Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia – sì, il suo vero nome sembra sempre uno pseudonimo -, è senza alcun dubbio una delle menti comiche più interessanti e creative degli ultimi vent’anni, almeno per quanto concerne la scena del nostro paese.
Salito alla ribalta grazie alla sua collaborazione con la Gialappa’s Band, nei vari contenitori della serie Mai dire…, Capatonda ha dimostrato da subito la propensione per una comicità sopra le righe e dalle derive surreali, con anche il vezzo del citazionismo cinefilo. Celebri i suoi spassosi falsi trailer, come La febbra e Mani in alto, dove viene parodiato lo stile dell’adrenalinico montaggio di certi thriller hollywoodiani, ironizzando sulla loro atmosfera forzatamente criptica e misteriosa, piena di promesse di twist inaspettati (uno dei bersagli prediletti era il lavoro del regista M. Night Shyamalan, per gli amici “SHAMALAYA!”, all’epoca sulla cresta dell’onda).
Uno sfaccettato percorso artistico
Oltre ai mitici trailer, la fantasia di Capatonda ha partorito personaggi memorabili, maschere demenziali del livello di Padre Maronno e del cantante Mariottide, sempre interpretati da lui e dalla sua crew (una corte dei miracoli composta da volti come Herbert Ballerina e Rupert Sciamenna). Ma il comico abruzzese ha saputo anche prendere in giro e riflettere su alcuni vizi del Bel Paese, approdando al cinema con film come Italiano medio e Omicidio all’italiana. Nello sfaccettato percorso artistico di Maccio, non poteva mancare la serialità televisiva, sia con produzioni in cui una cornice narrativa viene intervallata dai soliti brillanti sketch (Mario), che con opere più particolari e gustosamente cinefile (The Generi).
E proprio al piccolo schermo sta per fare il suo ritorno Maccio Capatonda con la serie Sconfort Zone, disponibile in streaming su Prime Video a partire dal 20 marzo. Sei episodi diretti assieme ad Alessio Dogana (Il migliore dei mondi) e scritti con Valerio Desirò (Il complottista), Alessandro Bosi (Anni da cane), Mary Stella Brugiati (Il Santone – #lepiùbellefrasidioscio) e il fido Danilo Carlani (i succitati Mario e Italiano medio).

La trama di Sconfort Zone
Maccio Capatonda, in Sconfort Zone, interpreta una versione caricaturale di se stesso. Il nostro Maccio è un autore ormai in crisi, che non ha idea di come consegnare in tempo la sceneggiatura per la sua prossima serie. Se dovesse non rispettare gli impegni del contratto firmato con il produttore, il comico dovrà pagare una ragguardevole penale di 500.000€. Sotto pressione e in cerca di ispirazione, l’artista decide di affidarsi ai metodi poco ortodossi dello stravagante psicologo Arnaldo Braggadocio (Giorgio Montanini).
Maccio si ritroverà a dover affrontare alcune prove alquanto bizzarre per ritrovare la sua vena creativa, come vivere per una settimana nei panni di un malato terminale o lasciare gestire da qualcun altro le sue decisioni quotidiane e professionali. Un percorso arduo che creerà non pochi problemi e tensioni con tutte le persone a lui vicine, compresa la sua compagna di vita (Francesca Inaudi).
Un’autoanalisi seriale
Abbiamo fatto riferimento in precedenza alla spiccata cinefilia del lavoro di Capatonda; ebbene, l’idea alla base di Sconfort Zone, come molti di voi avranno già intuito dalla sinossi, è di derivazione proprio cinematografica. Un’origine nobile, che risale al capolavoro meta-cinematografico per eccellenza: 8½ di Federico Fellini. Un’opera di autoanalisi dell’autore su se stesso, colto da un momento di profonda crisi creativa, che si trasforma presto in una riflessione più ampia sulla propria persona, dai risvolti esistenziali.
Un altro esempio eccellente di questo tipo di cinema è sicuramente All That Jazz – Lo spettacolo comincia di Bob Fosse, sorta di versione in salsa Broadway del film di Fellini. Ma la serie di Capotonda è sicuramente dedita a un’ironia più scanzonata, dove si guarda anche a tanto cinema popolare, come Yes Man con Jim Carrey e Ritorno al futuro di Robert Zemeckis, quest’ultimo chiamato direttamente in causa.

Il mondo dello spettacolo alla berlina
Sconfort Zone si diverte anche a mettere alla berlina il mondo dello spettacolo italiano, parodiando trasmissioni televisive di successo come Ballando con le stelle, dove Milly Carlucci è sostituita dalla presentatrice fittizia Jessica Millucci. Occasione anche per portare avanti una riflessione sulla celebrità nella nostra società contemporanea, dove il giudizio dei social è imperante e l’odio degli hater può trasformarsi anche in qualcosa di spaventosamente reale.
Presenti diversi camei di celebrità nel ruolo di se stesse, come l’ex ragazza di Non è la Rai Ilaria Galassi, cotta giovanile del nostro eroe. Divertenti anche alcuni siparietti, al limite del morettiano, con protagonisti Gianluca Fru, Valerio Lundini e Edoardo Ferrario (quest’ultimo recentemente visto in Hanno ucciso l’Uomo Ragno), colleghi sempre presenti alla spa frequentata da Maccio e con cui spesso il comico si trova a condividere le proprie preoccupazioni e disgrazie.
Una serie diversa, anche se non del tutto riuscita
Ma Sconfort Zone rappresenta anche il tentativo di Capatonda di realizzare, per la prima volta, una serie che tocca anche toni un pochino più drammatici del solito, dove la comicità demenziale è stemperata da uno stile generalmente più realistico. Una narrazione in cui entrano in gioco anche elementi autobiografici e dove i classici personaggi del comico sono quasi del tutto assenti, se togliamo qualche brevissima comparsata.
Lo stile registico, con macchina a mano traballante, così come la fotografia ricordano a tratti più il mondo del thriller che quello della nostra commedia. Un contesto dove trovano spazio anche piccole citazioni prese proprio da pellicole del suddetto genere, con un colpo di scena che, questa volta, guarda più a Sciarada di Stanley Donen che a Shyamalan.
Sconfort Zone forse non riesce a dosare adeguatamente tutti questi elementi, e il risultato spesso è discontinuo, ma di sicuro non si può che apprezzare la volontà dell’autore e interprete di provare a realizzare qualcosa di leggermente diverso.


