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Piedone – Uno sbirro a Napoli, recensione della serie Sky Original con Salvatore Esposito

Ispirati all'omonima saga di film con protagonista Bud Spencer, Piedone – Uno sbirro a Napoli è il nuovo poliziesco targato Sky Original in arrivo su Sky Cinema e NOW dal 2 dicembre.

Quando si apprende la notizia del ritorno al cinema o in televisione di una storia o di un personaggio che a suo modo ha contribuito a plasmare l’immaginario collettivo, la prima reazione è sempre a cavallo tra lo sgomento e l’inquietudine. Prendiamo ad esempio un attore iconico come Bud Spencer e, soprattutto, uno dei personaggi più amati della sua filmografia, ossia il commissario Rizzo, meglio conosciuto come “Piedone”: si tratta di due figure – una reale, l’altra fittizia – che riecheggiano ancora oggi nella nostra memoria, ricordate per aver avuto un impatto incredibilmente duraturo sulla cultura pop italiana e sulla produzione audiovisiva del nostro paese. Era inevitabile, quindi, che la notizia di una serie basata su quel personaggio e su quell’universo destasse più di una perplessità.

Negli ultimi anni, Sky ha dimostrato sempre più di non prendere mai sotto gamba le potenzialità delle sue produzioni italiane originali, cercando di offrire un intrattenimento sempre di qualità provando al contempo a soddisfare le esigenze di un pubblico estremamente variegato, diviso tra chi apprezza la confezione più autoriale di un’opera seriale (il recente Dostoevskij ma anche l’atteso M – Il figlio del secolo) e chi invece predilige il contenuto più leggero, divertente, capace di appassionare e coinvolgere attraverso un linguaggio più scanzonato, alla portata “di tutti” (si veda il grande successo riscosso da Hanno ucciso l’Uomo Ragno). In questo secondo filone di produzioni meno impegnate (ma altrettanto meritevoli di attenzione e fortuna) rientra sicuramente Piedone – Uno sbirro a Napoli.

Realizzata da Sky Studios in collaborazione con Wildside e Titanus, la serie con protagonista Salvatore Esposito (volto storico di Gomorra) nei panni dell’ispettore di polizia Vincenzo Palmieri attualizza proprio il personaggio e l’universo di Piedone – creati precisamente negli anni ’70 – per costruirci attorno della nuove storie fortemente radicate nella contemporaneità, in cui l’omaggio nostalgico al passato è solo un pretesto per dare vita ad una narrazione nuova, fresca e accattivante, evitando con sapienza il richiamo a certe suggestioni (soprattutto visive) ormai anacronistiche, che oggi sarebbe impensabile – e anche insensato – replicare.

La trama di Piedone – Uno sbirro a Napoli

Al centro di Piedone – Uno sbirro a Napoli troviamo Vincenzo Palmieri (Esposito), un ispettore di polizia nato e cresciuto per strada, proprio come il suo mentore, l’ispettore Rizzo (il mitico Piedone), da cui ha imparato tutto. Palmieri ha la fama di essere un ispettore indisciplinato e scorbutico che fatica a seguire le regole; al tempo stesso, però, è dotato anche di un grandissimo talento. A modo suo, Palmieri crede nella giustizia, ma è convinto che per ottenerla non basti la legge ufficiale. Molto diversa da lui è la commissaria Sonia Ascarelli (Silvia D’Amico), capa del distaccamento di polizia al porto di Napoli: una sbirra di carriera che, al contrario di Palmieri, crede invece nelle regole e nelle procedure. Insieme a loro indaga l’ispettore aggiunto Michele Noviello (Fabio Balsamo), che avrebbe voluto occuparsi di storia medievale, ma che è finito a lavorare in polizia.

Silvia D’Amico in Piedone – Uno sbirro a Napoli. Foto di Eduardo Castaldo

Mescolare nostalgia e modernità

Traghettare un cult come Piedone nell’era moderna, adattandolo al linguaggio, all’estetica e anche al potenziale della serialità non era sicuramente un’impresa facile. La serie prende le mosse dall’eredità degli indimenticabili film con Bud Spencer, ma riesce a ritagliarsi un’identità forte ed originale fin da subito, mescolando nostalgia e modernità in un contesto narrativo vibrante, multiforme e soprattutto credibile, in cui si muovono personaggi originali e profondamente umani, offrendo al contempo una rappresentazione di Napoli lontana da qualsiasi stereotipo volgare e patinato.

La squadra coadiuvata da Peppe Fiore – che scrive la serie insieme a Laura Grimaldi, Paolo Piccirillo e Jacopo Sonnino (al soggetto hanno contribuito anche lo stesso Esposito e Giuseppe Pedersoli, figlio di Bud Spencer) – supera la prova del confronto con l’originale a pieni voti, costruendo una serie – 4 episodi, a tutti gli effetti dei veri e propri film (considerata anche la durata, circa 90 minuti ciascuno) – che riesce a bilanciare con grande maestria il  racconto della storia singola del protagonista Vincenzo Palmieri (una storia di ricerca della giustizia a tutti i costi ma anche di ricerca ossessiva della vendetta) e quello dei vari episodi di cronaca al centro dei casi affrontati dall’ispettore e dalla sua squadra (dalla malasanità alla prostituzione giovanile, passando per la diffusione delle droghe sintetiche).

Dal canto suo la regia di Alessio Maria Federici (veterano delle produzioni Sky, già dietro Non ci resta che il crimine – La serie e (Im)perfetti criminali) sfrutta tutti gli stilemi classici del giallo procedurale contaminato dallo spirito della commedia all’italiana e dall’action, donando al racconto un ritmo dinamico e coinvolgente. In alcuni frangenti, la messa in scena prova a richiamare alla memoria i film originali, ma la strada percorsa è comunque quella dell’esplorazione di nuovi territori e della ricerca di un linguaggio personale, nella piena convinzione che replicare determinati elementi tipici della saga originale e soprattutto di quel tipo di cinema – figlio esclusivo degli anni ’70 – sarebbe risultato soltanto inefficace e stridente.

Salvatore Esposito e Fabio Balsamo in Piedone – Uno sbirro a Napoli. Foto di Eduardo Castaldo

Una profondità emotiva più marcata

L’aspetto più riuscito di questo nuovo Piedone è quello di riuscire a tessere, grazie ad una scrittura precisa  e dilatata, una narrazione che alterna momenti di pura azione e divertimento ad altri di maggiore riflessione sulla complessità della vita in una città tanto affascinante quanto difficile come quella di Napoli. La città stessa non è solo un mero sfondo alle vicende, ma un vero e proprio personaggio all’interno di un racconto composito in cui trova spazio anche l’esplorazione del legame profondo tra un uomo e le sue origini.

Il Piedone di Salvatore Esposito non è una semplice imitazione dell’originale, ma una reinterpretazione che riesce a coniugare la fisicità del personaggio scolpito nella memoria con una profondità emotiva molto più marcata. Il suo Vincenzo Palmieri, che eredita dal commissario Rizzo di Bud Spencer i modi, è attraversato da una sorta di “malinconia blues” tutta partenopea che inevitabilmente lo trasforma in uno specchio riflesso delle tante sfumature dello splendido e contraddittorio microcosmo in cui si muove.

Piedone – Uno sbirro a Napoli è una serie che, sorprendentemente, trova il modo giusto per riuscire a parlare a diverse generazioni: ai fan nostalgici dei film originali che apprezzeranno il modo in cui la figura di Piedone viene rievocata, ma anche ad un pubblico nuovo che apprezzerà sicuramente il mix di azione, umorismo e tematiche attuali. La visione della serie coinvolge e il suo protagonista è in grado di aggiungere una nuova profondità al di là dell’eredità da onorare e del passato da celebrare, esercizio pericoloso da cui l’intera operazione riesce a prendere le giuste distanze, senza restarne mai intrappolata.

Guarda il trailer di Piedone – Uno sbirro a Napoli

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Piedone - Uno sbirro a Napoli prende le mosse dall'eredità degli indimenticabili film con Bud Spencer, ma riesce a ritagliarsi un'identità originale fin da subito, mescolando nostalgia e modernità in un contesto narrativo vibrante, multiforme e soprattutto credibile. La serie offre una visione coinvolgente e un protagonista in grado di aggiungere una nuova profondità al di là dell'eredità da onorare e del passato da celebrare, esercizio pericoloso da cui l'intera operazione riesce a prendere le giuste distanze, senza restarne mai intrappolata.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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