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Smoke – Tracce di fuoco, recensione della serie Apple TV+ con Taron Egerton

Basata sul podcast true crime "Firebug", la serie Smoke - Tracce di fuoco con protagonista Taron Egerton è disponibile su Apple TV+ dal 27 giugno.

“Sembrava una così brava persona, salutava sempre…”. La stereotipica risposta del vicino di casa random, intervistato dall’inviato del telegiornale della sera, dopo che un impensabile atto criminoso X si è consumato il giorno precedente, naturalmente nella periferia senza nome di “Normaville”. Un luogo comune che corrisponde a verità più volte di quante pensiamo. È naturale che l’uomo della strada, abituato a vedere certi fatti violenti come lontani dalla sua ordinaria esistenza, rimanga colpito dalla normalità del mostro di turno, rivelatosi un individuo più simile a lui di quanto vorrebbe mai ammettere.

Il classico bravo ragazzo della porta accanto colpevole dell’ennesimo femminicidio; il padre di famiglia che si rivela un efferato serial killer. Ce ne sono a iosa di esempi di insospettabili che, contro ogni pronostico, si dimostrano capaci delle azioni più deplorevoli ed efferate. A volte, vengono addirittura perpetrare proprio da chi avrebbe il compito di proteggerci. Pensate al famigerato caso della banda della Uno bianca, gruppo criminale composto da poliziotti dediti a un “inusuale” secondo lavoro: la rapina a mano armata, oltretutto con una lunga scia di sangue alle spalle.

Una storia di cronaca davvero incredibile

Naturalmente, eventi simili capitano in tutto il mondo. Esemplare, in questo senso, la vicenda John Leonard Orr, capitano dei vigili del fuoco di Glendale in California, responsabile di aver appiccato circa 2000 incendi in trent’anni. Il più prolifico piromane seriale nella storia degli Stati Uniti, con ben quattro vittime sulla coscienza. Una storia di cronaca davvero incredibile, raccontata nel podcast true crime Firebug e ispirazione alla base della serie Smoke – Tracce di fuoco, in arrivo sulla piattaforma Apple TV+ a partire dal 27 giugno.

Una produzione crime drama sviluppata dal maestro del thriller contemporaneo Dennis Lehane, autore dietro ai romanzi da cui sono stati tratti successi cinematografici come Mystic River e Shutter Island, rispettivamente diretti da registi del calibro di Clint Eastwood e Martin Scorsese. Ma oltre all’innegabile talento letterario, Lehane può ormai anche vantare un’esperienza significativa nel campo della serialità televisiva, con all’attivo sceneggiature per episodi di The Wire e The Outsider, oltre alla creazione della miniserie Black Bird.

La trama di Smoke – Tracce di fuoco

Rispetto ai fatti veri da cui trae ispirazione, Smoke – Tracce di fuoco sposta lo scenario delle vicende dalla California al Pacific Northwest, nella fittizia contea di Umberland. Dopo aver posto fine alla relazione con il suo superiore, la detective della polizia Michell Calderon (Jurnee Smollett) viene trasferita alla sede locale dei vigili del fuoco per affiancare Dave Gudsen (Taron Egerton), investigatore specializzato in incidenti, con anni d’esperienza alle spalle.

Sembrerebbe, infatti, che nella zona siano attivi da tempo due inafferrabili piromani seriali, uno con il vezzo di mettere il liquido infiammabile nelle taniche del latte, l’altro che vede nei supermercati il suo obiettivo privilegiato. Gli indizi e le testimonianze scarseggiano, quando Calderon inizia a notare alcuni bizzarri comportamenti da parte del suo borioso partner. E se fosse proprio lui uno dei due misteriosi criminali a cui stanno dando la caccia?

Ritratto di due piromani seriali

Il serial killer è innegabilmente una delle figure più abusate dalla narrativa crime, che sia essa di fiction (Longlegs, Holland) o di cronaca (le innumerevoli docu-serie e podcast che invadono le varie piattaforme). Al contrario, se si parla di narrazioni incentrate sul soggetto dei piromani seriali, i numeri sono, senza ombra di dubbio, ben più modesti (Firefly, uno dei tanti pittoreschi criminali che popolano il mondo a fumetti di Batman). In questo contesto, la scelta compiuta Smoke – Tracce di fuoco è sicuramente originale, anche se le figure dell’assassino e del piromane seriale condividono più di una somiglianza.

I due maniaci ritratti nella serie di Lehane, infatti, ricordano da vicino alcuni dei tanti serial killer visti, negli anni, sia sul grande che sul piccolo schermo. Per esempio, Freddy Fasano (un bravissimo Ntare Mwine), il piromane del latte, è un emarginato che conduce un’esistenza solitaria, quasi completamente fuori dal mondo. Un personaggio al limite del catatonico, con grosse difficoltà a relazionarsi con gli altri. Gli unici autentici momenti di contatto umano gli sono offerti da Brenda (Adina Porter), cliente abituale del fast food dove l’uomo lavora, invisibile agli occhi dei più. Un rapporto fatto di piccoli attimi di dolcezza, ma che presto si trasforma in un’ossessione pericolosa.

Una produzione crime più che solida

Il profilo che abbiamo da poco descritto non è troppo dissimile da quello di Francis Dollarhyde, serial killer al centro delle vicende de “Il delitto della terza luna”, romanzo di Thomas Harris portato sullo schermo da Michael Mann in Manhunter – Frammenti di un omicidio e, in modo meno ispirato, da Brett Ratner in Red Dragon. Un personaggio che riecheggia anche nel rapporto complicato di Fasano con l’altro sesso, da bambino solo e abbandonato alla ricerca di una donna dalle qualità materne.

Ma anche la figura dell’altro piromane, quasi antitetica a quella di Freddy, assomiglia a tanti altri serial killer conosciuti attraverso la fiction e la cronaca. Dave Gudsen rappresenta una di quelle personalità narcisiste che vogliono tutta l’attenzione puntata su di sé (anche qui, alla base, c’è l’abbandono da parte della madre). Un individuo dalla doppia faccia, capace di recitare sia la parte del detective geniale che quella del maritino amorevole; ruoli portati avanti, naturalmente, solo per la sua gratificazione personale.

Dave vuole sentirsi la persona più intelligente nella stanza, essere considerato un eroe e scrivere un romanzo di successo, a qualsiasi costo. Gli altri sono solo pedine da manipolare e usare, senza alcun rimorso, per ottenere le tanto agognate lodi. Specchi su cui riflettere l’immagine fittizia di se stesso che si è creato nella sua mente malata. Il personaggio più interessante di tutta la serie, magnificamente incarnato da Taron Egerton in una delle prove attoriali più convincenti della sua carriera (fra le altre, citiamo Rocketman).

Ma anche l’agente “buona” della storia, interpretata dall’altrettanto brava Jurnee “Letitia Fucking Lewis” Smollett, ha i suoi demoni personali, come vuole ogni produzione crime che si rispetti (True Detective, Under the Bridge). Procede così Smoke – Tracce di fuoco, accumulando topoi consolidati della narrativa poliziesca, con qualche piccolo guizzo d’originalità (il soggetto dei piromani, il detective/colpevole), confermandosi una serie più che solida, per la maggior parte ben scritta e ben interpretata (nel cast ci sono anche gli ottimi John Leguizamo e Greg Kinnear). Caldamente consigliata ai tanti irriducibili del crime.

Guarda il trailer ufficiale di Smoke – Tracce di fuoco

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Smoke – Tracce di fuoco è il nuovo crime drama partorito dalla mente di Dennis Lehane, la penna dietro a Mystic River e Shutter Island. Basata sul podcast true crime Firebug, la miniserie costruisce un intreccio poliziesco attorno alla poco abusata figura del piromane seriale. Una produzione che procede accumulando topoi consolidati della narrativa crime, con qualche piccolo guizzo di originalità. Un prodotto seriale più che solido, generalmente ben scritto e ben interpretato dall'ottimo cast. Consigliato ai tanti irriducibili del crime.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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