Il personaggio di Michael Scott della celebre The Office è indubbiamente una delle figure più popolari della serialità comedy contemporanea, entrato prepotentemente nell’immaginario pop, come testimoniato anche dagli innumerevoli meme in giro per i social che lo vedono come protagonista. Un bambinone poco cresciuto, pieno di aspirazioni e desideri irrealizzabili, con la propensione per cacciarsi nelle situazioni fantozzianamente più imbarazzanti.
Michael Scott al college
L’attore Steve Carell porta il suo personaggio più celebre, o per meglio dire una sua versione meno cartoonesca e caricata, al college nella serie comedy Rooster, disponibile in streaming a partire dal 9 marzo, a cadenza settimanale, su HBO Max. Opera seriale per cui il famoso interprete, anche produttore esecutivo, ha unito le sue forze con Bill Lawrence, mente dietro show come Scrubs – Medici ai primi ferri e Ted Lasso, qui affiancato da Matt Tarses, con cui aveva già collaborato in Scrubs e nella più recente Bad Monkey.
Come il nostro amato Michael, Greg Russo (Carell), infatti, è un uomo immaturo e con l’incredibile capacità di ficcarsi nei guai, ma anche un autore di bestseller. Naturalmente di quei romanzetti escapistici che riscuotono un grande successo negli aeroporti e nelle stazioni di servizio. Protagonista della sua serie di libri è Rooster, un duro che sa menare le mani e che non deve chiedere mai, sorta di versione infantilmente idealizzata dello stesso scrittore.
Greg vorrebbe riallacciare i rapporti con la figlia Katie (l’attrice britannica Charly Clive, qui al suo primo ruolo in una produzione americana), docente universitaria che non se la sta passando benissimo, visto che il marito Archie (Phil Dunster), anche lui insegnante, l’ha tradita con una sua studentessa (Lauren Tsai). Proprio per stare vicino a Katie, Greg accetta di tenere un corso presso il suo college. Ma la presenza dell’invadente padre si rivelerà d’aiuto o solamente un ulteriore problema?

Scrittura brillante e interpreti al massimo della forma
Scrittura brillante e interpreti al massimo della forma (oltre ai sopraccitati, troviamo anche John C. McGinley in una sorta di versione più amichevole del suo dr. Cox), questa la ricetta alla base di Rooster. Una comedy che, come altre produzioni firmate Bill Lawrence (Shrinking), si porta dietro anche una sotterranea sensazione di malinconia e solitudine. Dietro la sua spensieratezza, infatti, Greg è un uomo fondamentalmente solo, ancora segnato nel profondo dal tradimento e dall’abbandono dell’ex moglie.
Un personaggio che, un po’ come il J.D. di Scrubs con i suoi voli di fantasia, trova rifugio nel mondo della sua immaginazione. Le sue aspirazioni, infatti, si manifestano nell’universo narrativo delle opere da lui create, con al centro una versione di sé che può permettersi di fare tutto quello che a lui non riesce, appunto il Rooster del titolo. Un tema che qui però, rispetto ai precedenti lavori di Lawrence, viene presentato in modo più sobrio, meno sopra alle righe dei toni surreali di serie come la più volte citata Scrubs.
Scelta che si riflette anche nello stile di regia optato da Rooster, asciutto e dalla fotografia dai toni desaturati. Più che dalle parti della sitcom alla Scrubs, siamo da quelle di certa comedy da prestige tv (naturale, visto che stiamo parlando di una produzione targata HBO). Una serie dove l’effetto comico non viene creato attraverso elaborati artifici (running gag, siparietti dalle derive oniriche), ma semplicemente affidandosi alla qualità della scrittura e alla bravura degli attori.
Una produzione gustosa
Rooster non rivoluzionerà il mondo della comedy televisiva, ma è sicuramente un prodotto gustoso. Una serie dove ritrovare un personaggio, come sopraccennato, vicino al mitico Michael Scott di The Office (come il celebre direttore regionale della Dunder Mifflin con i suoi sottoposti, Greg si rapporta con gli studenti più come un amico che come un docente, facendosi chiamare per nome e lasciandosi coinvolgere in attività non proprio consone al suo ruolo). Consigliato a tutti i fan sia di Steve Carell che di Bill Lawrence.
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