotto innovativo, che fonde i capisaldi della narrazione della piattaforma on demand con l’animazione, Movimenti Production e BAO Publishing hanno scelto la cornice della 16esima Festa del Cinema di Roma, giunta alla sua sedicesima edizione.

In Strappare lungo i bordi Rech si cala nei panni (vocali) del protagonista Zerocalcare e dei personaggi del suo microcosmo, inclusi i suoi migliori amici Sarah e Secco; mentre spetta all’attore Valerio Mastandrea (atteso nei panni di Ginko nel prossimo Diabolik firmato dai Manetti Bros.) dar voce all’Armadillo, la coscienza del protagonista. La serie, composta da 6 episodi da circa 15 minuti ciascuno, sarà disponibile su Netflix a partire dal 17 novembre.

Tra flashback e aneddoti che spaziano dalla sua infanzia ai giorni nostri, Zerocalcare percorre un viaggio in treno con Sarah e Secco, gli amici di sempre, verso qualcosa di molto difficile da fare. Tutto, dai ricordi sugli anni della scuola ai lamenti esistenziali nei confronti della propria incompiutezza, è filtrato attraverso la voce e lo sguardo disincantato di Zerocalcare. In tal modo ogni capitolo della storia sembra costruire un tassello di un mondo fatto di pochissime certezze e di amicizie incrollabili: e quando nel finale tutti i pezzi saranno al loro posto… il mosaico che avranno costruito sarà una sorpresa per lo spettatore, ma anche per il protagonista.

Strappare lungo i bordi, complice uno strabordante immaginario visivo, dei temi e degli argomenti che si vuole veicolare ad ogni costo ma senza dimenticare l’umorismo e le risate più schiette, si configura come un esperimento riuscito, un azzardo inedito per il nostro mercato audiovisivo perché incarna i parametri della serie d’animazione “per adulti”, che riesce a farsi portavoce degli alti e bassi di un’intera generazione instaurando un continuo dialogo – a due voci – con quest’ultima. Già il titolo si rifà all’evocativa filosofia di Zerocalcare nei confronti dell’esistenza: strappare lungo i bordi implica la capacità di seguire un pattern già scritto, un “cordone di sicurezza” al quale aggrapparsi per non perdersi lungo il cammino. Ma, proprio come quando si strappa e si può sbagliare, anche la nostra vita è costellata di svolte inattese.

Filosofia metropolitana, sonorità urban, saggezza popolare, il tratto graffiante e cool del disegno – ormai ben riconoscibile – e quei contenuti che hanno segnato la fortuna di Rech nel corso di questi ultimi dieci anni: dalle prime strips sul suo blog omonimo, passando poi alle graphic novel indipendenti, alle comparsate televisive, le strisce sulle riviste che si occupano di cinema e infine Rebibbia Quarantine, la serie animata che aveva fatto compagnia agli italiani (e, soprattutto, ai romani) durante il lungo lockdown. Ogni tassello della vita di Zerocalcare è finito per confluire in questa serie, una sorta di summa compendiaria della sua produzione, l’essenza del suo sguardo sul mondo e sulla vita distillata in brevissime istantanee animate, one shot pungenti e incalzanti.

Ed è così che i personaggi che hanno popolato le sue opere più note sono pronti a tornare “a gamba tesa”, colonizzando nuovi immaginari negli spettatori più disparati: vicini, lontani, italiani, stranieri, romani, del centro, del sud o del nord. Con la sua capacità di parlare a un’intera generazione – quei millennials che si ritroveranno nei suoi characters giovani, carini, disoccupati e incasinati – Zerocalcare riesce a trasformare Strappare lungo i bordi in un inno, un anthem per un’intera fascia della popolazione che è ancora alla ricerca di se stessa, smarrita nel caos quotidiano e nel logorio di una vita che pretende, consuma, fagocita e cannibalizza i dubbi esistenziali di ognuno di noi.

Se l’idea di partenza – complice il riconoscibile e consolidato universo creato da Rech, l’autoreferenzialità e il successo maturato nel corso di questi anni – pongono la serie animata come una fortunata scommessa, permangono comunque alcuni insidiosi dubbi legati alla sua distribuzione: Netflix è una piattaforma internazionale, che ha dimostrato la sua capacità di lanciare trend clamorosi (vedere alla voce Casa di Carta o Squid Game), ma che incontra il gusto di un pubblico internazionale, che troverà sicuramente delle difficoltà nell’intercettare l’essenza degli scenari tipicamente romani messi in piedi da Zerocalcare, quello spirito affettuoso che lo lega a doppio filo con la sua città, trasformandolo in una sorta di moderno interprete dei tormenti della Capitale più giovane e vivace.

Ma complice l’universo forte e pieno di riferimenti – cinema, televisione, pop culture, filosofia – edificato da Zerocalcare, con molta probabilità Strappare lungo i bordi riuscirà a superare indenne il confine del Grande Raccordo Anulare, mostrando a tutti un nuovo sguardo sul mondo che ci circonda.

Guarda il trailer ufficiale di Strappare lungo i bordi

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Strappare lungo i bordi, complice uno strabordante immaginario visivo, dei temi e degli argomenti che si vuole veicolare ad ogni costo ma senza dimenticare l’umorismo e le risate più schiette, si configura come un esperimento riuscito, un azzardo inedito per il nostro mercato audiovisivo perché incarna i parametri della serie d’animazione “per adulti”, che riesce a farsi portavoce degli alti e bassi di un’intera generazione instaurando un continuo dialogo – a due voci – con quest’ultima.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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