venerdì, Marzo 1, 2024
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Non ci resta che il crimine, recensione della serie Sky basata sulla trilogia cinematografica

La recensione di Non ci resta che il crimine, la serie tratta dall'omonima trilogia cinematografica di Massimiliano Bruno. Dal 1° dicembre su Sky e NOW.

L’idea di poter viaggiare nel tempo ha da sempre affascinato – e suggestionato – la pop culture: chi non ha mai desiderato, infatti, almeno una volta di poter tornare indietro per poter rivivere alcuni istanti, dei momenti, un’epoca diversa addirittura arrivando a cambiare gli eventi stessi, a rischio di compromettere il futuro? La settima arte è rimasta letteralmente stregata dagli studi fisici e dalle atmosfere suggerite da quest’ultimi, tanto da gettare le basi logiche di una vera e propria teoria con tanto di rigide regole che non devono essere mai trasgredite.

Prima di tutto: mai agire sul passato per non alterare il continuum spazio-temporale; non intromettersi negli eventi, evitare il famoso “paradosso del nonno” e un intero decalogo ben espresso da un film-manifesto come Ritorno al futuro, vero e proprio simbolo di un’intera generazione, opera di Robert Zemeckis che – nel corso di tre capitoli – ha saputo mescolare tra loro la fantascienza, la storia, la commedia e la cultura più pop e rappresentativa degli Stati Uniti. Sul fronte italiano l’operazione più coerente con le “linee guida” tracciate dalla trilogia e con lo spirito originale rimane, senza dubbio, la brillante operazione dietro Non ci resta che piangere, film cult con protagonisti due assi della comicità degli anni ’80 come Massimo Troisi e Roberto Benigni.

Massimiliano Bruno, a sua volta un comédien dei nostri tempi che ha dimostrato di sapere passare, con disinvoltura, dal teatro alla televisione fino al cinema e ricoprendo diversi ruoli (dall’autore al regista, senza dimenticare di “metterci la faccia” in qualità di attore), ha cercato di creare un’opera-ponte che collegasse il gusto del primo con la sensibilità drammaturgica, tutta italiana, del secondo dando vita ad un ibrido che debuttò nel 2019 riscuotendo un buon successo: stiamo parlando della commedia con venature sci-fi Non ci resta che il crimine.

Da quel momento è trascorso del tempo – con tanto di pandemia nel mezzo – e di film ne sono seguiti alti due, entrambi segnati da alterne fortune forse determinate dalla formula utilizzata: una volta consolidato il meccanismo del viaggio nel tempo “all’italiana”, la vena creativa del progetto si è esaurita progressivamente segnando un secondo capitolo stanco ma pronto a tirare le fila narrative di quanto seminato nel primo e un ultimo film che forse alzava troppo il tiro perdendosi nel dedalo delle propri citazioni, fino a crollare su se stesso come un castello di carte.

A riprendere in mano la situazione ci pensa il mezzo televisivo, che garantisce di plasmare in modo diverso due dimensioni cardine dello storytelling: lo spazio e il tempo, ampliandoli fino a sfruttarne tutto il potenziale inespresso nel (breve) arco narrativo sullo schermo d’argento. Con questa consapevolezza nasce il progetto di Non ci resta che il crimine – La serie, adattamento dell’omonima serie di film nati dalla creatività dello stesso Bruno (qui alla regia insieme ad Alessio Maria Federici) e con protagonista pressocché lo stesso cast dell’ultima avventura, che vedeva come attori principali Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Giampaolo Morelli e Bruno.

Accanto alla consolidata squadra trovano spazio i volti nuovi di Liliana Fiorelli e Maurizio Lastrico, che ritorna a collaborare con la stessa piattaforma del sorprendente Call My Agent – Italia, ovvero Sky, che trasmetterà in esclusiva i sei episodi della serie a partire dall’1 dicembre e in streaming solo su NOW.

Non ci resta che il crimine – La serie. Foto di Chiara Calabrò.

La commedia all’italiana per filtrare la nostra Storia

Moreno (Giallini), Giuseppe (Tognazzi) e Claudio (Morelli) si trovano di nuovo riuniti, stavolta per un’avventura nel cuore della Roma del 1970. Dopo aver scoperto di essere stato adottato, Giuseppe decide di cercare la madre biologica, incurante degli avvertimenti del loro amico e scienziato Gianfranco (Bruno): se si cambia il passato cambia anche il presente. L’uomo riesce così a incontrarla ad un happening a casa di Duccio Casati (Lastrico), un ricco borghese dalle idee progressiste che ha preso a cuore la causa dei ragazzi del movimento studentesco. Ma l’emozione che travolge Giuseppe nel ritrovare Linda gli fa commettere un grave errore: salvandola da un attentato, finisce per modificare il passato, e quindi anche il presente. Ora l’Italia di oggi è diventata una dittatura fascista, e bisognerà tornare di nuovo indietro per rimettere le cose a posto… a costo di infiltrarsi nelle maglie del Golpe Borghese!

Per apprezzare appieno il brillante divertissement dietro Non ci resta che il crimine c’è bisogno di andare oltre il primo episodio, brillante ma ancor troppo vincolato all’eredità cinematografica che lo precede: la narrazione, infatti, riparte proprio dalla fine del terzo episodio e un senso di stanchezza sembra già aleggiare sull’intero progetto, gravato inoltre dalla ricerca necessaria della battuta pronta dal sapore nazional popolare, come un figlio illegittimo – per il piccolo schermo – di uno dei tanti esperimenti della commedia all’italiana. Ma contro ogni pronostico, è a partire dal secondo che inizia a delinearsi la personalità di questo prodotto, che si dimostra una piacevole scoperta da sorseggiare lentamente, proprio come un gustoso cocktail. La miscellanea di generi e stili sembra essere il fil rouge che attraversa l’intero prodotto, strizzando un occhio al mainstream patinato – e pop(ular) – di Ritorno al futuro quanto alla fantascienza, senza però mai dimenticare la propria provenienza.

Ed ecco quindi che la commedia all’italiana, spesso un’arma a doppio taglio del nostro mercato audiovisivo, si trasforma qui in una risorsa preziosa, quasi una lente perfetta tramite la quale filtrare la nostra Storia: per attraversarla in ogni sua sfumatura – scavando nel cuore contraddittorio degli anni ’70 – c’è bisogno di un grimaldello e la risata, basata sul mix perfetto di ritmo e tempo alla base della battuta, è l’elemento determinante insieme alla costruzione dei caratteri. Entrambi si rivelano come la scelta perfetta, l’unico modo per riprendere il filo narrativo di un discorso che si era sfilacciato sul grande schermo ma che sul piccolo ritrova smalto e obiettivi. Perché in Non ci resta che il crimine ad essere importante non è la sottotrama crime che aveva segnato il successo dell’omonimo film: a trionfare è l’effetto nostalgia malinconico, la ricerca sentimentale – e struggente – di un modo per rievocare il passato, come negromanti alle prese col più potente degli incantesimi.

Non ci resta che il crimine – La serie. Foto di Chiara Calabrò.

Un atto d’amore, malinconico, verso la nostalgia

Così la ricostruzione di una Roma anni ’70 che, in un primo tempo, può sembrare fin troppo patinata e irreale, si trasforma rapidamente in “abitudine” e realtà agli occhi dello spettatore e lo stesso accade con i personaggi che la abitano, tra studenti impegnati nella lotta studentesca, operai in sciopero e nobili annoiati pronti a compiere un colpo di stato di stampo fascista.

Per parlare dell’Italia e degli italiani di ieri – ma anche di quelli di oggi – c’è bisogno di ripercorrere la Storia: una catena di eventi che hanno segnato le esistenze di ognuno, in prima persona o di riflesso, prendendo a campione forse il decennio più significativo per le vicende del Belpaese. Non ci resta che il crimine diventa così un atto d’amore, malinconico, verso la nostalgia e la capacità di ricordare il passato senza mai dimenticarlo, perché in fondo siamo sempre figli delle scelte compiute da noi stessi o dagli altri, e come insegna l’effetto farfalla… un evento può ripercuotersi altrove e sconfinare infine nella Teoria del Caos, generando un tornado involontario determinato solo da una questione di dettagli e frammenti.

Tra paradossi temporali, scene surreali, incontri “a spasso nel tempo” con grandi nomi della scena culturale degli anni ’70 e le prevedibili gag legate al viaggio direttamente dal futuro, Non ci resta che il crimine riesce a creare un intrattenimento mainstream dal sapore amarcord e goliardico, che sfrutta la Storia per parlare degli italiani, mettendoli di fronte ad uno specchio. E anche la distopia, che fa irruzione nel tappeto narrativo, è un altro modo per immaginare plausibili scenari distorti di una realtà verosimile ma dai contorni inquietanti, pronta ad instillare il germe della riflessione più profonda perfino dietro la fragorosa risata alla quale si abbandonano gli spettatori.

Guarda il trailer di Non ci resta che il crimine – La serie

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Non ci resta che il crimine è un atto d’amore, malinconico, verso la nostalgia e la capacità di ricordare il passato senza mai dimenticarlo, riuscendo a creare un intrattenimento mainstream dal sapore amarcord e goliardico, che sfrutta la Storia per parlare degli italiani, mettendoli di fronte ad uno specchio. E anche la distopia, che fa irruzione nel tappeto narrativo, è un altro modo per immaginare plausibili scenari distorti di una realtà verosimile ma dai contorni inquietanti, pronta ad instillare il germe della riflessione più profonda perfino dietro la fragorosa risata alla quale si abbandonano gli spettatori.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Non ci resta che il crimine è un atto d’amore, malinconico, verso la nostalgia e la capacità di ricordare il passato senza mai dimenticarlo, riuscendo a creare un intrattenimento mainstream dal sapore amarcord e goliardico, che sfrutta la Storia per parlare degli italiani, mettendoli di fronte ad uno specchio. E anche la distopia, che fa irruzione nel tappeto narrativo, è un altro modo per immaginare plausibili scenari distorti di una realtà verosimile ma dai contorni inquietanti, pronta ad instillare il germe della riflessione più profonda perfino dietro la fragorosa risata alla quale si abbandonano gli spettatori.Non ci resta che il crimine, recensione della serie Sky basata sulla trilogia cinematografica