venerdì, Marzo 1, 2024
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Shōgun, recensione della miniserie tratta dal romanzo bestseller di James Clavell

Dal 27 febbraio disponibile su Disney+ Shōgun, miniserie tratta dal romanzo storico bestseller di James Clavell.

Shōgun è la nuova miniserie tratta dall’omonimo romanzo di James Clavell, già portato sul piccolo schermo nel 1980 dal regista Jerry London in una produzione prestigiosa con Richard Chamberlain e Toshirō Mifune. Disponibile in streaming su Disney+ a partire dal 27 febbraio, questo nuovo adattamento è sviluppato da Rachel Kondo, scrittrice al suo esordio televisivo, e dal marito Justin Marks (Counterpart, Top Gun: Maverick). Un dramma in costume pronto ad accompagnarci nei mesi a venire (dopo l’uscita dei primi due episodi, i restanti otto verranno rilasciati settimanalmente), facendoci appassionare alla sua storia ambientata nel Giappone del ‘600, liberamente ispirata alle vicende storiche all’origine dello shogunato di Tokugawa Ieyasu.

Un’uscita che sembrerebbe coincidere con un rinnovato interesse del pubblico internazionale per il Paese del Sol Levante, soppiantato negli anni precedenti – se si parla di prodotti culturali asiatici di successo – dall’egemonia della Corea del Sud, sia sul grande (Parasite) che sul piccolo schermo (Squid Game). Una inversione di rotta testimoniata dai recenti successi di pellicole come Il ragazzo e l’airone e Perfect Days (entrambi nominati ai prossimi premi Oscar), dopo che anche alcuni dei più noti autori nipponici avevano provato a capitalizzare sulla popolarità coreana (Hirokazu Kore’eda con Le buone stelle – Broker, Takashi Miike con Connect – Occhio per occhio). Un clamore che potrebbe giovare anche questa serie statunitense, ma dal soggetto totalmente immerso nella cultura e nella storia giapponesi.

Nel misterioso Giappone del ‘600

Shōgun racconta gli intrighi e i complotti di palazzo causati dal vuoto di potere venutosi a creare dopo la morte del Taikō, all’epoca il reggente posto a capo della nazione. I membri del consiglio, sotto il controllo dell’ambizioso burocrate Ishido Kazunari (Takehiro Hira), sono pronti a tutto pur di ostacolare l’ascesa del potente e rispettato daimyo di Edo Yoshii Toranaga (un ottimo Hiroyuki Sanada), che dal canto suo, almeno inizialmente, sembrerebbe non aspirare alla guida del paese. Dinamiche che sono influenzate anche dagli interessi politici ed economici dei gesuiti e dei mercanti portoghesi, primi occidentali ad instaurare rapporti con il Giappone. Ma sarà l’inaspettato arrivo del marinaio inglese John Blackthorne (Cosmo Jarvis) – figura ispirata a William Adams, personaggio storico veramente esistito – a contribuire al crollo definitivo dei fragili equilibri.

Arrivare in Giappone per un occidentale, soprattutto nel 1600, non doveva essere tanto diverso da ritrovarsi catapultati, come la piccola Dorothy, nel fantastico mondo di Oz. Una terra dagli usi e costumi quasi completamente alieni, misteriosa e irta di insidie. Un’isola avvolta, spesso e volentieri, da una impenetrabile coltre di nebbia e fotografata con toni plumbei (come fatto similarmente da Martin Scorsese nello spesso sottovalutato Silence, ambientato all’incirca nel solito periodo storico). Un mondo a cui siamo introdotti attraverso gli occhi di Blackthorne, che vi si approccia con la spocchia propria degli occidentali, soprattutto di quelli provenienti da una potenza coloniale quale la Gran Bretagna (“questi sono dei barbari”). Un sentimento di superiorità e di sdegno ricambiato anche dai nativi, causando non poche incomprensioni e violenti scontri tra le due parti.

Un’immagine di Shōgun. © 2023, FX. All Rights Reserved.

Un ponte tra due mondi

Ponte tra i due mondi è la bellissima Mariko (Anna Sawai, recentemente vista anche in Monarch: Legacy of Monsters), nobildonna convertitasi al cattolicesimo (la religione è uno dei più potenti strumenti di colonizzazione culturale usati dai portoghesi) e interprete del nostro protagonista, con cui comunica in portoghese (reso, comunque, nella finzione filmica con l’inglese. Era improponibile chiedere allo spettatore americano, dopo i lunghi minuti esclusivamente parlati in giapponese di Shōgun, di sorbirsi altri momenti in lingua straniera). Un personaggio letteralmente diviso a metà (con “più di un cuore”, come si troverà lei stessa ad affermare), scisso tra la lealtà verso il proprio signore Toranaga e quella riservata alla sua fede religiosa. Una divisione riflessa anche a livello sentimentale, dove il già difficile matrimonio con il samurai Buntaro (Shinnosuke Abe) verrà messo alla prova dall’inevitabile amore per il rude, ma affascinante, straniero.

Shōgun riesce a trasportarci efficacemente in questa terra incognita, dove il senso del pericolo, quasi costante, si mescola al fascino della scoperta. La scoperta di un mondo con una scala di valori, almeno all’inizio, quasi totalmente incomprensibili sia per il protagonista, con cui siamo portati a condividere il punto di vista, che per noi. Una società secolare che poggia le sue basi sull’onore e su rigidi rituali, spesso più importanti della stessa vita umana (l’episodio del giardiniere Uejiro e del fagiano). Singole vite pronte ad essere sacrificate per un bene più grande, che sia il proprio signore o semplicemente la collettività, in un paese costantemente sconquassato da instabilità politiche e catastrofi naturali (terremoti, tsunami).

Shōgun è una miniserie capace di coinvolgere con il suo intricato sistema di alleanze e complotti – gli estimatori di show come Game of Thrones e House of the Dragon apprezzeranno – e di fare affezionare non solo ai suoi protagonisti (menzione speciale per lo Yabushige di Tadanobu Asano), ma anche ai tanti e ben caratterizzati personaggi di contorno (il navigatore spagnolo Vasco Rodrigues di Néstor Carbonell).

Guarda il trailer ufficiale di Shōgun

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Dopo il prestigioso adattamento televisivo del 1980, il romanzo storico di James Clavell torna sul piccolo schermo con una coinvolgente miniserie in dieci puntate. Shōgun riesce a trasportaci in un Giappone seicentesco misterioso e affascinante, un paese irto di insidie e sconquassato dall'instabilità politica. Una lotta per il potere, tra intrighi di palazzo e giochi di alleanze, che ricorda a tratti serie come Game of Thrones e House of the Dragon. Una produzione di altissimo livello, pronta ad appassionare il pubblico facendolo affezionare ai suoi personaggi ben caratterizzati.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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