Se pensiamo alla cosiddetta American Way of Life, ci viene in mente una società dove le libertà individuali sono considerate più importanti di ogni altra cosa. Aspetto che è stato probabilmente esasperato dalla propaganda del periodo della Guerra fredda, in contrapposizione ai pericoli dell’omologazione portata dal comunismo. Una paura che ha toccato anche il mondo del cinema, sia in modo concretamente drammatico, con la famigerata caccia alle streghe portata avanti dal senatore McCarthy, che nei contenuti di certi film dell’epoca.
Ultracorpi moderni
Come quasi sempre, a dimostrarsi più permeabili al sentimento del tempo sono state certe produzioni di genere. Impossibile non annoverare fra gli esempi più eclatanti di questa tendenza L’invasione degli ultracorpi, classico della fantascienza diretto dal grandissimo Don Siegel, definito da Martin Scorsese come “il più grande regista di b-movie di tutti i tempi”. Nel film, gli abitanti di una piccola cittadina californiana vengono piano piano sostituiti da loro copie aliene, tutte perfettamente coordinate da un’unica intelligenza collettiva. Una metafora semplice quanto efficace, pronta per essere ripresa e riempita di nuovi significati inerenti al nostro presente.
Si basa proprio su una trovata simile Pluribus, serie disponibile in streaming su Apple TV a partire dal 7 novembre, data di rilascio dei primi due episodi. Le restanti sette puntate di questa prima stagione, per un totale di nove, seguiranno la formula dell’uscita settimanale. Una produzione seriale che rappresenta la nuova fatica di Vince Gilligan, pluripremiato autore di Breaking Bad e Better Call Saul, che per l’occasione rispolvera l’esperienza avuta con il genere fantascientifico su serie come X-Files (lo sceneggiatore, infatti, ha firmato ben 30 episodi dell’iconico show creato da Chris Carter).
E le figure al centro del prologo di Pluribus ricordano da vicino proprio alcuni personaggi secondari di X-Files: i mitici “Pistoleri Solitari” (in originale, The Lone Gunmen), in seguito protagonisti del loro personale spin-off che lo stesso Gilligan ha contribuito a creare. Veniamo, infatti, introdotti ad un gruppo di astronomi e ricercatori, chiamati a decifrare un misterioso messaggio radio proveniente dalle stelle, che assomigliano incredibilmente al terzetto di weirdos amici di Mulder, hacker con la fissazione per le teorie del complotto più disparate.

Di cosa parla Pluribus
Il contenuto del messaggio è una strana sequenza di RNA che gli scienziati, col tempo, riescono a replicare in laboratorio. Il risultato è un virus alieno che sfugge presto al controllo delle autorità, propagandosi per tutto il mondo. Il virus, diffondendosi, crea come un collante fra le menti di tutti gli esseri umani del globo, annullandone completamente la personalità. Ormai la Terra è abitata quasi esclusivamente da persone connesse tra loro da un’unica intelligenza collettiva, fatto che pone per sempre fine a qualsiasi stupida incomprensione e conflitto.
Solo tredici individui in tutto il pianeta rimangono immuni agli effetti del virus, venendo comunque trattati con tutti i riguardi dalla parte di popolazione che è stata assimilata. Proprio fra questi “sopravvissuti” vi è la scrittrice di romanzetti rosa di Albuquerque Carol Sturka (Rhea Seehorn, come sempre ottima), probabilmente la meno entusiasta di questo nuovo status quo di pace e amore fraterno. Due domande iniziano a tormentare la donna: c’è un modo per tornare indietro? E se anche fosse, ne varrebbe davvero la pena?
Una metafora camaleontica
Pluribus riprende il concetto della mente alveare al comando de L’invasione degli ultracorpi, ma questa volta lo spauracchio non è di certo l’ideologia comunista. Anzi, la nuova creatura di Gilligan, che qui spinge l’acceleratore sui toni della satira, presenta una metafora camaleontica, ottima per riflettere su diverse tematiche oggi particolarmente sentite. Riflessioni, oltretutto, che non prendono posizioni, evitando di parteggiare apertamente per una delle filosofie di vita contrapposte. Pluribus è, essenzialmente, lo specchio di un’America sempre più divisa e frammentata, non più così sicura della superiorità del cosiddetto American Dream.
Dietro le facce sorridenti della nuova umanità interconnessa, che ha sposato non solo la nonviolenza, ma anche il vegetarianesimo e la lotta agli sprechi energetici, si nascondono quelle di tanti giovani attivisti sbeffeggiati dall’uomo della strada, arroccato sulle sue posizioni conservatrici per paura del cambiamento. Gli alfieri del “politically correct” che cercano di non offendere nessuno, la cui estrema sensibilità ed empatia li porta a soffrire per ogni malignità vomitata dai loro cinici e violenti antagonisti (nella serie, le aggressioni verbali di Carol nei confronti dei membri della mente alveare causano a quest’ultimi un vero e proprio malessere fisico, come una sorta di blackout delle loro funzioni motorie).

Inquietudini della contemporaneità
Ma la realtà presentata in Pluribus può essere anche semplicemente interpretata come un’allegoria dell’eterna lotta fra l’individualismo più sfrenato, che spesso va a scapito dell’altro, e una mentalità più responsabile e sociale, dove il benessere comune viene prima di tutto, anche a costo di sacrifici. Una divisione che oggi è stata resa ancora più evidente dal periodo pandemico, dove molti, durante l’emergenza sanitaria, hanno accettato diverse limitazioni alla propria libertà individuale, a volte di dubbia efficacia, mentre altri se ne sono completamente infischiati minimizzando, o addirittura negando, la gravità della situazione.
Infine, impossibile non vedere dietro a queste persone in possesso di tutto lo scibile umano, pronte ad aiutare e rispondere a ogni richiesta animate da una gentilezza poco genuina, dettata dalla loro natura/programmazione, lo spettro dell’intelligenza artificiale. Gli infetti dal virus alieno sono il prossimo stadio dell’evoluzione, coscienze che agiscono perfettamente coordinate seguendo la pura razionalità. Sono migliori di noi in tutto, venuti a soppiantare noi obsoleti homo sapiens con i nostri sprechi insensati e difetti dettati dall’egoismo. Un po’ quello che farà l’IA, in tempi relativamente brevi, in molti mestieri ora svolti dall’uomo.
Una delle migliori serie dell’anno
Con Pluribus Vince Gilligan dimostra ancora una volta la sua abilità nella scrittura. Un autore in grado di partire da concetti semplici e diretti, spesso mutuati da classici della narrativa e del cinema, su cui sviluppare un complesso sistema di drammi umani e dilemmi morali. Capace anche di tratteggiare personaggi talvolta sgradevoli (Carol non intraprenderà la via del crimine come Walter White, facendo scelte moralmente inaccettabili, ma la sua testardaggine e attitudine battagliera non sono sicuramente sempre piacevoli), ma riuscendo comunque a farci empatizzare e fare il tifo per loro. Una delle migliori serie dell’anno.


