domenica, Luglio 3, 2022
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Scissione, recensione della serie diretta e prodotta da Ben Stiller

La recensione di Scissione, la nuova serie sci-fi thriller diretta e prodotta da Ben Stiller. Disponibile su Apple TV+ dal 18 febbraio.

Ben Stiller è principalmente noto come interprete comico, protagonista di pellicole di successo come Ti presento i miei, con annessi sequel, e Tutti pazzi per Mary. Molti non sanno che Stiller ha affiancato a questa carriera attoriale quella di regista, dove non solo ha diretto i due film comico-demenziali di Zoolander, ma anche opere dalla natura più atipica. La sfortunata black comedy Il rompiscatole, la miniserie thriller-drammatica Escape at Dannemora e la commedia avventuroso-fantastica I sogni segreti di Walter Mitty, tutte sorprendenti anomalie della sua filmografia.

Quest’ultimo film nello specifico è la storia di un’evasione – prima attraverso la fantasia, poi letterale – di un archivista della rivista Life dal grigiore e dalla monotonia della vita d’ufficio. Una tematica che Stiller riprende – toccando generi e toni completamente diversi – in Scissione: una serie tv di nove episodi, disponibile su Apple TV+ dal 18 febbraio (dopo l’uscita delle prime due puntante, le altre seguiranno una scadenza settimanale).

Ben Stiller, dietro la macchina da presa in sei dei nove episodi, ricopre inoltre il ruolo di produttore esecutivo della serie. Le restanti puntate sono dirette dall’irlandese Aoife McArdle, già regista di alcuni episodi di Brave New World – ispirata al classico della letteratura fantascientifica “Il mondo nuovo” – e principalmente attiva nel mondo della pubblicità e dei videoclip (ha collaborato con artisti del calibro di Coldplay e U2). Scissione è stata creata dall’esordiente Dan Erickson, accreditato anche come sceneggiatore in tre degli episodi (i primi due e il finale di stagione).

Come potremmo definire Scissione? La serie tocca diversi generi, principalmente il thriller e la fantascienza, prediligendo toni drammatici e grotteschi. La trama gira intorno a Mark (Adam Scott), impiegato che lavora per la Lumon Industries, misteriosa azienda di cui non si sa precisamente di cosa si occupi. Ogni reparto svolge rigorosamente il suo compito, senza entrare in contatto con gli altri e senza avere il quadro generale delle operazioni. Sui dipendenti viene anche applicata la procedura della scissione: un intervento che permette, attraverso un chip impiantato nel cervello, la compartimentazione della memoria di un individuo. Gli impiegati della società conducono essenzialmente due vite separate, con due personalità ben distinte: una immemore di cosa accada al lavoro, l’altra che non ha ricordi della vita condotta all’esterno dell’edificio aziendale, nemmeno del proprio passato.

Un incipit con protagonista una spaesata Helly (Britt Lower), nuova collega di Mark, ci introduce immediatamente nell’ansiogeno mondo di Scissione. Interni asettici, composti da spazi essenziali dove domina il bianco – si guarda, in parte, al look del distopico L’uomo che fuggì dal futuro -, con una regia che predilige stranianti composizioni simmetriche. Campi lunghi dove la figura umana si perde, soffocata dagli elementi architettonici (il pensiero va a Il conformista di Bernardo Bertolucci). Inquadrature dall’alto osservano i minuscoli impiegati aggirarsi nel “labirinto aziendale”, cavie umane di un agghiacciante esperimento sociale. Stiller e McArdle si avvalgono di tutti i trucchi del mestiere per creare un senso di oppressione costante, in un incubo lavorativo a metà strada tra la distopia burocratica di Brazil e l’assurdo ufficio della LesterCorp di Essere John Malkovich.

Una prigione asfissiante da cui i nostri – o almeno una delle loro personalità – vorrebbero fuggire, un’evasione più drammatica di quella del succitato Walter Mitty. Ma Scissione riflette anche sui temi della memoria e della realtà, come solo alcune delle migliori storie di Philip K. Dick hanno saputo fare ( il racconto “Ricordiamo per voi”, da cui Paul Verhoeven ha tratto il film Atto di forza). La personalità lavorativa dei nostri protagonisti è come se fosse un individuo a parte; una persona che conosce solo quell’ufficio e quegli spogli corridoi, che non ha mai visto l’esterno con i propri occhi. Un prigioniero all’oscuro della realtà del mondo, una sorta di Thomas Anderson/Neo di Matrix (la serie ricorda, in diversi aspetti, la pellicola delle sorelle Wachowski).

Una produzione di altissimo livello, che si avvale anche di un cast di contorno di tutto rispetto (Patricia Arquette, nell’inquietante ruolo della dirigente Peggy; i colleghi John Turturro e Christopher Walken, coinvolti in una dolcissima storia d’amore omosessuale).
Scissione sorprende sia per scrittura che per messa in scena, un’eccellente commistione di elementi sci-fi e thriller. Una serie tv che saprà sicuramente intrigare ed appassionare larga parte del pubblico, soprattutto gli amanti di certa fantascienza distopica e complottista.

Guarda il trailer ufficiale di Scissione

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Scissione è una serie tv imperdibile per tutti i fan di certa fantascienza distopica e complottista, da L'uomo che fuggì dal futuro a Matrix. L'ottima regia di Ben Stiller e Aoife McArdle riesce efficacemente a sottolineare il continuo senso di oppressione della storia. Un'opera sci-fi thriller che saprà appassionare larga parte del pubblico, valorizzata anche da un ottimo cast.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Scissione, recensione della serie diretta e prodotta da Ben StillerScissione è una serie tv imperdibile per tutti i fan di certa fantascienza distopica e complottista, da L'uomo che fuggì dal futuro a Matrix. L'ottima regia di Ben Stiller e Aoife McArdle riesce efficacemente a sottolineare il continuo senso di oppressione della storia. Un'opera sci-fi thriller che saprà appassionare larga parte del pubblico, valorizzata anche da un ottimo cast.