giovedì, Luglio 29, 2021
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Solos, recensione della serie antologica Amazon di David Weil

La recensione di Solos, la nuova serie antologica targata Amazon, creata da David Weil. Disponibile su Prime Video dal 25 giugno.

È innegabile come Black Mirror abbia riacceso l’attenzione per le serie fantascientifiche dalla natura antologica; una tendenza che è stata colta e replicata – in modo più o meno efficace – da altre opere dalla struttura e dalle caratteristiche simili (dalla Philip K. Dick’s Electric Dreams di Amazon, alla serie animata Love, Death & Robots di Netflix). Tutti esempi di serialità televisiva – compresa la stessa Black Mirror – figli della seminale Ai confini della realtà, serie cult ideata da Rod Serling sul finire degli anni ’50.

The Twilight Zone – questo l’iconico titolo originale dell’opera di Serling – ha avuto negli anni ben tre revival, di cui il più recente nel 2019, con un produttore e narratore d’eccezione come Jordan Peele (Scappa – Get Out). Proprio una delle penne dietro ad uno degli episodi di questa ultima incarnazione di The Twilight Zone – per l’esattezza il quarto della seconda stagione, Ovation -, David Weil (Hunters), è l’ideatore di una nuova serie antologica figlia indiretta del lavoro di Serling: Solos, disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video dal 25 giugno.

Solos è composta da sette episodi autoconclusivi di breve durata – alcuni sui 20 minuti, altri sui 30 – che spaziano attraverso i più disparati soggetti di fantascienza (cloni, realtà virtuale, viaggi spaziali, viaggi nel tempo). Protagonista della serie un cast stellare, con nomi del calibro di Anthony Mackie, Morgan Freeman, Constance Wu, Anne Hathaway e Helen Mirren.

La natura dell’opera è suggerita già dal suo stesso titolo, “Solos”: trattasi infatti di “assoli”, storie dalla natura intima concentrate su un unico personaggio. Ogni puntata della serie è infatti un piccolo kammerspiel con protagonista un unico attore, che ci racconterà la storia del suo personaggio attraverso monologhi o dialoghi con presenze esterne (da una banale telefonata, all’interazione con sofisticate intelligenze artificiali).

Un format che usa la fantascienza come pretesto per parlare della natura umana (i temi sono tanti, come il trauma, il lutto, la maternità, il senso di colpa, il rimpianto), dove trovano spazio anche alcune riflessioni sul nostro presente (l’episodio SASHA, palesemente ispirato all’attuale pandemia e ai vari lockdown). Questa la formula che è reiterata in quasi tutti gli episodi, ad eccezione dell’ultimo, dove ci aspetta un piccolo colpo di scena.

Nonostante alcuni spunti interessanti e l’innegabile bravura degli interpreti – su cui spicca una comicamente tragica Constance Wu, protagonista dell’episodio più divertente – , Solos risulta per la maggior parte insipido e noioso. Questa operazione di analisi delle varie sensazioni e sentimenti costitutivi dell’umanità gira spesso intorno a se stessa, dedicando fin troppo tempo a soggetti che non hanno la forza di reggere l’interesse dello spettatore per tutta la durata dell’episodio.

Come se questo non bastasse, gli scenari fantascientifici ideati non propongono niente di nuovo e/o con abbastanza personalità, risultando solo un vuoto uso mercenario del genere. Il risultato finale è quindi un’idea di base interessante che non riesce a sfruttare al meglio le sue potenzialità; un pretendente al trono non minimamente degno dei precedenti sovrani (i succitati Ai confini della realtà e Black Mirror).

Guarda il trailer ufficiale di Solos

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Solos propone un format interessante, però i soggetti proposti risultano spesso tirati troppo per le lunghe, incapaci di mantenere attivo l'interesse per tutta la durata dell'episodio. La bravura del cast non riesce quasi mai a sopperire a questo difetto, appesantito da scenari sci-fi che sanno di già visto.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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