lunedì, Settembre 20, 2021
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Only Murders in the Building, recensione della serie con Steve Martin e Selena Gomez

La recensione di Only Murders in the Building, la serie con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez. Dal 31 agosto su Star all'interno di Disney+.

Un frizzante richiamo ad atmosfere alleniane ed hitchcockiane condito da interpreti di consolidata esperienza, ecco quello che offre Only Murders in the Building, serie pensata da Steve Martin e John Hoffman (Looking, Grace and Frankie) che vede protagonisti lo stesso Martin insieme a Martin Short e Selena Gomez. La serie si compone nella sua prima stagione di 8 episodi e sarà disponibile in streaming su Star, all’interno di Disney+, a partire dal 31 agosto.

Nel lussuoso residence L’Arconia dell’Upper East Side newyorkese si incontrano tre personaggi a prima vista improbabili da mettere insieme: Oliver (Martin Shot), vecchia gloria teatrale dal piglio fresco e malinconico, Charles (Steve Martin), vedette televisiva degli scorsi anni Novanta, e Mabel (Selena Gomez), giovane donna alle prese con i primi sconvolgimenti della vita adulta. Tuttavia i tre sono accomunati dall’interesse per i podcast a tema criminologico, passione che li porterà ben presto a “lavorare” insieme. Mescolate il tutto con una buona dose di personaggi non molto ben identificati che popolano l’Arconia e il delitto è pronto.

Only Murders in the Building riesce a presentarsi come un prodotto elegante, appassionante e ben scritto, facendo leva su un’impostazione classica e al contempo innovativa, grazie ai diversi registri che riesce a toccare. Infatti, tra incursioni nell’animazione e nel musical, la serie è in grado di diventare sempre più accattivante e capace di strizzare l’occhio anche allo spettatore meno propenso alla crime story.

La serie unisce quindi un gruppo di attori molto potente – Steve Martin e Martin Shot su tutti – con uno sviluppo narrativo pieno zeppo di colpi di scena che portano perfettamente a compimento il loro ruolo di trascinatori di pubblico. Da non dimenticare, per fans e non, anche Nathan Lane nei panni – forse per un simpatico contrappasso, si pensi a The Producers (2005) – di un impresario teatrale.

Ciò che fa la differenza in Only Murders in the Building è quella atmosfera di sospensione tra presente e passato, riferimenti al classico – vedi La finestra sul cortile del maestro Alfred Hitchcock – e moderni (anche se oramai diventato un classico a modo suo), quali le numerose atmosfere riferibili al cinema di Woody Allen in cui si snodano tutte le vicende.

Only Murders in the Building è quindi una serie ottima da poter seguire se si ha bisogno di una buona dose di cliffhanger, unita ad un gruppo di interpreti di alta qualità con dei momento che strizzano l’occhio al cinema classico ma anche ad un intrattenimento televisivo e dei tempi quasi teatrali. Una mistery comedy con i fiocchi per tutti coloro che cercano qualcosa di pregevole per i propri occhi.

Guarda il trailer ufficiale di Only Murders in the Building

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Only Murders in the Building riesce a presentarsi come un prodotto elegante, appassionante e ben scritto, facendo leva su un'impostazione classica e al contempo innovativa, grazie ai diversi registri che riesce a toccare.
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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