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Piccoli Brividi, recensione della serie Disney+ ispirata ai libri di R.L. Stine

La recensione di Piccoli Brividi, la nuova serie horror comedy tratta dall'omonima collana di libri per ragazzi di R.L. Stine. Dal 13 ottobre disponibile su Disney+.

Stiamo entrando in quella che oltreoceano viene chiamata “spooky season”, ovvero il periodo legato alla festività di Halloween, con streghe e vampiri pronti ad invadere ogni aspetto della nostra quotidianità, sotto forma di elaborate decorazioni o di speciali televisivi a tema.

Ottobre è sicuramente il mese dell’anno che più di tutti si potrebbe definire nel segno dell’horror, durante il quale anche i vari servizi di streaming sono intenti a rimpinguare i propri cataloghi di contenuti da brivido (potete trovare su Prime Video diversi titoli della Midnight Factory, tra cui il simpatico X – A Sexy Horror Story, e su Netflix la nuova miniserie di Mike Flanagan, La caduta della casa degli Usher).

Non è da meno Disney+ con la sua nuova serie tv ispirata a Piccoli Brividi, disponibile sulla piattaforma a partire dal 13 ottobre. Sviluppata da Rob Letterman (Pokémon: Detective Pikachu) e Nicholas Stoller (Dora e la città perduta), la serie è basata sull’omonima collana di libri per ragazzi scritta da R. L. Stine, responsabile di aver introdotto tanti giovanissimi ad alcuni classici archetipi dell’horror (case infestate, licantropi, pupazzi parlanti, ecc.). Un successo letterario che aveva già generato il fedele show antologico degli anni ’90, da noi trasmesso su Italia 1, e due recenti pellicole, più vicine ai toni avventurosi di Jumanji.

Una trama orizzontale ad ampio respiro 

Questa nuova incarnazione di Piccoli Brividi, pensata principalmente per un pubblico in età preadolescenziale, prende diversi elementi dei libri, come alcune delle spaventose creature, inserendole in una trama orizzontale ad ampio respiro. La vicenda gira intorno alla misteriosa morte di Harold Biddle (Ben Cockell, una sorta di versione “grungettona” di Timothy Chalamet, con camicia di flanella d’ordinanza), ragazzo deceduto in un incendio nell’ormai lontano 1993.

Un salto nel presente ci porta ad una festa di Halloween organizzata proprio a casa del defunto, dove cinque ragazzi (lo sportivo Isaiah/Zack Morris, la secchiona Margot/Isa Briones, l’insicuro James/Miles Mckenna, l’invisibile Isabella/Ana Yi Puig e lo spericolato Lucas/Will Price) risvegliano inavvertitamente pericolose forze sovrannaturali, che sembrerebbero oltretutto collegate al passato dei loro genitori.

Nel grigio e piovoso contesto della provincia americana del nord-ovest, con sottofondo di Soundgarden e Nine Inch Nails, i dieci episodi di Piccoli Brividi mettono in scena un’avventura dalle tenui tinte orrorifiche, adatta anche ai più giovani (in patria, ha ottenuto di rating un blando PG). Infatti, trovano spazio anche momenti prettamente comedy, dove Justin Long (visto di recente nell’interessante Barbarian), nel ruolo dell’impacciatissimo prof. Bratt, può giocare a fare il posseduto in lotta con il suo stesso corpo, memore delle gag slapstick del Bruce Campbell di pellicole come La casa 2 e L’armata delle tenebre.

Un canovaccio horror con innesti di nostalgia anni ’90

Una trama che contrappunta un classico canovaccio dell’horror – una forza dall’aldilà che torna a reclamare vendetta nei confronti dei figli dei suoi carnefici, un po’ come succedeva in Nightmare – Dal profondo della notte – con innesti di nostalgia anni ’90, periodo d’uscita e di massima popolarità dell’originale serie di libri (non solo la musica del periodo, come sopra accennato, ma anche flashback ambientati in quell’epoca, dove vengono citati fenomeni di costume come X-Files).

Sul fronte dei “brividi”, lo show è davvero all’acqua di rose, anche per un prodotto rivolto ad un pubblico così giovane, tanto da perdere il confronto con l’originale serie tv antologica del 1995 (pensata per i bambini, ma capace comunque di regalare qualche piccolo momento inquietante). Non aiutano i suoi poco memorabili protagonisti teenager, a cui è difficile affezionarsi, come invece succedeva con gli altrettanto giovani personaggi di The Midnight Club.

Piccoli Brividi non è una brutta serie; saprà sicuramente donare al suo pubblico di riferimento qualche ora di onesto intrattenimento, ma purtroppo in diversi momenti, soprattutto agli occhi di uno spettatore più navigato, potrebbe risultare un po’ troppo insipida e inoffensiva. Consigliata per un pigiama party tra amici delle medie durante la notte di Halloween.

Guarda il trailer ufficiale di Piccoli Brividi 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Piccoli Brividi riporta sul piccolo schermo l'omonima collana di libri, scritta da R. L. Stine, in una nuova serie pensata per un pubblico preadolescenziale. Elementi e creature prese dai vari romanzi sono inserite in una trama orizzontale ad ampio respiro, dove accanto all'atmosfera orrorifica trovano spazio anche momenti comedy e un pizzico di nostalgia anni '90. Il risultato non è pessimo, ma spesso la serie si dimostra troppo blanda e inoffensiva anche per il suo pubblico di riferimento.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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